C’era una volta l’opposizione

C’era una volta l’opposizione. C’erano una volta il dibattito, la protesta, i gesti estremi, le dimissioni, l’Aventino, l’occupazione, la manifestazione e tanti altri mezzi tanto cari a chi tiene saldo il diritto di essere “minoranza”. Ma oggi, di fronte a un governo che marcia inarrestabile e indisturbato sul suo “Programma dei Mille Giorni”, possiamo ancora parlare di opposizione?

Il governo Renzi ha un discreto appoggio al Senato (169 voti favorevoli e 139 contrari) e un più ampio respiro alla Camera (378 voti favorevoli, 220 contrari). È possibile che le proteste più vigorose giungano a questo governo proprio dal principale partito che lo sostiene? Ebbene sì, perché Renzi è riuscito in qualche modo zittire le opposizioni, l’opinione pubblica e la società civile. Che sia per abbindolamento o perché sta facendo bene il suo lavoro non importa, è un giudizio che spetta ai posteri.

Eppure la minoranza ha il ruolo fondamentale di opposizione, cioè controllo, cioè garanzia, cioè confronto. Solo all’interno dello stesso Partito Democratico qualche timida voce si solleva, ricordando che i tempi dell’“uomo unico” che salva il Paese in passato hanno portato a tragiche conseguenze, e soprattutto ricordando che ogni idea e opinione, per il fatto di essere tale, va ascoltata e ponderata; a maggior ragione se proviene dal partito che ti ha dato il trampolino di lancio. È vero, Renzi ha vinto le primarie con il 70% dei voti. Ma voti provenienti da chi? Unicamente da membri del partito? No, perché le primarie del PD (scelta condivisibile o meno) sono aperte a tutti. Ad ogni modo, per quanto vittorioso sia il successo elettorale di un leader politico, questo non gli conferisce, a mio avviso, la facoltà di ignorare la propria base politica. Che fine hanno fatto invece gli altri partiti?

Il governo Renzi teoricamente racchiude all’interno della sua coalizione di maggioranza il Partito Democratico, il Nuovo Centrodestra e il gruppo di centro (UdC, Ppi, Sc). Le forze di opposizione sono Sinistra e Libertà, Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Forza Italia.

Le prime due forze hanno una rappresentanza in Parlamento relativamente bassa; tuttavia, non vanno accomunate in quanto Sinistra e Libertà (forse per vicinanza ideologica) spesso avvalla le decisioni del governo, mentre Fratelli d’Italia conduce battaglie spesso serrate sui temi che gli stanno a cuore.

Il Movimento 5 Stelle è entrato in Parlamento con una marcia trionfante, pronto ad aprire le “Camere della Kasta” come una scatoletta di tonno. Io ho l’impressione che il tonno gli sia piaciuto, e siano rimasti a mangiarlo. Dopo il disastroso esito delle Europee hanno cambiato l’agguerrita tattica di opposizione serrata che li ha tanto penalizzati e si sono dimostrati favorevoli a un confronto con Renzi, caduto nel vuoto per la loro incapacità di scendere a compromessi. A mio parere, questo andazzo politico li farà precipitare verso percentuali a singola cifra. Chi ammira le due opposizioni ricorderà con piacere le manifestazioni organizzate, le occupazioni del tetto, la divulgazione in giro per tutta Italia e tanto altro. Di questo, a prima vista, non si vede più niente. Persino il blog di Grillo sembra ormai puntare sui post “complottistici” per attirare views.

La Lega Nord è nel suo mondo. Tutto ciò che fa il governo, il Parlamento, i problemi del paese, i disagi sociali ed economici non hanno alcuna rilevanza. Il segretario Matteo Salvini (anche lui preso dalla febbre da “uomo solo al comando”, sarà mica il nome?) continua imperterrito la sua campagna elettorale sin da quando è stato eletto, rimarcando sui temi dell’immigrazione, dell’Euro e tutto ciò che può fare prendere voti nel Sud a un partito che il Sud vorrebbe cancellarlo.

E poi abbiamo l’intramontabile Forza Italia. Qui il gioco è molto più semplice. Opposizione di pura facciata, mentre in realtà possiede una carta che non abbandonerà mai tanto facilmente: l’oscuro e segreto Patto del Nazareno. L’accordo tra Renzi e Berlusconi garantisce l’appoggio del partito del Cavaliere alle riforme, permettendo al Premier di fare man bassa della Costituzione.

Il mio personalissimo parere è che alle opposizioni vada bene così. Troppo scomodo fare opposizione, perché andare contro chi ha uno spietato consenso viene preso o per folle o per idiota nella maggior parte dei casi. I partiti all’opposizione scelgono la tattica del silenzio, nella pallida speranza di conservare, alla prossima tornata elettorale, percentuali almeno simili a quelle precedenti. Andare contro Renzi e far cadere il governo significherebbe concedere all’attuale premier un nuovo Parlamento, dove egli detiene una maggioranza per lo meno del 40%. Il M5S probabilmente combatterebbe con la Lega Nord per conquistare l’8% o il 9% e il resto dei partiti, incapaci di coalizzarsi e formare un fronte unico d’opposizione, cercherebbero il loro cantuccio al sicuro all’interno della maggioranza.

Questo articolo è cominciato con un frase tipica delle favole, ottimisticamente lo concludo con una previsione sul futuro che verrà quando ogni parlamentare si ricorderà della funziona suprema, autonoma e sacra del suo ruolo: e vissero tutti felici e contenti.

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