Il parlamentarismo forte

Ormai ci siamo: dal 29 gennaio entreranno nel vivo le votazioni per il nuovo Capo dello Stato. Premetto che non voglio in questo momento dilungarmi in analisi politiche: ad ogni modo, desidererei una donna come la Turco o un gentleman come Rodotà, se solo avesse qualche anno in meno. Dovendo tenere i piedi per terra, Prodi sarebbe più che accettabile. Tuttavia credo sia più interessante interrogarsi sull’opportunità di cambiare forma di governo e rispondere ai fautori del presidenzialismo. Nell’attuale sistema parlamentare il Presidente della Repubblica dev’essere naturalmente super partes. A prescindere dal fatto che sia un politico o un tecnico, il suo unico partito è quello della Costituzione.

Naturalmente non bisogna sottovalutare i messaggi che egli invia alle Camere, i quali hanno un importante peso di indirizzo, ma nel complesso il suo ruolo di garanzia è fondamentale nell’equilibrio dei poteri che prevede l’ordinamento italiano. Ed è stato proprio questo delicatissimo gioco di contrappesi ad evitare che la volta della democrazia crollasse su se stessa: pensate a quante volte la storia recente ha registrato attacchi violentissimi alla Repubblica (i servizi segreti deviati, il terrorismo nero e rosso, la massoneria, le stragi di mafia ecc.). Siete sicuri che sarebbe stata assicurata la tenuta delle istituzioni democratiche, se all’inquilino del Quirinale fossero riconosciuti gli stessi poteri che ha a disposizione quello della Casa Bianca? Ma il presidenzialismo, direte voi, fu sostenuto da un grande democratico come Piero Calamandrei. La sua motivazione principale era che i governi parlamentari sono soggetti a volubili giochi di maggioranza e ciò rischia di logorare le basi dello Stato. E in effetti, non si era poi del tutto sbagliato. In meno di settant’anni abbiamo visto susseguirsi ben 63 governi.

Riferendosi a tale dato, alcuni definiscono “complesso del tiranno” l’atteggiamento di diffidenza verso la concentrazione di poteri nelle mani di una sola persona. Però va detto che in Paesi come USA e Francia la democrazia (per quanto quella americana mi sembri somigliare sempre più ad un’oligarchia) poggia su basi molto più solide rispetto alle nostre. Il liberalismo statunitense può contare sul formidabile appoggio dei poteri forti dell’economia, mentre a Parigi questa saldezza si è plasmata tra le mani di cospiratori, repubblicani, imperatori, comunardi, generali e boia. Invece, mentre nel 1925 al di là delle Alpi destra e sinistra si davano battaglia, a Roma Mussolini si assumeva la responsabilità politica dell’omicidio di Matteotti. Perciò credo che la chiave non stia nella forma di governo, ma nella legge elettorale. Fino ad oggi la composizione del Parlamento italiano ha costretto gli esecutivi a reggersi su maggioranze traballanti, così non è mai stato possibile realizzare un progetto politico coerente e lungimirante.

Per questo motivo il sistema parlamentare va fortificato e non abbandonato! Innanzitutto si abolisca il bicameralismo perfetto, rendendo il Governo responsabile solo nei confronti della Camera dei Deputati. Si vari una riforma elettorale che garantisca al partito vincitore una maggioranza stabile che gli permetta di governare in autonomia. Nonostante io nutra diverse perplessità sull’Italicum, la formula che prediligo è simile ad esso: se al primo turno si verifica l’eventualità che una lista (e non una coalizione) ottenga la maggioranza assoluta, le viene assegnato un mini-premio per il raggiungimento del 55% dei seggi. In caso contrario, le due liste più votate vanno al ballottaggio per l’assegnazione del premio di maggioranza fissato al 53%. Preferenze multiple sul modello delle Europee, collegi di media grandezza e, cosa molto importante, niente sbarramento. La partecipazione di tutte le forze politiche, anche le più piccole, alla vita parlamentare è costruttiva e può solo arricchire la democrazia. Il premio di maggioranza serve anche ad evitare l’inaccettabile possibilità che un piccolo partito possa tenere sotto scacco il Governo contando su una maggioranza risicata. Mantenere intatti i delicati equilibri costituzionali è più semplice di quanto possa sembrare, il segreto sta solo nel conciliare l’esigenza di riflettere in Parlamento la volontà degli elettori e la necessità di avere, una buona volta, programmi di governo chiari e mezzi efficaci per metterli in pratica.

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3 pensieri su “Il parlamentarismo forte

  1. Luca Giarmanà ha detto:

    “e, cosa molto importante, niente sbarramento. La partecipazione di tutte le forze politiche, anche le più piccole, alla vita parlamentare è costruttiva e può solo arricchire la democrazia. ”

    Ciò consentirebbe a forze come “Il Partito dei cacciatori” di essere rilevante e determinante in alcuni scenari politici. Immaginiamo che vinca il PD e prenda il premio di maggioranza. Sappiamo che le maggioranze di sinistra sono instabili spesso. Se a un ipotetico governo mancasse un solo voto per avere la maggioranza, quei 6500 elettori del paesino sul monte della Val D’Aosta avrebbero in mano le sorti del paese. A mio parere è necessaria una soglia minima, fosse anche del 2% o 3%.

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    • samuelboscarello ha detto:

      Consideriamo però il premio di maggioranza fissato tra il 53% e il 55%: se la lista vincitrice ottenesse automaticamente una tale quantità di seggi, avrebbe le forze per governare da sola. Gli altri sarebbero liberi di darle appoggio esterno, ma non avrebbero in mano le sorti del Paese. In questo modo il “Partito dei cacciatori” potrebbe tranquillamente votare le leggi e proporle, senza essere in grado di ricattare il Governo.

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  2. Luca Giarmanà ha detto:

    Si ma ti ho fatto l’esempio del PD. Se anche il PD avesse il 55% e il 5.1% del suo partito fosse Cuperlo ( nome random ) e si staccasse il governo avrebbe il 49% dei seggi, e a quel punto l’1% del Partito dei Cacciatori può dettare legge.

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