Le epurazioni al tempo del Partito "Democratico"

Ho sempre rimproverato al Partito Democratico d’esser nato da un’accozzaglia di correnti ideologiche (ex comunisti, ex socialisti, ex democristiani e via dicendo..), che cerca di far convivere al suo interno varie anime che, durante la Prima Repubblica, non avrebbero fatto altro che lanciarsi coltelli alle spalle. I destinatari di tale critica mi hanno sempre risposto con il mantra:”È proprio per questo che ci chiamiamo Partito Democratico; al nostro interno avviamo dibattiti tra correnti diverse e cerchiamo di trovare un punto d’incontro”. Eppure sembra che ciò non accada più, in base a quanto verificatosi nelle ultime ore.

La rimozione dalla Commissione Affari Costituzionali degli onorevoli Corradino Mineo e Vannino Chiti sembra dettare chiaramente la nuova linea intrapresa dal partito dopo l’elezione di Matteo Renzi alla segreteria nazionale – prima – e la nomina a Presidente del Consiglio – poi. Di quale alto tradimento si saranno macchiati i due onorevoli nei confronti del partito, tanto da portare chi di dovere a deciderne la rimozione? Semplicemente una visione differente del Senato della Repubblica rispetto a quella del Premier e del Ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi; secondo i due, infatti, tale organo dovrebbe mantenere il proprio carattere elettivo, lasciando così ai cittadini il potere di eleggere i propri rappresentanti. Idea sana o malsana? Poco importa; essendo in palese contrasto con i ‘desiderata’ del governo, i due parlamentari sono stati gentilmente rimossi dai loro incarichi, scatenando l’ennesima lotta intestina tra i democratici.

Che cosa ne resta dell’articolo 67 Cost. che recita :” Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”? Aspettando di conoscere la risposta, Renzi e il ministro Boschi continuano imperterriti nella loro opera di riforme costituzionali, noncuranti delle opinioni in palese contrasto con il modo in cui questi le stanno portando avanti e attuando, provenienti spesso dal loro stesso partito.

Risuonano nell’aria le parole di Giorgio Gaber :”Non c’è niente da fare. Sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato. E ha ragione. Ha paura che se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittatura di Sinistra. Se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di Destra. La dittatura di Centro invece, quella gli va bene.”.

Se sta bene ai democratici, contenti loro, contenti tutti. O quasi.

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