Teoria dell’equa distribuzione

La teoria economica che andrò a spiegare di seguito immagina un nuovo modo di vedere l’impresa e cercare una più equa distribuzione dei salari tra i lavoratori. E’ necessario fare una premessa: differentemente da come pensava Marx, io sostengo che non tutti i lavoratori sono da considerare uguali. Ciascuno di loro ha delle competenze, delle conoscenze e delle esperienze che gli permettono di essere più o meno produttivi e utili all’impresa.

Ogni lavoratore è pertanto la somma delle sue risorse empiriche (risorse psicofisiche + soft skills) e risorse cognitive (esperienza lavorativa + conoscenze).

L = R.E.(R.ps. + s.s.) + R.S.(exp + con.)

Il primo passo che deve fare l’imprenditore è quindi “schedare” i propri lavoratori assegnando a ciascuno di essi un valore, in base a dei criteri che dipendono dall’impresa e dalla volontà dell’imprenditore, che li farà appartenere ad una determinata fascia. Da questa fascia dipenderà l’incarico che il lavoratore assumerà e la sua retribuzione. Posto questo presupposto continuiamo con la teoria. Secondo la teoria economica classica il profitti dell’imprenditore deriva dai ricavi meno le spese sostenute; queste, secondo Marx, sono suddivise in spese di capitale fisso e spese di capitale variabile (i salari). La visione che espongo è diversa:

Considerando i ricavi (R), si sottraggono tutte le spese (Sp) ESCLUSI i salari (Sa) e si ottiene così un guadagno. Questo viene destinato per il 50% al profitto dell’imprenditore, che deciderà se reinvestirne una parte o meno, e il restante 50% sarà destinato ai salari. L’esclusione dei salari dalla voce di spesa, e la sua inclusione invece al momento del calcolo del profitto, senza dubbio riduce il guadagno dell’imprenditore a vantaggio dei lavoratori, ma permette un passo ulteriore: più i lavoratori aumentano la produttività dell’impresa, più guadagnano. Essi pertanto, non avendo uno stipendio fisso ma desumibile dai ricavi, saranno propensi ad aumentare il più possibile la propria produttività per garantirsi un salario più alto possibile.

Questo 50% destinato ai salari viene poi successivamente suddiviso in una prima fase in parte equa fra tutti i lavoratori dell’impresa, e poi si applicano delle maggiorazioni o riduzioni in base alla categoria a cui il lavoratore appartiene. Ciò permette di fare in modo che ogni lavoratore venga valorizzato come individuo, e che sia spinto il più possibile a migliorare i profitti dell’impresa, perché da quelli dipende il proprio salario.

Facciamo un esempio per chiarire.

Consideriamo l’impresa Biscotti. L’impresa stabilisce il criterio di valutazione dei propri dipendenti assumendo dei valori secondo questo schema, ipotizzando che dia alle quattro tipologie di classificazione lo stesso valore (da 1 a 25):

RISORSE PSICOFISICHE (Resistenza alla fatica, velocità nello svolgimento del proprio compito, capacità di lavorare sotto stress, ecc…): valore da 1 a 25.

ABILITA’ PERSONALI (Leadership, teamworking, capacità d’apprendimento, problem solving, ecc…): valore da 1 a 25.

ESPERIENZE LAVORATIVE (In base all’inerenza o meno con l’impiego attuale): valore da 1 a 25.

CONOSCENZE (Master, lauree, titoli, ecc…): valore da 1 a 25.

In base alla somma degli strumenti di misurazione si classifica il lavoratore in base al punteggio totale ottenuto.

