“A.C.A.B.”: ne siete certi?

Sono ancora lì, fisse ed indelebili negli occhi e nella memoria di tutti, le immagini dell’autentica guerriglia scatenatasi il 12 aprile scorso a Roma tra le Forze dell’Ordine e i vari movimenti sociali mobilitatisi contro le politiche sul lavoro e sulla casa del governo Renzi. Il bilancio parla chiaro: feriti da ambedue le parti – in particolare un manifestante ha perso le dita di una mano per l’esplosione di un petardo –  denunce e arresti da parte della polizia e l’ennesima manifestazione che si conclude tra critiche e polemiche aspre alimentate tanto dagli organizzatori della protesta quanto dal SAP (Sindacato Autonomo di Polizia).

Ma aprile ci regala ulteriori polemiche riguardanti il SAP: è il 29, Rimini ospita il congresso nazionale del sindacato di polizia. Alcune figure fanno il loro ingresso in sala; si tratta di Paolo Forlani, Luca Pollastri ed Enzo Pontani, tre dei quattro agenti  – il quarto, Monica Segatto, è assente – condannati per eccesso colposo in omicidio colposo a tre anni e sei mesi di reclusione (tre dei quali coperti da indulto) – per i fatti che li hanno visti coinvolti nella morte di Federico Aldrovandi durante un controllo di polizia la mattina del 25 settembre 2005. Vengono accolti da fragorosi applausi, come autentici eroi; quel genere di applausi che membri dell’Arma avevano riservato ai colleghi del gruppo Crimor  dei ROS nel 1993 dopo l’arresto di Totò Riina.  È sin troppo evidente, però, che di eroi non si tratti, che quegli applausi risultano essere quantomeno beffardi, alla luce soprattutto di una sentenza giudiziaria che ha condannato il comportamento di quegli operatori di polizia.

Applausi che hanno indignato perfino la più alta carica della Polizia di Stato, Alessandro Pansa, che decide di abbandonare la sala e che qualche ora dopo telefonerà alla madre di Aldrovandi, Patrizia Moretti, per esprimerle solidarietà e vicinanza. Anche dal Governo giungono espressioni di solidarietà alla madre, tramite la telefonata del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e le dichiarazioni del Ministro degli Interni Angelino Alfano.

Applausi che indignano l’opinione pubblica, com’è ovvio. Azioni che rischiano di gettar discredito sull’operato di polizia e carabinieri, che alimentano le polemiche e il malcontento di frange della popolazione che aprioristicamente gettano fango sugli uomini in divisa, dimenticando il servizio che rendono alla comunità, con i loro continui “A.C.A.B.”.

Troppo semplice citare Carlo Alberto Dalla Chiesa, Boris Giuliano, Emanuele Basile, Antonino Cassarà o altri caduti durante il compimento del loro dovere durante le fasi più concitate della lotta alla criminalità organizzata; carabinieri e poliziotti certamente orgogliosi di indossare quelle divise oggi pesantemente vilipese tanto da quelle frange già citate della popolazione quanto da quegli applausi.

Il caso vuole che, il giorno dopo quegli applausi così indegni e irrispettosi della memoria di Federico, sia mancato il sostituto commissario di Polizia Roberto Mancini, 53 anni, abile investigatore che già nei primi anni ’90 aveva condotto indagini su quella che poi verrà rinominata ai giorni nostri “Terra dei fuochi”; era riuscito, nonostante una nebulosa di broker, pezzi compiacenti dello stato e intermediari vari, a ricostruire il percorso delle scorie dal nord fino alla Campania. Le cause della sua scomparsa? Mancini era da tempo affetto da un tumore dovuto alle scorie sversate nel territorio campano e con le quali era entrato a contatto durante le sue indagini. O cosa dire di quei due carabinieri – dei quali uno morto dopo un’agonia di oltre un anno –  selvaggiamente picchiati da tre adolescenti all’uscita da un rave party? O del brigadiere dei carabinieri Giuseppe Giangrande, ferito gravemente il giorno dell’insediamento del governo Letta dinanzi Palazzo Chigi, il cui calvario non è ancora terminato a causa delle sue condizioni instabili, condannato a vita su una sedia a rotelle? O dei tre carabinieri poco più che ventenni trucidati da alcuni membri della banda della Uno Bianca (il caso vuole che alcuni di essi appartenessero alla Polizia di Stato), in quella che i giornali ribattezzeranno come Strage del Pilastro?

Altri casi – che sembrano essere analoghi a quello di Federico Aldrovandi – si sono verificati nel nostro Paese, come quello di Stefano Cucchi o di Giuseppe Uva. Ultimo in ordine cronologico è quello di Riccardo Magherini, per il quale sono stati inviati 9 avvisi di garanzia tra sanitari e carabinieri. Bisognerà attendere con pazienza che l’iter giudiziario si espleti affinché eventuali responsabilità vengano accertate. Comportamenti del genere debbono essere condannati con fermezza tanto dall’opinione pubblica quanto dalle Istituzioni, ovviamente una volta che la magistratura abbia accertato responsabilità a carico di ipotetici indagati.

Alla luce di quanto detto fin qui, siete davvero certi che tutti i “cops” siano “bastards”? Vi assumete questa grande responsabilità di denigrare e appellare negativamente tutta una categoria di uomini e donne tra le quali molti lavorano con assiduità e dedizione, come la sezione Duomo della Polizia, responsabile dell’arresto di tanti latitanti (due tra tutti, Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo)? Penso personalmente che tale assunto sia paragonabile ad un “tutti i negri vengono qua per rubare”. Non pensate che generalizzazioni di questo tipo siano sintomo di ignoranza? Personalmente continuerò a ringraziare le Forze dell’Ordine per il loro operato e a condannare fermamente le azioni volte a screditare l’onore e l’impegno di queste, soprattutto se compiute da colleghi. A voi le dovute conclusioni.

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