Alla fine vincerà il New Deal

Caduta delle borse, milioni di disoccupati, mercato interno immobile, speculazioni finanziarie senza scrupoli da parte di poche e potenti lobby. Guardatevi intorno e vi accorgerete subito di avere tutto ciò sotto i vostri occhi. Viviamo negli anni in cui la crisi economica è diventata ormai una scusante: chi ha poco non spende e nasconde il denaro sotto la proverbiale mattonella, affossando il mercato più di quanto non lo sia già. Chi ha lucrato sulla situazione attuale continua a farlo impunemente, senza alcun controllo da parte dello Stato. D’altronde è difficile controllare trust e cartelli, quando sono i tuoi datori di lavoro.

Tuttavia c’è una soluzione semplice che ci viene fornita da un celebre precedente storico, la crisi del 1929. Come quella del 2009, è partita dagli USA. Si tratta del frutto di speculazioni folli ed incontrollate, la cui culminazione fu il Giovedì Nero di Wall Street ottantacinque anni fa, il fallimento della Lehman Brothers oggi. Entrambe giungono dopo un periodo di crescita economica, seguita da un brusco calo della produzione che ha portato a soluzioni d’emergenza come i licenziamenti selvaggi e le politiche di austerity.

Tralasciando le questioni globali, in Italia stiamo pagando quel complessivo boom economico che cominciò negli anni Cinquanta e si protrasse fino agli Ottanta. Tempi di ottimismo, della Dolce Vita immortalata da Fellini e del clientelismo bonario e silenzioso, quello che tutti praticavano nello sghignazzare reciproco. Ebbene, con Mani Pulite abbiamo scontato le conseguenze di quelle furbesche pratiche da cui Enrico Berlinguer ci aveva messo in guardia invano. Con tali premesse, vent’anni di indecenza politica e governi a taglio P2 hanno denudato l’Italia e l’hanno messa alla porta, indifesa contro il terremoto che stava per sopraggiungere. Una situazione del tutto analoga a quella dei ruggenti anni Venti a stelle e strisce, dominati dai Repubblicani che resero la Casa Bianca lo scendiletto degli oligarchi.

Proibizionismo (Legge Fini-Giovanardi vi dice nulla?) e collusione con la criminalità organizzata (in Sicilia si potrebbe stilare una lista lunga quanto un’auto blu) permisero un’espansione ipertrofica del big business. Il rischio che si corre oggi non è meno grave di allora: nei paesi più colpiti dalla recessione i cittadini perdono sempre più fiducia nelle istituzioni democratiche e ogni stato tende a trasformarsi in una monade. In Grecia la destra estremista di Alba Dorata ha ottenuto diciotto seggi in Parlamento, in Francia il Fronte Nazionale della Le Pen è lanciato verso un probabile successo elettorale alle Europee e l’exploit di Grillo in Italia è l’espressione dello sdegno profondo (e giustificato) dei cittadini nei confronti delle tradizionali forze politiche.

Quanto passerà prima che l’autocrazia prevalga sul libero mercato, prima che il riarmo venga considerato una via d’uscita abbastanza efficace da rinunciare alla pace, troppo rapida per poter ancora indugiare? È proprio per allontanare lo sfacelo dell’ipotetico abbandono di un sano internazionalismo democratico che anche noi, come gli Stati Uniti di Roosevelt, abbiamo bisogno di un New Deal. La priorità è porre sotto controllo banche e grandi imprese per evitare speculazioni, ma specialmente rilanciare l’economia interna. Le politiche lacrime e sangue battezzate da Monti e ignorate da Letta sono dannose come Razzi in un’aula universitaria: deleterie e miserabili.

Come fece il presidente democratico nel 1933, bisogna operare una distinzione tra bilancio “normale” e “di emergenza”. Il primo deve essere pareggiato, al secondo bisogna attingere a piene mani. Dunque è necessario tagliare sugli stipendi dei top manager introducendone un tetto massimo, ridurre drasticamente le spese della casta, riformare il fisco in senso fortemente progressivo per scoraggiare i piccoli e medi evasori ed infine abbattere il proibizionismo (grazie all’alcol gli USA rimpinguarono le casse e sconfissero i boss mafiosi). D’altra parte dobbiamo a tutti i costi lanciare la bioedilizia e la tecnologia verde, ripristinare le aree boschive distrutte e sostenere le piccole e medie imprese.

Ma soprattutto andiamo valorizzati noi, i vulcanici giovani italiani. Siamo pieni di idee e pronti a trasformarle in realtà, chiediamo solo un po’ di fiducia e responsabilità. E se questa classe politica non è disposta a risponderci, allora ci faremo avanti noi. Sradicheremo il marcio del sistema armando il nostro animo (Pertini, 1978), prima di tutto impegnandoci in prima linea per difendere i nostri diritti e la democrazia. Avanti: il New Deal sta arrivando.

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