Destra e sinistra: informazioni per l’uso

Il clima è quello di guerriglia, com’è sempre stato, dal secondo dopoguerra ad oggi. Sinistra contro destra, destra contro sinistra. Si alzano barricate, si spara a zero sull’avversario politico, denigrandolo più sul piano personale che su quello dei contenuti. Accade da vent’anni con Silvio Berlusconi (in riferimento ad eventi che non abbiano rilevanza giuridica) o con Alessandra Mussolini, accadde con Marrazzo o Sircana.

All’interno di un qualsiasi scenario politico democratico, basato su uno scambio di idee e conseguenti battute, è più che lampante la necessità di una dialettica – sia pure concitata – tramite la quale compiere il bene della res publica. Ciò che accade in Italia è quanto di più lontanamente immaginabile da quanto appena affermato.

In molti – quasi con tenera ingenuità – avevano salutato con favore le “larghe intese”, tanto care al presidente Napolitano; più quelle del Governo Letta che quelle del Governo Monti, poiché figlie della tornata elettorale nazionale. Sembrava un chiaro segnale che il mondo politico mandava ai cittadini; sembrava che l’esigenza di formare un governo a tutti i costi, dopo il “no” secco dei 5 stelle a Bersani, nonostante l’indecisione del corpo elettorale palesatasi all’indomani della chiamata alle urne, avesse convinto esponenti del centrodestra e centrosinistra ad unirsi per far uscire il Paese dal baratro della crisi. Si spesero grandi parole allora sul Letta I, paragonandolo ai governi Merkel I e III in Germania, in cui le larghe intese si erano rese necessarie poiché anche in quel caso nessuna forza politica aveva raggiunto i numeri per governare. Chi, però, non aveva risparmiato elogi e plausi a coloro i quali si erano resi protagonisti di questa mescolanza di forze politiche, non aveva fatto i conti con la nuda e cruda realtà politica italiana, neanche minimamente paragonabile a quella tedesca.

Sorge quasi il dubbio che l’espressione tanto in voga nel linguaggio comune “difendere per partito preso” connoti e descriva alla perfezione il panorama politico nostrano: un panorama politico che presenta esponenti  in continua campagna elettorale, che poco o nulla s’impegnano per porre in essere atti concreti che diano slancio e vitalità al nostro Bel Paese ma che, tornando al punto iniziale, riescono ad eccellere esclusivamente nell’arte dello “scaricabarile”, addossando responsabilità oggi a taluna parte politica, domani ad un’altra. È un atteggiamento insito nella nostra indole e nella nostra cultura quello di non riuscire a guardare oltre il nostro naso, di non riuscire a superare le ideologie – sempre che ne esistano ancora –  ed eventualmente sostenere la parte politica avversaria. E dispiace segnalare che non è abitudine da vecchia politica. È di qualche settimana fa, infatti, la bocciatura della legge Meloni che prevedeva un tetto massimo di 5000€ lordi (circa 3200€ netti) al mese per le pensioni d’oro, fissando un limite di dieci volte il trattamento pensionistico minimo dell’Inps. Provvedimento bocciato tramite la presentazione da parte di Ncd di un emendamento abrogativo dell’intero testo e votato da Fi, Sel e Pd (unici sostenitori della legge, oltre a FdI, il M5S).

L’Italia è il paese in cui ancora oggi ad un avversario politico di destra, dichiaratamente democratico e contro autoritarismi di ogni sorta, si urla “FASCISTA!”, solo per poterlo facilmente screditare, senza prendere minimamente in considerazione quelle che potrebbero essere le sue proposte. È lo stesso Paese in cui si viene accusati d’essere dei drogati se si sostiene la liberalizzazione delle droghe leggere, evitando accuratamente, però, il confronto con la controparte per cercare di comprendere i motivi che lo portano a sostenere una simile idea.

L’Italia è un Paese che presenta un’arretratezza nel modus cogitandi del cittadino medio (che esso sia di destra o sinistra) che in alcuni casi fa rabbrividire. Nella migliore delle ipotesi, questi pone l’ideologia in cui crede contro le idee che cerca di affossare, in maniera aprioristica, senza lasciarsi scalfire dal beneficio del dubbio. Nella peggiore delle ipotesi, il soggetto in questione utilizza l’ideologia in cui afferma di credere per difendere, in realtà, interessi suoi personali, che poco hanno a che vedere con la collettività, cercando, furbescamente, persino l’appoggio di chi sostiene quell’ideologia in maniera onesta e sincera, senza essere consapevole di stare aiutando un furfante.

La nostra è una nazione stupenda, che merita l’appellativo di Bel Paese. Purtroppo sembra le sia toccato un popolo pessimo e, per emanazione, una pessima classe politica e dirigenziale. Obiettivamente, è arrivato forse il momento di porsi delle domande, tra cui le più importanti: necessita l’Italia di fare un passo avanti su questo versante? È ancora il caso escludere il proprio avversario politico dalla costruzione di un Paese migliore? Fermo restando la netta distinzione tra maggioranza e opposizione – distinzione di vitale importanza all’interno di qualunque scenario politico democratico – ha ancora senso difendere posizioni e ideologie quasi anacronistiche arroccate in un tempo che fu? Nessuno avverte la sensazione che tale clima possa rallentare maggiormente quella che dovrebbe essere una ripresa culturale, prima che economica?

Il rischio che si corre è quello di essere entrati all’interno di un breve Medioevo culturale dal quale sembra sempre più difficile divincolarsi. La storia ci insegna che il Medioevo è seguito da Umanesimo e Rinascimento; sarebbe forse ora di tirarci fuori da questo baratro e iniziare a fare qualche passo avanti verso epoche più floride.

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