Di sesso a scuola si deve parlare

Che l’apporto della scuola sia fondamentale nella formazione dell’individuo è assodato. E non si intende solo quella puramente culturale, ma anche la mentalità, i valori e gli ideali vengono in buona parte forgiati tra i banchi. Per esempio, ricordo bene il libro di Scienze alle scuole medie. Al suo interno c’era un capitolo che a noi, trenta ragazzini maliziosi e ridacchianti come possono esserlo solo gli esseri umani all’inizio della pubertà, interessava particolarmente. Era quello che parlava della riproduzione. In quelle pagine c’era tutto: meiosi, gameti, fecondazione in vitro. Ancora oggi parte di quei trenta adolescenti non conosce il significato di quelle parole. Se si è fortunati, di solito si affronta il fatidico argomento alle superiori, in qualche timido incontro con sessuologi, il tutto mascherato dai deliziosi eufemismi di “educazione all’affettività” o “alla salute”. Accontentiamoci: certe volte non accade nemmeno questo.

Tema particolarmente ostico quello del sesso, perciò lo stesso copione, mutatis mutandis, si ripete sempre in moltissime scuole italiane. Capisco che nel nostro sistema educativo studiare la sessualità con la stessa serietà riservata all’aritmetica sarebbe come fondare la Repubblica Popolare del Vaticano: blasfemo e rivoluzionario, dunque pericoloso. Del resto, parliamo di un paese in cui si alzano le barricate quando si parla di togliere il crocifisso dalle scuole pubbliche. Tuttavia è sciocco chiudere gli occhi di fronte alla realtà. È lo stesso comportamento che la comunità scientifica teneva quando Freud parlava di sessualità infantile, con la differenza che oggi ci si è accorti della cantonata presa un po’ in tutto il mondo, meno che qui. Nientemeno che l’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità nel 2013, infatti, ha stilato il documento Standard per l’educazione sessuale in Europa, che nella comunità conservatrice ha suscitato più scandalo dei continui tentativi di golpe da parte della pericolosa lobby gay.

L’Oms suggerisce di trattare la sessualità già dall’asilo, dal momento che l’obiettivo consiste nell’anticipare “una fase di sviluppo successiva o immediatamente seguente, di modo che bambini e ragazzi siano più preparati ad affrontarla”. In particolare, tra zero e quattro anni è prevista l’esplorazione del proprio corpo, il contatto fisico come affetto e autoerotismo. Successivamente, fino ai sei anni si passa a parlare di omosessualità e a sfatare i miti sulla riproduzione, nonché a mettere in guardia i bambini dalla pedofilia. Tra i sei e i nove anni si affrontano eiaculazione e mestruazioni, gravidanza, violenza sessuale e rispetto per la diversità. Fino ai dodici anni viene poi trattata la contraccezione, ma anche le malattie sessualmente trasmissibili e l’accettazione serena del proprio orientamento sessuale. A quindici si impara come prevenire il rischio di fallimento dei contraccettivi e il comportamento in caso di gravidanza indesiderata. Oltre quest’età si approfondisce la prostituzione, il sesso “come più del mero coito” e la rivelazione della propria sessualità agli altri, ad esempio il coming out.

Per ovvi motivi i religiosi hanno subito indossato elmo, cotta di maglia e scudo (crociato) per l’ennesima guerra santa, ribadendo così la presunzione di saperne più degli specialisti in materia e la volontà di restare chiusi nel luogo comune del bambino come “angioletto asessuato”. Eppure insegnare la sessualità nelle aule scolastiche, senza patemi e con disinvoltura, sarebbe un grande passo in avanti. Innanzitutto si maturerebbe un concetto più serio e tollerante dell’intimità propria e altrui. Il primo approccio dei ragazzini al sesso non sarebbe più il porno, ma la scuola. Si avrebbe maggiore consapevolezza di quanto sia importante la prevenzione, così crollerebbero le gravidanze precoci e con esse gli aborti (o l’alternativa cattolicamente “più umana” dell’abbandono in ospedale), ma anche i casi di Aids. Stupratori e pedofili (anche quelli in tonaca) non avrebbero più una vita così facile e allo stesso modo le donne sarebbero più coscienti dei propri diritti e determinate ad ottenerli con ogni mezzo. Pensate a tutto questo, cari moralisti, pro-life e nostalgici dei bei tempi andati: siete ancora sicuri che parlare di sesso a scuola non convenga prima di tutto a voi?

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