Il pensiero fascista che l’ISIS vuole

Dover sopportare le uscite a gamba tesa di Salvini è una quotidiana via crucis. Se poi l’aspirante alter-Renzi fa anche piazza pulita nei sondaggi (rispetto alla media storica della Lega Nord, s’intende), si resta allibiti. Prima di tutto perché il populismo di destra che si sta diffondendo in Europa ha un retrogusto fascistoide alquanto sgradevole, ma c’è un’altra motivazione celata a cui non pensano neanche i leghisti, la quale ha a che fare con il bersaglio preferito in questo momento: l’Islam.

I media occidentali focalizzano l’attenzione sulle azioni criminali dell’ISIS, aizzando la reazione dell’opinione pubblica. Giusto sdegnarsi per le esecuzioni brutali di giornalisti, cooperanti e “infedeli”, sacrosanto scendere in piazza al grido di Je suis Charlie (ma qualcuno dovrebbe spiegarmi perché i massacri ben più sanguinosi in Africa non smuovono una foglia), tuttavia da qui a vomitare intolleranza contro tutto il mondo musulmano ne passa, eccome. Eppure accade e dovremmo chiederci il perché, prima di tutto facendo i conti con la nostra coscienza occidentale. Europa e USA covano da sempre un desiderio sfrenato di dominio nei confronti di tutto il mondo. Ci siamo arrogati il diritto di fare ciò che volevamo di intere popolazioni da “civilizzare”, noi del Vecchio Continente. Gli americani hanno usato un pretesto diverso, quello di portare libertà, pace e democrazia a suon di artiglieria: cambiano le parole, i fatti sono gli stessi.

Ma la storia dell’uomo è strana e volubile, così capita che da una parte del mondo il Mahatma Gandhi liberi la sua terra praticando la non violenza e pochi decenni dopo i guerrieri della fede abbattano il regime filosovietico in Afghanistan. Con la jihad e il denaro degli USA. Il fondamentalismo islamico non è altro che una reazione all’imperialismo dell’Occidente, uno strumento con cui affermare l’identità popolare unita contro il nemico. Abbiamo portato sfruttamento e oppressione, ottenendo odio e morte. Ciascuno raccoglie ciò che ha seminato. L’ISIS è una malattia che abbiamo provocato noi e adesso ci tocca estirparla. Ma in che modo?

Ecco che qui subentra il ruolo della nuova destra. È palese che gli scagnozzi di al-Baghdadi siano molto abili con i nuovi media. Cosa sperano di ottenere, caricando sul web immagini di esseri umani decapitati e bruciati vivi, video di patrimoni storici millenari distrutti da ignoranti armati di piccone? Non la nostra approvazione e questo lo sanno bene. Certo, ci sono i giovani che partono da tutta l’Europa per unirsi all’armata nera, ma si tratta di numeri scarsi per formare un esercito in grado di fronteggiare le grandi potenze mondiali. Il vero obiettivo dell’ISIS è assuefarci alla violenza. Ho provato orrore quando James Foley è stato ucciso, ma ancor di più quando di fronte agli omicidi successivi (ugualmente efferati, se non di più) l’indignazione generale è andata via via scemando, come se in fondo stessimo solo guardando un film già visto dal finale scontato. In compenso, è cresciuta una rabbia cieca contro l’intera cultura islamica, fomentata dagli arrivisti della politica che cavalcano l’onda della paura.

Siamo sempre più disposti ad accettare riduzioni della libertà e della privacy in nome della sicurezza, a rinunciare alla solidarietà umana per la guerra al terrorismo. Ma così stiamo solo prestando il fianco a chi vuole la rovina della nostra società. Per fermare l’ISIS nei luoghi in cui spadroneggia, la realpolitik impone purtroppo un intervento militare. Non c’è alternativa per chi distrugge i diritti umani senza essere disposto a compromessi. Ma esso dev’essere concertato dalle Nazioni Unite e inoltre bisogna prevedere un piano di democratizzazione e stabilizzazione economica delle zone liberate: l’unico modo per eradicare l’estremismo è dare al Medio Oriente e al terzo mondo una vera indipendenza.

Ma il fronte interno di questa battaglia è il più importante ed esso si combatte nelle nostre case, nelle piazze delle città europee e americane. Se loro distruggono la cultura, noi rispondiamo con l’educazione dei cittadini di domani. Se loro uccidono il diverso, noi dobbiamo integrarlo. Se loro opprimono e sfruttano, noi rafforziamo la nostra democrazia e l’eguaglianza. Se loro intonano canti di morte, noi abbiamo l’Inno alla Gioia e una meravigliosa poesia dedicata alla libertà: la Costituzione. A proposito, vorrei concludere con un invito a leggere Come si diventa nazisti, di William S. Allen: il libro dimostra che Hitler giunse al potere grazie ad una società gradualmente abituata alla violenza e alla barbarie. Chissà, potrebbe aprire gli occhi a Salvini e agli altri seminatori di intolleranza.

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