A questo punto denotiamo ad esempio 4 profili tipo di classificazione del lavoratore:

Lavoratore α (da 1 a 25): R.Ps.1 ; s.s. 8; exp. 15; con. 0                                  1+8+15+0 = 24

Lavoratore β (da 26 a 50): R.Ps.12; s.s. 2; exp. 14; con. 6                               12+2+14+6 = 34

Lavoratore γ (da 51 a 75): R.Ps. 5; s.s. 15; exp. 20; con. 14                            5+15+20+14 = 54

Lavoratore δ (da 76 a 100): R.ps. 20; s.s. 23; exp. 9; con. 18                         20+23+9+18 = 70

Ipotizziamo poi che nell’impresa Biscotti ci siano 10 dipendenti, di cui:

  • 1 lavoratore δ
  • 3 lavoratori γ
  • 2 lavoratori β
  • 4 lavoratori α

Assumiamo che l’impresa abbia un ricavo di 10000€ e tutte le spese (esclusi i salari) ammontino a 2000€.

Il guadagno (R-S) è uguale a 8000€. Metà va all’imprenditore e metà ai salari. Il profitto dell’imprenditore è 4000€, e la stessa quantità è destinata al salario totale (S.t.). Come suddividere ora questi 4000€ a dieci lavoratori secondo un criterio che tenga conto della classificazione individuale?

Per prima cosa assumiamo che tutti i lavoratori appartengano ad un’unica categoria. Ciascuno di essi percepirebbe 400€ (4000€/10). Il problema è che non appartengono tutti alla stessa categoria, quindi dobbiamo dare a ciascuno una quantità di stipendio decrescente in base alla propria classe. Se S.t. è Y, il salario di ciascun individuo (X) senza considerare le categorie è X=Y/n lavoratori. In questo caso 4000€/10 = 400€. Adesso dividiamo il salario medio in base alle categorie:

  • Categoria δ: X
  • Categoria γ: X/2
  • Categoria β: X/3
  • Categoria α: X/4

Tornando all’esempio numerico:

  • Categoria δ: 400€
  • Categoria γ: 400€/2 = 200€
  • Categoria β: 400€/3 = 133,33€
  • Categoria α: 400€/4 = 100€

Questo che abbiamo trovato è il salario singolo iniziale (s.s.i.).

Moltiplichiamo adesso i salari per il numero di lavoratori presenti nell’impresa, per trovare il salario di categoria iniziale (s.c.i.).

  • Categoria δ: 400€ x 1 = 400€
  • Categoria γ: 200€ x 3 = 600€
  • Categoria β: 133,33€ x 2 = 266,66€
  • Categoria α: 100€ x 4 = 400€

La somma dei s.c.i. risulta 1666,66€. Adesso sottraiamo al S.t. la somma dei s.c.i.:

4000€ – 1666,66€ = 2333,34€ . Questo è il salario rimanente totale (s.r.t.). Questa somma rimanente viene suddivisa IN PARTI UGUALI fra TUTTI i lavoratori:

2333,34€/10 = 233,334€. Questa cifra è il salario rimanente medio (s.r.m.) e si somma al s.s.i. per trovare il salario singolo finale (s.s.f.).

  • Categoria δ: 400€ +233,334€ = 633,334€
  • Categoria γ: 400€/2 = 200€ + 223,334€ = 433,334€
  • Categoria β: 400€/3 = 133,33€ + 223,34€ = 356,67€
  • Categoria α: 400€/4 = 100€ + 223,34 = 333,334€

Così abbiamo infine trovato il salario singolo finale per ciascun lavoratore appartenente alla sua categoria.

Conclusioni:

Questo modo di distribuzione dei salari vuole raggiungere tre obiettivi:

  1. Valorizzare con metodo meritocratico il singolo lavoratore, che non è “massa” ma individuo libero e pensante.
  2. Invogliare i lavoratori ad aumentare la propria produttività, perché da essa dipendono i ricavi, e dai ricavi dipende il loro salario.
  3. Ridurre il gap tra gli stipendi delle fasce alte δ (dirigenti, responsabili d’area) e fasce basse α (manovalanza, operai).

Questo modo di produrre immagina un’impresa più collaborativa, più meritocratica e più equa, quindi più giusta.

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