Orgoglio siciliano

L’Italia è una nazione frammentata. È divisa in 20 regioni e ognuna di esse può a buon diritto rivendicare una propria identità, una propria storia e molto spesso anche un proprio dialetto. L’origine di questa frammentazione è da ricercare nella storia della nostra penisola, che dopo la disgregazione dell’Impero Romano ha visto la creazione di diverse entità territoriali indipendenti, dai Comuni fino a veri e propri Regni. Attorno al 1800, grazie al patriottismo propugnato dalla corrente letterario-filosofica del romanticismo, fra gli abitanti della penisola italica cominciò a delinearsi uno spirito patriottico che di lì a qualche decina d’anni avrebbe portato alla riunificazione di quasi tutti i territori peninsulari sotto uno stesso Regno. L’Italia era fatta. Bisognava allora fare gli italiani, come ebbe a dire Cavour, uno dei più strenui fautori della riunificazione.

Subito dopo la riunificazione il neonato Paese si trovò ad affrontare alcune criticità, una fra tutte la cosiddetta questione meridionale. Mentre il Nord godeva di un discreto sviluppo industriale, il Sud aveva una economia ancora fortemente ancorata all’agricoltura. Eccezion fatta per Palermo e Napoli, le due città relativamente più sviluppate sotto il Regno dei Borbone, il resto del Sud versava in uno stato di profonda arretratezza.

La Sicilia, prima Magna Grecia, in seguito provincia romana, attorno all’ottavo secolo d.C fu definitivamente conquistata dagli arabi, che governarono per circa trecento anni. Venne il tempo della cacciata dei mori infedeli ad opera dei Normanni. Poi vennero gli Svevi, con Federico II, lo “stupor mundi” che a Palermo fece nascere la Scuola poetica siciliana, primo esempio di poesia in una lingua, il volgare, che in seguito con Dante e la sua Divina Commedia si affermò come lingua di divulgazione in tutta la penisola. Vennero gli Angioini, parenti dei francesi, e vennero i Borbone, parenti degli spagnoli. E nel mezzo aragonesi, piemontesi e austriaci. La Sicilia in quei secoli passò da una dominazione all’altra senza alcuna opposizione. Un popolo inerte incapace di affermare una propria identità. Ogni dominazione lasciava qualcosa al popolo siciliano, sia esso una parola, un tratto somatico, un cognome o una pietanza. Per secoli ci siamo arricchiti passivamente, a nostra insaputa.

La presa di coscienza dell’esistenza di una identità siciliana è stato un processo lungo e sommesso, ma inarrestabile. Lo sbarco degli Alleati e la fine del fascismo spianano la strada a partire dal 1943 al Movimento Indipendentista Siciliano (MIS) di Andrea Finocchiaro Aprile, che ha fra i punti programmatici la creazione della Repubblica Siciliana Indipendente. Nasce l’EVIS, l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia ad opera di Antonio Canèpa, professore universitario della Regia Università di Catania. È guerra fra l’EVIS e le Forze dell’Ordine dello Stato Italiano. L’EVIS soccombe il 29 Dicembre 1945 nella battaglia di San Mauro a Caltagirone. Dopo un periodo di trattative fra lo Stato Italiano e il Movimento Indipendentista Siciliano, alla Sicilia viene nel 1946 concessa l’Autonomia Speciale, diventando così la prima delle cinque Regioni a Statuto Speciale della Repubblica Italiana, dotandosi di un proprio Statuto che precede di circa un anno la promulgazione della Costituzione Italiana. Statuto che quindi di fatto sancisce la nascita della Regione Siciliana prima ancora della nascita della Repubblica Italiana.

Ma i problemi sono sempre gli stessi, cui si somma l’aggravante della distruzione portata dalla guerra. Ricomincia l’emigrazione di massa, già presente a cavallo fra l’Ottocento e il primo Novecento. Il nuovo Stato porta scuole, strade e uffici pubblici. La condizione della Sicilia migliora sensibilmente, sebbene il benessere economico non sia paragonabile al Nord, ancora una volta ricco e industrializzato. Molti più siciliani iniziano a frequentare le scuole pubbliche e a scolarizzarsi. Durante la seconda metà del ‘900 la Sicilia, con le sue difficoltà, cresce e si migliora.

