Caltagirone: lo strano caso dei consiglieri assenteisti

Checché se ne dica, riuscire a parlare con Enti e Amministrazioni è ancora oggi possibile (perfino in Sicilia). Un po’ meno semplice è, però, creare un dialogo serio, trovare persone chiare ed attendibili negli uffici e, soprattutto, disponibili a essere d’aiuto. Ad esempio, sapevate che il Regolamento del civico consesso prevede un potente strumento contro l’assenteismo dei suoi membri? “I consiglieri che non partecipano a tre sedute consecutive del Consiglio Comunale, senza giustificati motivi, vengono dichiarati decaduti. La decadenza è disciplinata dall’articolo 173 dell’O.R.E.L.”, dichiara l’art. 60 del regolamento. O.R.E.L. sta per Ordinamento Regionale degli Enti Locali. Esso aggiunge semplicemente che “la decadenza è, in ogni caso, dichiarata dai rispettivi consigli, sentiti gli interessati, con preavviso di dieci giorni.” In sostanza, se un consigliere comunale si assenta per tre volte di seguito e non porta alcuna giustificazione, decade dalla carica.

Così, come ogni gruppo di cittadini responsabili, ci prendiamo la briga di controllare le presenze degli eletti al Consiglio del Comune di Caltagirone da luglio 2014 a gennaio 2015. Ebbene, scopriamo che solo in questi pochi mesi ben sette consiglieri su trenta si sono assentati tre volte consecutivamente, a volte anche di più. Ci chiediamo quindi fino a quanto un fatto del genere possa passare inosservato agli occhi dell’opinione pubblica. Del resto, non è ancora detto che tali consiglieri siano in condizione di perdere il posto: potrebbero aver fornito le dovute giustificazioni. Per questo motivo, avidi di risposte e generosi di domande il giorno dopo aver consultato l’elenco delle presenze, cioè il 21 gennaio, inviamo un’ e-mail all’ufficio del Presidente del Consiglio Comunale, ma non riceviamo risposta alcuna. Il sasso lanciato nello specchio d’acqua non rimbalza neanche quando, il 27 gennaio, una nostra nuova e-mail di sollecito cade nel vuoto. Pertanto decidiamo di parlare personalmente ai dipendenti comunali, così da muoverci con guide esperte nella sicula giungla burocratica. In questo modo appuriamo che almeno tre consiglieri su sette non sono giustificati. Spediamo nuovamente due messaggi di posta elettronica al Presidente, uno il 3 febbraio e l’altro il 5, richiedendo adesso che la legge sopracitata venga applicata, al fine ultimo di garantire l’onestà e il pieno rispetto delle regole. Ma da Palazzo dell’Aquila tutto tace. Insomma, come prima se vogliamo essere ascoltati dobbiamo presentarci di persona. Questa volta Giuliano temporeggia e risponde che ci farà avere risposta al più presto. Inutile dire che ciò non è successo.

Perciò con questa inchiesta vogliamo domandare ancora una volta delle spiegazioni in merito: nessuna volontà polemica, soltanto desiderio di conoscere la verità e contribuire alla sua diffusione. Stiamo chiedendo trasparenza, che deve essere la qualità principale dell’intero settore pubblico. Quando essa manca, il meccanismo di fiducia tra cittadini ed istituzioni si inceppa. Aspettiamo da mesi, quando sarebbe bastata un’ora. Domandiamo a squarciagola la verità, quando basterebbe sussurrare. Sussurrare, sì. Perché l’Amministrazione Pubblica ci dovrebbe essere vicina, dovrebbe essere nostra amica, amarci e ricevere il nostro amore, perché essa è un’educatrice che rende civile il mondo, e il mondo senza una civile Amministrazione Pubblica è il caos. È anche per questo deficit se la fiducia dei cittadini nella politica, nell’Italia e nel proprio Comune scende a livelli sempre più bassi. Oltre all’irragionevole silenzio in cui sono cadute le nostre richieste, questa vicenda pone in luce un dato di per sé preoccupante, cioè che in soli sei mesi il 10% dei consiglieri comunali ha violato una norma di cruciale importanza. Non sarebbe una cattiva idea se il Presidente rispondesse a questo segnale controllando più approfonditamente le presenze dall’inizio dell’amministrazione Bonanno. E nemmeno se facesse rispettare la legge. Noi aspettiamo fiduciosi una reazione positiva, ma non ci scoraggeremo nel caso in cui anche questo nostro appello cadesse nel vuoto. Se non ci ascolteranno, alzeremo la voce.

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