L’altra Europa… può attendere

Il 19 maggio scorso è partita la volata finale per le elezioni europee di domenica prossima. A Bologna, complici anche i forfait dei big della politica nazionale, ha suscitato forte interesse il comizio elettorale tenutosi in Piazza Maggiore da parte de L’Altra Europa con Tsipras. La lista della sinistra radicale aveva già segnalato in settimana la sua presenza con diverse iniziative tra le quali l’affissione di cartelli sopra e accanto alla toponomastica ufficiale con su scritto “Via l’Austerity”, ad esempio.

Il giovane leader di Syriza, rinvigorito dagli esiti del primo turno delle amministrative, in cui il suo partito è risultato essere primo nella capitale ellenica e nella regione dell’Attica, ha chiuso il suo tour elettorale in Italia facendo tappa a Torino, Milano e per chiudere la giornata nel capoluogo felsineo. Dopo le dichiarazioni delle ultime settimane in cui ha attaccato Merkel, Renzi e Grillo ci si aspettava un’altra prova convincente in grado di far breccia nel cuore degli indecisi e far dimenticare la gaffe della Bacchiddu. Si sperava che potesse essere la volta buona per la creazione di un progetto all’avanguardia capace di invertire il trend europeo dell’austerità, dettato da politiche neo-liberiste fallimentari; si sperava che non ci verificasse una sterile aggregazione dei rimasugli della sinistra; si sperava in una modernizzazione comunicativa in grado di avvicinare i più giovani a temi importanti, tra cui l’uguaglianza sociale; si sperava insomma ma così non è stato. Così non è stato perché, già prima che la piazza si riempisse, si respirava quell’aria nostalgica che nelle menti dei più hanno fatto riaffiorare idee mai realizzate e per di più anacronistiche, puntualmente declamate nel momento dell’inizio dei primi interventi.

Tra i temi all’appello mancava soltanto la dittatura del proletariato, per il resto Bella Ciao in conclusione e, durante la serata, retorica novecentesca ormai bollita e ribollita, per cui tutto si è ridotto ad un manicheismo tra rosso e nero, fascismo e antifascismo senza saper cogliere il vero spirito di questa tornata elettorale: europeisti contro euroscettici.

Dopo l’intervento di Barbara Spinelli (che si sofferma sui sacrifici compiuti per la presentazione della lista), è il turno del candidato alla presidenza della Commissione Europea che si fa attendere e arriva poco prima delle 22 esordendo con un “siamo qui perché Bologna è il cuore della sinistra”. Dopo il “ricordati che in cabina elettorale Renzi non ti vede, ma Berlinguer sì”, la piazza torna a scaldarsi e sembra sia giunto il momento della spiegazione dei punti programmatici. Promesse disattese, Tsipras inizia a menzionare tutti i dirigenti del PC da Gramsci a Togliatti per finire con Berlinguer. Per di più il suo “deficit linguistico”, a cui si aggiunge l’incapacità del traduttore di trasmettere il messaggio agli spettatori, si riflette sull’attenzione della platea e nei volti confusi delle persone che non sanno più quando applaudire. Demagogia e pochi contenuti: “siamo l’unica sinistra che fa paura alla Merkel”, “usciremo dall’austerità senza rinunciare all’Europa”, “avvieremo un New Deal europeo” senza entrare nei singoli provvedimenti (che tra l’altro sono spiegati molto bene online).

Troppo poco per uno che ha attaccato i populismi e ha criticato la protesta di Grillo definendola “troppo arida”, troppo poco per uno che ha accusato Renzi di essere poco credibile. Il grosso errore decidere di fare tappa soltanto in queste tre città italiane lasciando alla deriva i candidati delle altre circoscrizioni. Un flop a livello comunicativo soprattutto se l’intento fosse stato quello di dare una idea nuova di sinistra europea non ancora in grado di parlare ad un pubblico più giovane a cui è sconosciuta la storia degli ultimi 30 anni. Sì è semplicemente consolidato il già presente elettorato quando bisognava catturare pescare nel partito italiano con il maggior numero di elettori: il “Partito dell’Astensionismo”. Di questo passo un’altra Europa può ancora attendere. L’altra Europa… può attendere.

Giuseppe Floridia

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