La bufala omofoba che piace alla destra

Uno spettro si aggira per l’Italia: lo spettro del gender. Per esempio, prendete un comune italiano abbastanza importante, come Trieste. Aggiungete una giunta di centro-sinistra che introduce un progetto per le scuole materne, il Gioco del rispetto. Tutto regolare, almeno all’apparenza. Allora qualcuno mi spieghi perché di una innocua e lodevole iniziativa scolastica si è trasformata in un caso nazionale. Da qualche giorno a questa parte compaiono titoli di giornale più indignati di Carlo Sibilia il giorno della riunione del gruppo Bilderberg: La follia dei “giochi gender” bimbi travestiti da bimbe tuona il Giornale, il quale dopo pubblica anche il “documento choc” che ne esprime le linee guida. La medaglia d’oro spetta però a Libero, con Scuola, progetto della Regione Friuli Venezia Giulia: ora di pornografia all’asilo.

A questo punto allarmarsi è anche legittimo: sarà davvero così aberrante ciò che ha in mente il comune friulano? Niente di tutto questo. È semplicemente la solita, banalissima reazione dei conservatori quando qualcuno commette l’atto sacrilego di tirare fuori dal silenzio il rispetto per gli altri. Non stiamo parlando in questo caso specifico di matrimoni o unioni civili, quote rosa e desinenze al femminile. In ballo c’è il rispetto, niente di più. Quello che è stato calpestato con una vergognosa macchina del fango, perché disinformare è facile, ma dire la verità è scomodo. È semplice sbraitare con orrore che il gioco prevede che i bambini e le bambine si esplorino i corpi reciprocamente, un po’ difficile aggiungere che in realtà tutto ciò si riduce ad appoggiare una mano sul petto del compagno o della compagna per sentire il battito del cuore. Obiettivo: comprendere che, nonostante le differenze fisiche, maschi e femmine sono uguali. Tremendo, davvero. È comodo berciare che i piccoli saranno invitati a giocare con le parti intime, ma controproducente pubblicare anche la dichiarazione della vicesindaca di Trieste Fabiana Martini, la quale dice chiaro e tondo che “il Gioco del rispetto non affronta né i temi della sessualità, né quelli dell’affettività.”

E ancora la lista delle accuse pretestuose potrebbe continuare. Infatti è un delitto educare i bambini a nominare correttamente gli organi genitali. Quelle non sono parti del corpo al pari delle mani e della testa, ma strumenti demoniaci di cui ci si deve vergognare, giusto? Non sia mai far comprendere ai maschi che se un loro compagno preferisce giocare con le bambole non ha nulla di strano o sbagliato, e così anche se una bimba apprezza le automobiline. Insegnare che un papà può fare il casalingo e una ragazza può aspirare a diventare calciatrice? Delirio! Gli uomini devono portare il pane in casa e le donne badare alla famiglia, o al massimo accontentarsi di pochi mestieri ad esse riservati. Qualora si mettano in testa di fare carriera e ci riescano, si rassegnino: se sono brutte, hanno avuto una raccomandazione. Se belle, hanno fatto sesso con il capo.

L’aggravante in questo caso è la nauseante opera di falsificazione della destra oscurantista, che in completa malafede ha rielaborato a propria convenienza frasi sconnesse tra loro. Già il metodo puzza di marcio, ma se entriamo nel merito troviamo anche di peggio. Il Giornale cita un tal Silvio Brachetta, che dalle pagine dell’autorevole testata della Diocesi triestina vomita complotti: “C’è il tentativo, occultato ma evidente non tanto di insegnare il rispetto tra le persone, ma d’indurre la nota ideologia del gender, che prevede l’assoluta libertà di scegliersi il sesso a capriccio.” Peccato, la Martini ha invece ribadito che “tra le proposte di gioco non ce n’è nessuna che riguardi l’educazione sessuale, né si toccano i temi dell’omosessualità, della corretta o non corretta composizione della famiglia”.

Adesso, tralasciando il fatto che l’educazione sessuale già dall’asilo è raccomandata persino dall’OMS, è inaccettabile e discriminatorio che si usino ancora termini come “capriccio”: nessuno può arrogarsi il privilegio di salire in cattedra e giudicare la sessualità dell’altro, che è la parte più intima e riservata della sfera privata. Questo vuol dire che dobbiamo fingere che non esista? Assolutamente no. Ancora una volta voglio affermare che la scuola e la società intera debbano avere il coraggio di spezzare il tabù del sesso, soprattutto con i più piccoli. Viviamo nel paese in cui gli adolescenti vengono abbandonati a se stessi nella scoperta dell’affettività, ma ci permettiamo di fare i moralisti con una ragazza madre o di guardar male un malato di AIDS. Ma questa è un’altra storia che poco c’entra con il Gioco del rispetto, il quale vuole solo insegnare ai bambini che prima ancora di essere uomini o donne, siamo tutti esseri umani. Destrorsi e clericali reazionari se ne facciano una ragione: il cambiamento è la legge della vita, diceva John F. Kennedy. E ancora, per l’ennesima volta nella storia, i conservatori perderanno l’appuntamento con il futuro. Ce ne faremo una ragione. Errare è umano, perseverare è ciellino (cit.).

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