Si stava better quando si stava worse

Il popolo italiano ha due vizi di fondo: una atavica esterofilia e un eccessivo culto del passato. Soffriamo di un complesso di inferiorità che ci spinge sempre a confrontarci con l’estero e con il passato considerandoli sempre migliori.

Nel dibattito politico i riferimenti a come fanno in Germania, in Francia e negli Stati Uniti (per citarne alcuni) si sprecano. Qualsiasi cosa facciamo noi, loro la faranno meglio, in meno tempo e con meno sprechi. L’esterofilia si traduce anche nella ricerca spasmodica di termini anglicizzati per definire cose nostrane, non ultimo il Jobs Act, questo stupro linguistico che in inglese si traduce letteralmente con “legge sui mestieri” e che nessun politico ha il coraggio di pronunciare in italiano, forse intimorito dalla presenza di termini come ‘legge’ e ‘lavoro’.

E che dire della spending review? Molti ancora dibattono sulla corretta pronuncia del termine review, ottimo passatempo da talk show per sviare le domande su come si intenda portare avanti questa importante riforma.

Il termine spread, poi, è diventato argomento di chiacchiera lungo tutti i bar della penisola, e poverino si è dovuto addossare la colpa di tutto. «È colpa dello spread e dello spread soltanto» tuona quel signore che proprio la settimana scorsa si è visto revocare la pensione di invalidità per quella “presunta” cecità, nonostante al bar ci andasse ogni mattina con il SUV.

E tutto quello che è successo prima è sempre migliore di quello che sta succedendo adesso. Il passato è sempre idealizzato, i politici di una volta sono sempre dei grandi statisti, uomini abili e dall’intelletto fine. Peccato che all’inizio degli anni ‘90 l’inchiesta Mani Pulite abbia scoperchiato il vaso di Pandora, mostrando agli italiani il vero ritratto di Dorian Gray della politica italiana, tenuto per troppo tempo in soffitta e imbruttito dagli sprechi, dalla corruzione e dal malcostume.

Eppure prima non era così. Prima era molto meglio. Prima c’era lavoro, prima i treni arrivavano in orario, prima le strade non avevano le buche, e ancora prima si potevano persino lasciare le porte aperte. Prima era tutto più bello, più pulito e più efficiente. E pioveva anche meno! Che poi se piove la colpa lo sappiamo tutti di chi è.

E all’estero è sempre tutto perfetto. Anche se in Danimarca ammazzano le giraffe davanti ai bambini e in Giappone le balene per “motivi di ricerca scientifica”. La carne di balena poi si trova, guarda un po’, nei menu dei migliori ristoranti. Poco importa se negli Stati Uniti il commercio di armi è legale, le lobby finanziano i partiti e il diritto alla salute si misura in dollari. Non è importante sapere che in Spagna la disoccupazione giovanile raggiunge il 60% e in Svizzera la popolazione ha votato un referendum per imporre forti limitazioni all’entrata.

Esterofilia e culto del passato, due vizi che all’italiano fanno estremamente comodo. All’estero le cose vanno bene e qui no, ma qui siamo in Italia e le cose non andranno mai bene. Un’ottima scusa per continuare ad assentarsi durante l’orario di lavoro, andando a fare la spesa invece di compilare quelle scartoffie burocratiche tanto utili a quell’azienda per continuare la sua attività.

Negli anni ‘70 a vent’anni si lavorava e a trenta si era già sistemati. Oggi a trent’anni esci dal mondo universitario e torni a casa dalla mamma. Un’ottima scusa per la nostra generazione, che si sente legittimata al vittimismo e all’immobilismo, consolata da parenti che additano la colpa alla crisi e a quel dannatissimo spread che tanti sogni ha infranto.

Prendere coscienza dei vizi è il primo passo per liberarsene. Adesso sappiamo contro chi lottiamo. Non contro l’Europa, contro lo spread o la Merkel. Lottiamo contro noi stessi, contro i mali atavici che come sanguisughe ci succhiano via ogni speranza.

Smettiamola di lamentarci e iniziamo a impegnarci seriamente, ogni giorno, senza clamore, nel silenzio delle nostre ordinarie vite. Non aspettiamo che della gente comune si metta a fare seriamente il proprio lavoro per poi poterli chiamare eroi. Gli eroi non sanno di essere tali fino al giorno in cui saltano in aria.

La rivoluzione che in Italia non c’è mai stata deve avvenire adesso, nei nostri cervelli, senza spargimento di sangue. Non abbiamo bisogno di imbracciare fucili e tagliare teste, non stavolta. La rivoluzione culturale va fatta nelle scuole, negli uffici e nelle aziende. È un modo diverso di vedere le cose, che parte dai piccoli particolari, da piccole azioni quotidiane spesso sottovalutate, per estendersi a macchia d’olio a tutti gli altri livelli, a tutti gli strati della popolazione. È un ritorno ai valori, queste entità astratte che si concretizzano nell’azione quotidiana, muta e costante.

A chi in questo articolo vede l’ennesimo populista che critica chi si lamenta, lamentandosi egli stesso, vorrei dire che sicuramente ha ragione. Sono un lamentoso populista dalla predica facile. Chi si lamenta lo fa per celare alcune sue mancanze, e io ne ho molte. Accetto la critica e comincio fin da adesso a rimboccarmi le maniche. La mia rivoluzione è già in atto.

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3 pensieri su “Si stava better quando si stava worse

  1. Briga ha detto:

    “SMETTIAMOLA DI LAMENTARCI E INIZIAMO AD IMPEGNARCI SERIAMENTE” : dice l' autore dell' articolo.
    Ma se è questa la specialità del popolo italiano: lamentarsi nella speranza che ci piova addosso un provvedimento che rimpolpi le tasche di qualcuno a danno degli altri.
    Non saremo mai capaci, insieme come popolo e nazione, di saper fare per il bene di tutti. A noi ci “GUSTA” essere piagnoni evocando sempre le capacità di altri paesi di essere all' avanguardia, mentre noi restiamo a guardare sperando che qualche straniero ci elemosini qualche piccolo vantaggio.
    Qualificarci come provinciali è poco, però va detto che privatamente l' italiano si sa difendere; nel pubblico preferiamo che qualcuno ci dica cosa fare.
    Spero nelle future generazioni!

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  2. ParlaMente ha detto:

    Eppure forse la forza di questo Paese e di questo popolo sta proprio nel rialzarsi nei momenti di difficoltà. I pionieri saranno senza dubbio delle nuove generazioni, ma l'esperienza e la saggezza delle vecchie sono ben gradite.

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