L’Italia è una repubblica democratica fondata sull’‪#‎hashtag‬

I politici non fanno mai quello che promettono, sono bravi solamente a parlare: spesso si sente uscire questa frase dalla bocca di molti italiani. Constatazione alcune volte veritiera, altre volte affrettata. Ma siamo proprio sicuri che i nostri politici siano bravi a parlare? In questo pezzo faremo un (deprimente) viaggio tra i tweet, le note e le dichiarazioni dei nostri governanti.

Mi piacerebbe iniziare subito con Renzi. Il Presidente del Consiglio, da quando è stato chiamato a formare il governo (stavo per scrivere “da quando è stato eletto”, piccolo lapsus), ama ripetere che il suo operato è e sarà quello del Fare. Lo ha ripetuto così tante volte che rischia di diventare banale anche nelle imitazioni di Crozza. Sorvoliamo stavolta sulle azioni del premier, che richiedono un’analisi più accorta, e proviamo ad analizzare i suoi commenti e le sue interviste. Perché, per quanto si possa autodefinire uomo d’azione, è innegabile che sia molto abile nell’arte della parola e nella cura dell’immagine. L’ironia e la costante presenza nei social hanno assai contribuito nell’ultimo anno ad evitare un drastico calo dei consensi. Però provate a scorrere la bacheca Facebook del premier. Per quanto banale vi possa sembrare quest’azione, non lo sarà, a mio parere, più dei post che leggerete. Renzi infatti, pur di rendere il proprio linguaggio commestibile a tutti, evita di utilizzare difficili ragionamenti e vocaboli complessi, affidandosi a slogan semplici. “La violenza perderà sempre contro la libertà”: è il commento dell’ex sindaco di Firenze all’indomani della strage di Charlie Hebdo. Abbastanza scialba come dichiarazione, per quanto possa essere simbolica. Sarebbero state meglio, forse, parole che dimostrassero maggior vigore politico.

Restando ai giorni successivi alla tragedia parigina, hanno fatto un peggiore passo falso i leader dell’opposizione. La Meloni, riferendosi alla cultura occidentale, ha sottolineato l’importanza del presepe, al centro, in quei giorni, di una sua battaglia. Che c’entrerà il presepe con l’ISIS direte voi. Poco, rispondo io. Quasi nulla. Salvini ha confermato la mia idea sul suo conto. I collegamenti del segretario del Carroccio sono più forzati della mia tesina agli esami di stato. Riesce ad infilare la questione immigrazione dappertutto. Personalmente, lo trovo offensivo nei confronti dei 5 milioni di immigrati in Italia. È corretto porsi il problema della sicurezza, ma, essendo quella dichiarazione circondata da centinaia di post riferiti agli stranieri, le parole del leader leghista perdono di serietà, perché troppo abusate.

Quelle appena citate sono le frasi dei leader politici con il maggior consenso e non oltrepassano i limiti della decenza (nonostante l’esuberanza di Renzi e la loquacità di Salvini). I limiti di cui parlo, purtroppo, sono stati superati, orgogliosamente mi verrebbe da dire, da tanti altri. Razzi ha deciso che la cosa più seria da fare è quella di darsi alla musica, e penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che di meglio, da quella bocca, difficilmente ne uscirà. Gasparri litiga con tutti, adolescenti e cooperanti, e riesce sempre ad avere torto. Sempre. Chapeau. Buonanno, in un impeto incontrollato, dimentica cosa significhi essere diplomatici e definisce i rom feccia della società. Sel ormai esiste solo per fare opposizione, a colpi di tweet, alla Lega. Ed è capace di farlo quasi sempre nella maniera meno efficace possibile. Anche qui, chapeau.

Insomma, tenere a bada lingua e mouse sembra molto complicato a destra come a sinistra. Tutto questo in contrapposizione con i toni bassi del Presidente della Repubblica. Che dire? Nulla, c’è poco da aggiungere. Non si voleva trasmettere nessun messaggio particolare o qualsivoglia morale con questo articolo, solo condividere un deprimente viaggio tra il linguaggio dei nostri politici con voi lettori, così come detto all’inizio. Grazie della compagnia quindi, e scusate se termino bruscamente il pezzo, ma devo correre a iscrivermi al canale YouTube di Razzi.

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