L’Eterna schiavitù africana

Aveva forse appena 9 anni la bambina che il 10 gennaio portava un esplosivo legato alla vita in un mercato di Maiduguri; quando la bomba è esplosa sono morte 19 persone. Il corpo della bimba divenuto irriconoscibile è lo specchio dell’assurda guerra che si combatte in Nigeria. E così, mentre in Europa l’11 Gennaio milioni di francesi manifestavano contro il terrorismo ricevendo solidarietà da ogni parte, in Nigeria si contavano i morti nel silenzio dei mezzi di informazione.

Proprio a Maiduguri nel 2002 si è formato il gruppo di Boko Haram, nome che significa “l’educazione occidentale è un peccato”; oggi si pensa che il gruppo stia cercando di far ritorno in città per farne la capitale del suo “califfato”. In Nigeria si teme ogni attimo per la propria vita; i miliziani uccidono in modo indiscriminato e i numeri sono rari e incerti. Vivere qui significa attendere che il proprio corpo prima o poi salti in aria devastato dal fanatismo jiadista. E non solo.

A questa minaccia si aggiunge poi quella di un governo troppo debole che è stato fino ad oggi incapace di fronteggiare il pericolo del terrorismo. Il paese sedici anni fa è tornato alla democrazia, ma realmente poche tracce ci sono di essa. Le elezioni del presidente e del parlamento sono state posticipate per motivi di sicurezza (tale ragione ci è data sapere) dal 14 febbraio al 28 marzo; i big men che si contendono il potere ed il petrolio sono l’uscente Goodluck Jonathan e lo sfidante Muhamad Buhari. Parlare di elezioni democratiche in un paese in cui la maggior parte della popolazione è analfabeta e vive nelle campagne senza acqua corrente né rete elettrica, sembra davvero inopportuno. I due candidati non convincono nessuno; il governo uscente ha una lunga storia di repressione e Buhari non nasconde per nulla simpatie verso Boko haram. Quest’ultimo ha anche credenziali discutibili quali quelle del suo diploma di scuola elementare, che è uno dei requisiti per ottenere l’incarico di presidente.

Le informazioni che ci giungono da quei luoghi sono molto poche e confuse. A volte terrificanti. Nell’agosto del 2014 l’ONG Amnesty International ha ottenuto alcuni video che mostravano persone sospettate di essere combattenti o simpatizzanti di Boko Haram mentre venivano picchiate o gettate in fosse comuni; anche in seguito al rapimento delle 276 studentesse nella città di Chibok, nell’aprile di quest’anno, il governo ha risposto in modo indiscriminato. Il fronte dell’esercito nigeriano è più uno di distruzione che di vera protezione, e questo certo non dà fiducia ai suoi cittadini.

Non resta che concludere dicendo che la Nigeria, “il gigante dell’Africa”, si appresta a ricombattere la guerra civile della fine degli anni sessanta. Siamo dinnanzi ad un’ennesima terribile pagina della Storia africana, che lotta per conquistare il diritto di decidere per il proprio destino, per continuare, in realtà, ad essere eterna schiava dell’ingiustizia. E noi occidentali siamo ormai così anestetizzati alla loro sofferenza che leggere di essi ci è proprio solo una grande noia.

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