Immigrazione: una proposta per Salvini

Accoglienza o respingimento? Ogni giorno barconi carichi di migranti toccano le nostre coste e di conseguenza rimangono molto a lungo in situazioni estremamente precarie, per colpa di molti fattori. Proprio per questo è troppo superficiale puntare il dito soltanto contro il governo o l’Unione Europea, quando in realtà i flussi migratori dai paesi sottosviluppati sono il logico prodotto di un intero sistema malato. Salvini, ma non solo, propone di reinvestire il denaro che oggi spendiamo per l’accoglienza utilizzandolo invece per “aiutarli in casa loro”. Cosa vuol dire tutto ciò? Consideriamo che i flussi principali provengono da Tunisia, Eritrea, Somalia, Gambia, Mali, Nigeria, Senegal, Pakistan e Libia. Questa gente non fugge dalla disoccupazione giovanile o dagli scarsi investimenti sull’università. In effetti, ad averle le università in quei paesi. I tragici problemi da affrontare sono mancanza di democrazia, sfruttamento da parte delle multinazionali, inefficienza delle istituzioni statali ed enormi squilibri nella distribuzione della ricchezza. Dover fronteggiare tutte queste questioni in un solo paese sarebbe già un’impresa titanica, figurarsi dover cercare di cambiare da soli nove stati! In che modo, poi? Davvero credete che sia possibile limitarsi a spedire qualche milione di dollari in uno stato dell’Africa equatoriale per risolvere ogni cosa?

Dunque a prima vista sembrerebbe più ragionevole puntare sull’accoglienza. Ma così facendo ci limitiamo a curare un sintomo, non la malattia. Il problema è che il sud del mondo è malato di globalizzazione. Nel secolo scorso il sistema capitalistico è diventato ancora più spregiudicato, espandendosi in modo abnorme ed inglobando al suo interno anche quelle zone del mondo che avevano appena conquistato l’indipendenza. Alle multinazionali e ai signori della guerra conviene che l’Africa e il Medio Oriente si trovino nella situazione attuale, perché un africano che lavora senza diritti e garanzie per una misera paga è decisamente più conveniente di un operaio occidentale tutelato dalle norme sindacali, che ha bisogno di molto più denaro per mantenersi. Così alla stabilità e al benessere della civiltà euro-americana si oppone la povertà estrema di quella africana, mediorientale ed in parte asiatica. La logica conseguenza sono le migrazioni. Adesso, possiamo fare due scelte diverse.

È possibile accettare il selvaggio imperialismo economico, grazie al quale il petrolio libico alimenterà le nostre auto, l’oro ghanese scintillerà nelle gioiellerie e il titanio del Kenya verrà lavorato nelle nostre fabbriche. Chi se ne importa se 25 stati africani in questo momento sono coinvolti in conflitti armati, tanto sono poveri che ammazzano altri poveri. Cosa cambia se in Africa due bambini su cinque sono affetti da malnutrizione, colpa loro se non usano i contraccettivi. Che differenza fa se in Pakistan quasi la metà della popolazione è analfabeta, in Afghanistan addirittura il 62%, colpa dei loro governi che non puntano sull’istruzione. Possiamo anche chiudere gli occhi davanti a tutto ciò, ma siamo obbligati ad accoglierne le conseguenze. Oppure possiamo rifiutare tutto questo e ricostruire un mondo nuovo tramite la cooperazione internazionale. Dobbiamo agire sostenendo le forze democratiche, la diplomazia come mezzo di risoluzione dei conflitti, ma soprattutto bisogna rendere il Terzo Mondo economicamente indipendente.

In che modo? Il Fondo Monetario Internazionale ha la facoltà di cedere grosse somme di denaro alla condizione che i paesi riceventi rispettino alcune linee economiche dettate dal Fondo. Il problema è che oggi il peso di ciascun paese nelle decisioni prese all’interno dell’Fmi è proporzionale alla quantità di denaro che ogni stato mette a disposizione della cassa comune. Il paese che contribuisce di più sono gli Stati Uniti, ma non molto lontano troviamo Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia. Ebbene, se i paesi europei decidono di far fronte comune e puntare molto di più sul Fondo Monetario Internazionale possono influenzarne le scelte e stilare un progetto di crescita economica efficace, un Piano Marshall del Terzo Mondo.

Quindi, la risposta alla nostra domanda iniziale non è semplicemente “accogliamoli in casa nostra” o “aiutiamoli in casa loro”. La cooperazione internazionale è un metodo infallibile e pacifico, ma le cose non cambieranno dall’oggi al domani. Nel frattempo i flussi migratori, caro Salvini, continueranno. Quindi dobbiamo integrare le due soluzioni. A breve termine l’accoglienza, e l’Europa ci aiuti perché ne abbiamo bisogno, a lungo termine la cooperazione. Se Salvini non capisce tutto ciò, allora i leghisti hanno un leader molto ingenuo. Se invece ne è cosciente, ancora peggio: vuol dire che è in malafede.

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