Via col Ven(e)to

Dal 16 al 21 Marzo gli abitanti della regione Veneto sono stati chiamati alle “urne” del sito www.plebiscito.eu rispondendo con un semplice clic alla domanda che recitava così:  “Vuoi tu che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”. Circa l’89,9 % dei votanti si è espresso favorevolmente all’indipendenza del Veneto: un risultato eclatante, ma difficilmente verificabile tanto che il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, l’ha definito un semplice sondaggio. Le procedure di incrocio e verifica dati hanno rilevato circa 6800 voti nulli, una cifra definita irrisoria dagli organizzatori. Ed in effetti, rispetto ai 2.102.969 voti, è così. Il referendum è di fatto incostituzionale perché va contro l’articolo 5 della Costituzione, che recita: “La Repubblica italiana è una e indivisibile”. A qualche giorno di distanza dall’accaduto è evidente che la votazione non abbia apportato nulla nell’immediato. Ed allora, l’ennesimo clamoroso evento fatto di slogan e simboli, ma privo di prospettive realizzabili e valenza giuridica? Probabilmente sì.

Il protagonista di questa acclamata commedia divisionista è Gianluca Busato, ingegnere, 45 anni, espulso dalla Lega nel 1997, indipendentista di lungo corso che incassa un notevole successo facendo perno sui malumori degli spettatori che, in passato, votando l’attuale partito di Salvini, auspicavano un lieto fine fatto dal trionfo del federalismo; insomma, è palese che, come si suol dire, qui qualcuno stia mettendo i bastoni in mezzo alle ruote. Sì, proprio in mezzo a quelle del Carroccio su cui i leghisti tentano di rimontare con la presentazione di ben cinque referendum per l’Italia: se non altro, almeno questi, non in contrasto con la Costituzione. Chissà come mai.

L’Italia non sarebbe comunque l’unico sfondo della scena: stiamo vivendo in un anno che potrebbe essere ricordato nei libri di storia, tra le altre ragioni, come anno della rottura di nazioni da ben più lungo tempo unificate della nostra; mi riferisco al fatto che, sicuramente la Scozia e probabilmente la Catalogna, nei prossimi mesi saranno chiamate alle urne per votare appunto la propria indipendenza. Ma qui le riprese saranno girate nel pieno della legalità potendo apportare una concreta realtà con i risultati della votazione.

Ma quale potrebbe essere il movente di tanto secessionismo? Quali potrebbero essere le ragioni che hanno indotto un abitante del Veneto a dire sì? Il popolo veneto rivendica maggiore efficienza nello Stato: restare ancora in Italia, si legge nel manifesto degli indipendentisti, sarebbe come accettare di suicidarsi topi dentro l’acqua. Insomma, per la regione Veneto soltanto il distaccamento dall’Italia può essere speranza di sopravvivenza, distaccamento dalla Roma che incassa tasse e non ne ricambia i servizi e dal Meridione, il tesoro degli sprechi e della disoccupazione dei pigri.

I risultati di questo sondaggio, o come dir si voglia, sono l’amaro specchio di una società educata all’individualismo, che tenta di salvaguardare il proprio tornaconto, che non conosce gioco di squadra perché ne disprezza non solo i compagni fratelli, ma anche l’allenatore padre. È la società che rinnega le sue origini, che non ama il suo sangue, che non attribuisce il dono della vita a nessuno se non a se stesso. L’Italia è ancora lontana da quel risveglio delle coscienze tedesco che vide nell’Est, con il crollo del muro di Berlino, una possibilità di riscatto per l’identità di tutta la nazione. Non sbaglia affatto Umberto Eco quando scrive che in realtà, quel diritto al perseguimento della felicità di ciascuno, affermato nella Dichiarazione di Indipendenza americana,  dovrebbe essere sostituito con il diritto e dovere di ogni singolo ad impegnarsi per diminuire, almeno un po’,  la quota di infelicità altrui. Ma di questo non ci preoccupiamo affatto se non altro quando, comodamente seduti sui divani di casa, le immagini di intere popolazioni sterminate o stati piegati dai bombardamenti delle guerre ci ricordano che noi non siamo semplici bestie, ma uomini nati per vivere in società dove solo la forza di tutti può salvare le cose.

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