Cosa accade oggi in Oriente?

Raramente ci accostiamo al mondo arabo e sempre con grandi difficoltà: difficili da comprendersi sono le sue logiche, i suoi contrasti, i diversi confini territoriali, l’ideologia religiosa, le gerarchie e persino i suoi nomi. Ritengo che insito nell’Occidente debba esserci un desiderio di informazione di fatti e ragioni che movimentano quei popoli, non per l’interesse che guida grandi capi dello Stato ad appropriarsi di ciò che non ci appartiene, ma perché comprenderne i meccanismi, o almeno sforzarsi a farlo, è alla base per acquisire consapevolezza di ciò che noi stessi siamo. Umanità è una parola che ci viene proposta troppo spesso con significato astratto, quasi sublime, ed in tal senso irraggiungibile. Ciò che cercherò con questo pezzo di raccontare è quel che accade in Yemen, auspicandomi di farlo con massima chiarezza e veridicità.

Lo Yemen si trova a sud del Medio Oriente: confina a nord con l’Arabia Saudita, a est con l’Oman, a sud è bagnata dall’Oceano Indiano.

Da: maps.google.com

Da: maps.google.com

Cosa sta accadendo nello Yemen?
Dal 26 marzo dei bombardamenti stanno causando più di centinaia di morti; a bombardare il paese è l’Arabia Saudita, che cerca così di contrastare il movimento tribale degli houthi, movimento di opposizione all’attuale governo di Mansur Hadi nello Yemen. Il re Salman saudita, quindi, sta rispondendo al pericolo del movimento con un altro pericolo, quello dei bombardamenti che uccidono senza identità colpevoli e non; è l’amara logica della guerra, soprattutto quella di chi sostiene voler portare la pace.

Ma perché l’Arabia Saudita vuole tanto proteggere l’attuale governo nello Yemen dalle minacce? Il motivo risiede nella natura del movimento che avanza e in chi protegge loro le spalle. Il movimento è di religione sciita, precisamente zaidita, ed è quindi già religiosamente in contrasto con il re Salman e tutta la sua dinastia; sarebbe un movimento populista che sfida lo status quo, la monarchia saudita e le sue ambizioni. All’interno del paese dello Yemen il movimento ha preso ampio consenso tra i reparti militari che sono rimasti fedeli all’ex presidente Saleh, succeduto a Hadi nel 2012. All’esterno, invece, pare che l’Iran sia a sostenerlo; questa è la seconda ragione dell’intervento saudita.

Tuttavia, ammesso anche che ad oggi, l’Iran, non sia realmente dietro le quinte degli houthi (nessuno con certezza può saperlo, qualcuno lo sospetta, qualcuno invece lo nega), è indubbio che lo sarà presto, sentendosi in dovere di rispondere a quella che considerano un’aggressione saudita al paese. Insomma, il gioco degli slogan militari e politici è fatto: l’Arabia Saudita sostiene di combattere nello Yemen contro il movimento che dovrebbe sottendere all’egemonia iraniana,e l’Iran, a questo punto, risponde dicendo di combattere contro quello che sarebbe il tentativo saudita di governare.

L’Arabia Saudita non è da sola: è sostenuta dagli Stati Uniti, da tutti gli stati del Golfo – inclusi Egitto e Giordania, che hanno messo da parte le rivalità accomunati dalla paura del dominio iraniano. Decisiva sarà l’entrata del Pakistan nella coalizione, poiché è l’unico paese musulmano a possedere armi atomiche importanti per la strategia regionale saudita. C’è ancora tutto da aspettarsi.

La terra trema: quello che ci apprestiamo a osservare è tra gli scontri più sanguinosi di tutti i tempi per il mondo arabo, auspicandoci che, questa volta, il sangue di innumerevoli innocenti semini i più disparati germogli di pace. In nome di dio, noi tutti preghiamo.

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