Crimea: cerchiamo di capirci qualcosa

Non c’è medium che in questi giorni non rivolga l’attenzione alla calda situazione della Crimea, diventata ormai un caso geopolitico di portata internazionale ed ennesimo contrasto (non era finita la guerra fredda?) fra Stati Uniti e Russia. Cosa e dove è la Crimea? La Crimea è una piccola penisola poco più grande della Sicilia situata sul Mar Nero, abitata prevalentemente da popolazione di etnia russa (58,5%), ucraina (24, 4%) e da varie minoranze tra cui spicca quella tartara.La Crimea entra nella storia italiana quando Cavour, con un’abile mossa politica, decide per l’appunto di partecipare alla Guerra di Crimea per portare al tavolo dei “grandi” l’attenzione sulla questione della Nostra penisola.

Dominata a lungo durante il medioevo dai Tartari (discendenti dai mongoli e dai turchi, di religione musulmana), la regione viene conquistata e assoggettata al dominio russo nel 1784. La regione rimane sotto il controllo dello zar fino al 1921, quando viene formalmente istituita la Repubblica Socialista Sovietica di Crimea. Si apre qui un capitolo triste e vergognoso della storia umana, quello delle epurazioni e purghe staliniane per la cosiddetta “pulizia etnica”. Centinaia di migliaia di tartari vengono deportati e molti di loro vengono uccisi, portando di fatto la popolazione russa a rappresentare la maggioranza del paese. Alla morte di Stalin, il 19 febbraio 1954 viene trasferita dal leader sovietico Nikita Chruščёv, con poca lungimiranza politica, alla RSS Ucraina in segno di riconoscenza per commemorare il 300° anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia. All’indomani del collasso sovietico, nel 1991, la Crimea decide di rimanere una Repubblica Autonoma sotto il controllo dell’Ucraina.

Dopo questa digressione storica, necessaria per comprendere le vicende della popolazione locale, giungiamo ai giorni odierni. Nel febbraio 2014, il presidente ucraino Viktor Janukovyč fugge dal proprio paese spinto da pressioni popolari. La tensione russo-ucraina per la questione della Crimea si riaccende, il 27 febbraio 2014 un commando armato russo in tuta mimetica e senza distintivi di appartenenza prende il controllo delle sedi del governo e del parlamento locale, ammainando la bandiera ucraina per poi issare quella russa. Il parlamento crimeo si riunisce e vota all’unanimità l’annessione alla Federazione Russa, rimettendo la decisione ultima nelle mani del popolo tramite referendum. Quest’ultimo si svolge il 16 marzo 2014, e vede un’altissima percentuale di partecipanti che votano in stragrande maggioranza per l’entrata nella Federazione Russa.

Questo cambio nell’assetto geopolitico non piace però né in Europa né negli USA, dove Obama si dice pronto a dare il via a una serie di sanzioni nei confronti di Putin, che dal canto suo non sembra minimamente turbarsi per le minacce che giungono dall’Occidente. La votazione, sostiene il Presidente della Federazione Russa, si è svolta secondo regole democratiche, sotto il controllo degli osservatori delle Nazioni Unite. È anche vero, però, che nei giorni della votazione un contingente militare russo era presente sul territorio crimeo (fonti ucraine). A questo punto sorge la questione sulla legittimità, a livello di diritto internazionale, dell’esito di questo referendum. Può un popolo essere libero di autodeterminarsi e scegliere a che nazione appartenere? Se sì, a quali condizioni? Con quale diritto l’Unione Europea e gli Stati Uniti contestano una libera votazione avvenuta secondo regole democratiche? Sorge spontaneo il dubbio che ci siano dietro

degli interessi economici, legati per esempio alle forniture di gas, ma la questione credo si ponga un piano meramente geopolitico. Gli USA hanno paura che Putin stia cercando di riportare la Russia a un ruolo di primo piano come ai tempi della guerra fredda, ricostituendo una sorta di confederazione di stati fedeli a Mosca che possa rappresentare un’opposizione all’Europa e agli Stati Uniti. Se fosse veramente questo il piano di Putin, andrebbe osteggiato? E con quali strumenti, considerando che si corre il rischio di andare contro le volontà di popoli desiderosi di riunirsi alla madre patria? La questione è ancora aperta e senza dubbio nelle prossime settimane la tensione salirà ancora. Si fa sempre più evidente la necessità di una regolamentazione condivisa a livello internazionale su questi temi. Starà all’abilità dei Capi di Stato e delle organizzazioni internazionali risolvere la situazione in modo pacifico.

Annunci

Un pensiero su “Crimea: cerchiamo di capirci qualcosa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...