Il fascismo buono

A Monaco di Baviera le linee della metropolitana si indicano con la lettera S e arrivano fino a 8. In realtà, però, le linee sono 7. Strano, direte voi, perché i tedeschi sono un popolo che i conti se li sa fare bene. Gli unici conti che forse i tedeschi non riescono ancora a fare sono quelli con il proprio passato. La linea mancante è la S5. Leggenda (metropolitana, ça va sans dire) vuole che la linea sia stata eliminata perché la sigla S5, scritta nel carattere usato per indicare le altre linee, sia troppo somigliante a un’altra sigla, quella della famigerata polizia nazista, le SS. Certamente una leggenda, ma è risaputo che in Germania parlare di nazismo sia ancora considerato un tabù, e farlo in pubblico sia considerato quanto mai inappropriato.

In Italia si parla di fascismo in modo molto più leggero. Il termine fascismo è ampiamente utilizzato, in senso ovviamente spregiativo, per indicare prepotenza, prevaricazione, coercizione, modi brutali. Tutti termini che descrivono molto bene il fenomeno fascista dalla presa del potere fino agli ultimi giorni. Ma non saremmo abbastanza intellettualmente onesti se non ammettessimo che al fascismo, fra i tanti demeriti, vanno anche riconosciuti dei meriti. La riforma della scuola, voluta dal filosofo Gentile, e le importanti conquiste nel campo del welfare, che hanno permesso di migliorare la vita degli italiani, se non altro fino all’avvento della guerra. Certo è che l’ideologia fascista non ammetteva altre ideologie, per cui nella società italiana durante il ventennio la scelta era fra l’essere fascisti e l’essere esiliati, o peggio. Personaggi come Luigi Pirandello o Guglielmo Marconi, vissuti proprio a cavallo del ventennio, non avevano altra scelta che essere fascisti. Non che vivessero con disagio questa situazione. Il fascismo, nella figura di Mussolini, era molto abile nell’ingraziarsi personaggi importanti facendoli diventare dei veri e propri simboli della società, creando nelle masse questo sentimento di pura adulazione verso persone che venivano innalzate al rango di veri e propri eroi. Mentre la fama di Pirandello superò con successo il tracollo del fascismo, aiutata sicuramente dall’indubbia qualità delle opere dello scrittore girgentino e da un sistema scolastico a carattere fortemente umanistico, la figura di Marconi non ebbe i riconoscimenti che, tuttavia, gli sarebbero spettati.

Guglielmo Marconi è universalmente noto per aver inventato un sistema di telecomunicazione senza fili via onde radio. Quel sistema è l’antenato di tutto il mondo wireless che ci circonda. Senza di lui oggi non potresti leggere questo articolo. Insignito del premio nobel per la fisica nel 1909, è famoso per il grande esperimento che condusse fra l’Europa e gli Stati Uniti, riuscendo a trasmettere nel 1901 un segnale radio dall’Inghilterra all’Isola di Terranova, in Canada, attraversando l’Oceano Atlantico e superando il problema della curvatura terrestre.

Guglielmo Marconi era fascista. Non nascose mai le sue simpatie per il regime, e in effetti non avrebbe avuto nessuna ragione di farlo. Il fascismo lo elesse a esempio del genio italiano. Ricoprì diverse cariche all’interno delle istituzioni fasciste, al punto da diventare membro del Gran Consiglio del Fascismo, benché non frequentò che una sola seduta. Muore nel 1937, omaggiato dai funerali di Stato ai quali, ovviamente, partecipò anche il Duce. I funerali vennero trasmessi in diretta radiofonica dall’E.I.A.R., l’ente italiano per le audizioni radiofoniche voluto dal fascismo e suo organo di propaganda.

Sono passati molti anni dalla caduta del fascismo, abbiamo superato l’epoca stragista, le manifestazioni in piazza, le botte fra neri e rossi, gli incendi delle sedi di partito e molto altro. Il fascismo non esiste più. È stata una brutta pagina della storia italiana, ma questo non vuol dire che dobbiamo astenerci dal dare un giudizio distaccato ai fatti. Alcune cose buone, molte altre cattive, questo è stato il fascismo. Soprattutto non lasciamo che il giudizio negativo su un periodo influenzi anche le personalità che, volenti o nolenti, quel periodo l’hanno vissuto. Liberiamoci dal peso dell’ideologia e cominciamo a parlarne come fosse un qualsiasi periodo storico.

Chiunque scriva del fascismo senza condannarlo su tutti i fronti è automaticamente considerato fascista egli stesso. Io mi oppongo al manicheismo di chi la pensa in questo modo. Le menti limitate, che non sono in grado di gestire più interpretazioni del reale, si affidano alle ideologie per semplificare il mondo che li circonda. Questo atteggiamento è anacronistico in un’era che gli esperti definiscono post-ideologica. Se vogliamo veramente agire da moderni ed essere padroni del nostro tempo dobbiamo scrollarci di dosso i vecchi schemi mentali, liberarci dalle ideologie ed adoperare l’ingegno per elaborare nuovi schemi di interpretazione della nostra società.

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