Il siciliano medio risponde fiero “Sicilia” quando una persona straniera gli chiede la provenienza. Solo in seguito specifica, per quei pochi che non associano subito il nome a “ben note vicende”, che la Sicilia è una regione meridionale dell’Italia. Il siciliano è orgoglioso della sua terra solo quando la vede da fuori. Questa è una caratteristica che può ben associarsi anche alla categoria dell’italiano medio, che infatti può per molti aspetti considerarsi il prolungamento peninsulare della categoria del siciliano medio.

Il siciliano medio guarda con diffidenza allo Stato, così come guardava con diffidenza agli arabi, agli spagnoli e agli angioini. Lo Stato potrebbe benissimo rappresentare l’ennesima dominazione straniera sull’isola. Una dominazione che, è importante ricordare, ha portato scuole, strade e uffici pubblici. Durante la seconda metà del ‘900, quando l’Italia poteva a buon diritto considerarsi un Paese in florida crescita, il malcontento era flebile, sempre presente ma sottovoce. Oggi che l’Italia subisce la crisi mondiale quelle stesse voci di dissenso si fanno più acute. Allora il siciliano si guarda intorno e riflette. Un’invidiabile posizione al centro del Mediterraneo, chilometri e chilometri di coste incantate, boschi e riserve naturali, qualche vulcano e terre fertili. Il tutto condito da millenni di storia tradotti in monumenti, chiese, siti archeologici, templi, antiche città e persino una vera e propria lingua, che deriva dal latino ed il cui lessico si è arricchito nei secoli nel corso delle varie dominazioni. Il siciliano, dopo attenta disamina, ignorando le dure lotte dei movimenti separatisti passati e le importanti conquiste di stampo autonomista, giunge alla conclusione che la Sicilia può a buon diritto aspirare a diventare un’entità indipendente, uno Stato a sé. Altro che Italia, altro che arabi e normanni!

L’analisi del suddetto siciliano si interrompe qui. Le discussioni al Bar Turiddu saranno appassionate, concitate, ma si interromperanno tutte in questo punto preciso. Non seguirà nessun atto concreto, nessuna presa di posizione, nessuna rivoluzione. Ma è importante notare che finalmente, dopo millenni delle più svariate dominazioni, nel siciliano si è formato un sentimento di appartenenza e di unione. Un sentimento non nuovo ma che giaceva dimenticato fra le pagine di libri di Storia consunti e abbandonati in chissà quale polverosa biblioteca dell’entroterra isolano. Un sentimento che oggi più che mai merita di essere riesumato. Orgoglio siciliano.

È altrettanto doveroso notare che questo lungo processo di presa di coscienza non sarebbe mai avvenuto senza il prezioso aiuto di un agente esterno, un dominatore chiamato Stato italiano che, fra le altre cose, ha reso l’istruzione fruibile a tutti. Il merito dell’Italia sta nell’aver attraversato lo Stretto ed averci ricordato cosa fosse la civiltà, ché l’insegnamento dei greci era troppo lontano in memoria. Forse l’Italia ha dato alla Sicilia molto più di quello che la Sicilia sarà mai in grado di restituirle. Ancora una volta la Sicilia si arricchisce passivamente della propria “dominazione”, ma non per questo i siciliani devono sentirsi in difetto. La Sicilia e le regioni tutte, ognuna con il proprio Orgoglio, la propria Storia e la propria Lingua, sono loro che fanno dell’Italia il Bel Paese. E l’Italia, dal canto suo, non ha mai ostacolato l’indipendenza culturale di ogni regione, ben cosciente della propria inestimabile ricchezza.

Oggi sperimentiamo una crisi senza precedenti, o almeno questo ci dicono i telegiornali. L’Italia, secondo buona parte dell’opinione pubblica, non è ancora riuscita a fornire soluzioni concrete per invertire questo stato di cose. Sono del parere che un rinnovato senso di appartenenza esteso a tutte le regioni d’Italia agirebbe da stimolo per la creazione di una nuova spinta propositiva che gioverebbe non poco all’intero Paese. Riappropriamoci delle nostre identità territoriali, ripartiamo dal sentimento di orgoglio siciliano, e da qui diffondiamolo in ogni regione, città, quartiere e borgata della penisola, adattandolo ai vari contesti. Lavoriamo per costruire qualcosa di più grande, un sentimento rinnovato e arricchito, che contempli tutte le singolarità e aspiri a permeare ogni angolo della nostra amata Terra.

Un pansentimento in grado di riunirci tutti. Orgoglio italiano.

Jafar al-Saqili

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