Sull’intervista a Grillo e altre considerazioni

Grillo ha dopo diverso tempo concesso un’intervista televisiva ad Enrico Mentana della durata di un’ora circa. I più maligni sostengono che si sia concesso allo scopo di pubblicizzare il ciclo di spettacoli a pagamento che sta facendo lungo tutta la penisola, Sicilia compresa. Il comico appare in TV molto più educato e pacato di quanto non appaia durante i suoi comizi-show. Guarda in camera solo un paio di volte, rivolgendosi direttamente ai telespettatori. Attacca giornali e telegiornali indistintamente ma grazia Mentana e il suo TG. Elude le domande sui proventi del blog e su Casaleggio, alimentando l’alone di mistero su questa figura. Parla delle vittorie del Movimento 5 Stelle e sa abilmente districarsi fra le insidiose domande sui fuoriusciti e le espulsioni di cui tanto si è parlato.

Usa a volte un’arma potente, che è quella di rispondere alla domanda con un’altra domanda, cercando di mettere in difficoltà un validissimo Mentana. È una tecnica antica, basata sull’assunto che “la migliore difesa è l’attacco” e incentrata sulla messa in evidenza di eventuali lacune nella preparazione del giornalista su alcuni temi cari a Grillo. Giocando sull’ignoranza dell’interlocutore, Grillo mina alla credibilità di chi gli sta di fronte e diventa automaticamente agli occhi del telespettatore colui che ha ragione. Trova inaspettatamente anche l’umiltà di ammettere alcuni suoi errori, come quando si trovò in disaccordo con la decisione dei suoi parlamentari di abolire il reato di clandestinità.

Grillo in sostanza non dice niente di nuovo e la quasi totalità di ciò che dice è assolutamente vero. La forza di Grillo sta proprio in questo: risulta davvero difficile essere in disaccordo con ciò che dice. Poco importa se i suoi discorsi non aggiungano nulla a quello che già sappiamo, l’unica cosa che conta è che Grillo, quando parla, dice sempre la verità. Nonostante spesso le sue argomentazioni, anche nell’intervista, tradiscano una conoscenza della materia appena sufficiente.

Questa intervista giova soprattutto all’immagine del Movimento, offuscata dalla storia delle espulsioni e dalle accuse di assenza di democrazia interna. È una questione che, a mio parere, ha allontanato una buona fetta di possibili elettori dal Movimento, i cosiddetti “indecisi”, ma che allo stesso tempo ha fidelizzato l’elettorato più estremista, cioè gli attivisti della prima ora che rappresentano lo zoccolo duro del Movimento. La fidelizzazione degli elettori è un concetto tradotto direttamente dal marketing, che fa della fidelizzazione dei propri clienti una delle tecniche più efficaci di vendita. Non dimentichiamoci che Gianroberto Casaleggio, il guru del Movimento, è prima di tutto un imprenditore, manager ed esperto di marketing.

Rimane però di fatto la diminuzione in termini assoluti del bacino elettorale grillino. Ed è proprio qui che si inserisce l’intervista di Beppe Grillo. Questa intervista è solo l’inizio di una strategia elettorale che mira a riconquistare quella parte di elettorato indecisa, che non ha un partito di riferimento e quindi si fa guidare dalla pancia più che dalla testa. E sappiamo già quanto Grillo sia bravo a parlare alla pancia degli italiani.

 

Una volta consapevoli della facilità con cui il Movimento 5 Stelle sia in grado di raccogliere consensi, è anche facile capire che il momento delle epurazioni è stato scelto ad hoc facendo scoppiare il caso con largo anticipo rispetto alle elezioni europee, in modo tale da lasciare il tempo necessario agli italiani per dimenticare la questione (sfruttando la nota mancanza di qualsivoglia memoria storica del popolo italiano) e avere il tempo per ricostruire il consenso “a breve termine”.

In questi mesi assisteremo ad una impeccabile campagna elettorale del M5S per le Europee, e non è un caso che il ciclo di spettacoli a pagamento di Beppe Grillo si chiami proprio “Te la do io l’Europa”.  Sarà solo il risultato elettorale a dirci se la Casaleggio Associati avrà raggiunto gli obiettivi prefissati.

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