Quando si faranno gli italiani?

Sempre più grigie e fitte nubi si addensano sui cieli che sovrastano i palazzi italiani del potere. Ancora un caso di commistione tra criminalità organizzata e politica, legame che sembra sempre più indissolubile, specie in materia di business. Oggetto del legame, come sempre, una serie di appalti pubblici. Non siamo a Venezia col MOSE, né a Milano con l’Expo. Siamo a Roma, urbe che ormai ricorda quasi per niente gli antichi fasti imperiali, se non fosse per le varie testimonianze storiche che almeno il tempo ci ha lasciato; gli appalti riguardano la gestione dei campi ROM e delle strutture d’accoglienza dei migranti. L’inchiesta romana pare coinvolga anche tanti altri centri d’accoglienza sparsi sul territorio nazionale.

 Ai vertici di quest’organizzazione – di stampo mafioso, secondo i giornalisti (sarà la Magistratura a stabilirlo), Massimo Carminati, ex Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari, associazione eversiva di stampo neo-fascista), capo indiscusso della malavita romana. Salta all’attenzione degli osservatori anche il nome dell’ex sindaco di Roma, eletto in quota Popolo delle Libertà, Gianni Alemanno – oggi Fratelli d’Italia, autosospesosi dagli incarichi dirigenziali che ricopriva all’interno del partito. Bastano questi due nomi gettati in pasto alla folla per scatenare la fantasia e l’inventiva di alcuni giornalai da strapazzo, tanto desiderosi d’ideologizzare la vicenda, utilizzando espressioni come “mafia di destra” o “mafia fascista“. E poco importa se risultano coinvolti anche alcuni consiglieri comunali in quota Partito Democratico e alcuni “compagni” di vecchia data (Salvatore Buzzi, per citarne uno), che certamente con la tradizione fascista o della Destra poco hanno a che vedere.
Siamo, insomma, sempre alle solite: un Paese diviso da barricate ideologiche prive di fondamento, che rinunciano a collaborare nella lotta alla criminalità e al malaffare, troppo impegnate ad aggiudicarsi la coccarda del “più puro” e “più pulito” a scapito della fazione opposta. E mentre la gente onesta, caricata a molla dal pregiudizio ideologico, si dà battaglia nelle piazze e sui social network, predoni di infimo rango attingono indisturbati alle risorse pecuniarie dello Stato -e dunque di noi tutti.
Immaginate, ora, un soggetto X, innamorato del suo Paese, con quale sdegno sia costretto ad osservare l’immaturità del popolo che lo abita. Viene quasi da pensare che amare questa Italia, la cui trasposizione artistica è rappresentata alla perfezione dall’opera romantica Il Bacio di Francesco Hayez, sia come amare una donna il cui carattere o modo di vivere non si confà al nostro: la si ama, perché quello è un sentimento privo di logica, irrazionale, ma si vive male, celando tanto malcontento, nella costante attesa e speranza che le cose cambino e migliorino.
Prendiamo, ad esempio, Oriana Fallaci: giornalista e scrittrice di fama mondiale, sempre legata al suo Paese, che definiva però “diviso, fazioso, avvelenato dalle sue meschinerie tribali” e gli italiani “gelosi, biliosi, vanitosi e piccini” che “non pensano che ai propri interessi personali”. Credo che il nostro Signor X possa fare sue queste dure parole di condanna. Bisognerebbe solo capire a cosa è destinato chi vuole restare in Italia: forse a soccombere tra le schermaglie, avvisaglie e meschinità tribali, nella vana speranza che tutto cambi. O forse no.
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