C’è sempre un uomo. C’è sempre un faro.

Elizabeth: Vedi? Non sono stelle, ma porte.

B. DeWitt: Porte per dove?

Elizabeth: Ovunque. Non resta che scegliere.

B. DeWitt: Cosa sono tutti questi fari? Perché siamo… Chi sono…?

Elizabeth: Sono un miliardo di mondi. Tutti diversi, eppure così simili. Costanti e variabili.

B. DeWitt: Cosa?

Elizabeth: C’è sempre un uomo. C’è sempre un faro. C’è sempre una città.

Sotto una argentea volta stellata, BioShock Infinite fa luce sul suo sottotitolo. La teoria dello statunitense Hugh Everett III, secondo cui esiste la possibilità che l’universo che viviamo sia soltanto uno degli infiniti mondi paralleli che si verrebbero a creare in seguito a un evento, sono il punto di partenza per questo piccolo gioiello. Senza ribadire e riraccontare l’intricata trama come di norma fanno tutti gli articoli che non sanno a che santo aggrapparsi pur di dire qualcosa,scaviamo adesso un po’ su quello che ci viene proposto.

Il videogioco è di per sé un’opera di finzione, una simulazione che fa leva sul divertimento e l’appagamento del giocatore per aver superato una sfida, raggiunto un obiettivo o un punteggio. Senza tradire questa imprescindibile intenzione ludica il videogame può fare arte e cultura, e Ken Levine, numero uno dell’ormai chiusa Irrational Games, ce ne ha dato prova. Perché a vestire panni del protagonista Booker DeWitt si diventa partecipi di un ambiente davvero particolare e particolareggiato, nato dal sudore dei pittori odierni che dipingono battendo sulle tastiere. Ci veniamo a trovare a Columbia, una vera e propria città volante costruita dal governo statunitense e presentata alla Fiera Colombiana del 1893, quattrocento anni dopo la scoperta di Colombo. Quest’allegoria del paradiso è composta da bianchi palazzi (ricordano molto Boston) che letteralmente galleggiano in aria, fra dirigibili e “skylines”, ovvero delle rotaie alle quali la gente può appendersi tramite dei ganci e scorrere rapida da un posto all’altro. Qui gli ideali americani sono decantati da tutti, la città ideale dei padri fondatori li venera pregando alle loro statue magnificenti. Ma Levine ama le utopie infrante, e Columbia altro non è che una enorme corazzata armata per distruggere la “Sodoma sotto di noi”. Queste le parole con le quali Zachary Hale Comstock, leader della città autonominatosi “Il Profeta”, si riferisce al continente nord-americano sottostante, il continente dal quale si è proclamato indipendente e che considera ormai uno stato degenere. Nella coloratissima Columbia vige infatti il culto per l’America pura e un cristianesimo basato sulla dottrina di “Padre Comstock”, santone oltre che capo politico, i cui dogmi sono legge. Il classismo è spietato, l’uomo bianco detta legge all’uomo nero, e alla ridenti lotterie dei borghesi si alterna il quartiere dei disagiati, dei malconci lavoratori sfruttati all’ombra delle industrie di Jeremiah Fink, un personaggio con baffoni e cilindro che farebbe rizzare i peli di Karl Marx.

Ora, se in questo contesto inseriamo come compagna e motore dell’avventura una ragazza dagli enormi occhi cerulei in grado di aprire “squarci” spazio-temporali fra una variante del mondo e l’altra, abbiamo i presupposti per un gameplay vivace e una scenario ben imbastito. Infatti, il rapporto fra Elizabeth e Booker, fatto di gesti e dialoghi, intese e litigi, pensieri e sparatorie, lascia che nel giocatore si crei un rapporto empatico. A forza di interagire finiamo per affezionarci alle vicende di Elizabeth, a interessarci dei tasselli che mancano, alle vicende non ancora regolate. Insomma, è l’asse su cui si regge la narrazione. Quest’ultima viene poi di frequente ispessita e “svelata” dai “voxafoni”, dei diari audio disseminati per Columbia, oltre ovviamente dalla gran quantità di manifesti, filmini, dialoghi di personaggi non giocanti. Tutto fa brodo. Quello che il gioco si propone è quindi di farci vivere un’esperienza di gioco curata sotto ogni aspetto. Ma soprattutto, come tutte le grandi opere d’arte, BioShock Infinite mostra. Sì, mostra, non spara a zero, non è mai crudamente didascalico, semplicemente mostra. Lascia che il giocatore prenda parte a una serie di eventi scriptati, lo lusinga e lo coinvolge – non mancano scelte e quick time event – lasciando che sia lui ad “avvertire” giocando. È il grottesco di quello che vediamo a parlarci di ultranazionalismo, di esasperazione religiosa, di fanatismo e capitale: certi automi giganti con le facce dei Washington, Jefferson e Franklin ci sparano contro urlando “Il signore giudica, io agisco”; la voce di Fink declama entusiasta: “Qual è la creatura più ammirabile sulla Terra di Dio? È l’ape! Avete mai visto un’ape in vacanza? Avete mai visto un’ape prendersi un giorno di malattia? Beh. Amici miei, la risposta è no! Così vi dico: siate api! SIATE API!”; e leggiamo avvertimenti in pieno stile biblico “Il seme del profeta siederà sul trono e ricoprirà di fiamme le montagne dell’uomo”.

In breve, ambiente di gioco, comparto scenico e trama stimolante, sono in BioShock Infinite più che mai funzionali a fare di un’aggressiva meccanica di gioco sparatutto un’opera videoludica di una certa profondità, che la dice lunga su quanto può dare e dire il media videogame oggi (che dico, due anni fa!). Giocare per credere.

Angolo delle curiosità linguistiche: il nome di Booker DeWitt rimanda a Bryce DeWitt, sostenitore delle teorie di Everett, la figlia del quale (di Everett) si chiamava fra l’altro Elizabeth. Il linguaggio biblico è sparso un po’ ovunque, anche gli stessi nomi – Zachary, Jeramiah – ne hanno il sapore. Comstock ricorda Anthony Comstock, un politico statunitense vissuto a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo (anni vicini agli avvenimenti del gioco) distintosi per il rigore vittoriano e il fanatismo religioso. I Lutece prendono forse il nome da Lutezia, la città gallica antenata di Parigi.

Fabio Damico

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...