Il tramonto delle ideologie

“Tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra, è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra”.

Con queste parole comincia la canzone di Giorgio Gaber Destra-Sinistra, un’ironica critica alla mancanza di reali differenze ideologiche fra questi grandi schieramenti.

La fase storica che viviamo da qualche anno a questa parte è quella che io mi permetto di chiamare “il tramonto delle ideologie”. Il nome credo lasci poche interpretazioni, ma se così non fosse chiarisco immediatamente: a mio parere, non esistono più le ideologie e se esistono non hanno alcun senso. Probabilmente adesso metà delle persone che militano nei partiti o movimenti saranno pronti a scagliarmi dalla cima della Tour Eiffel, eppure li invito un momento solo a riflettere. Cos’è l’ideologia?

L’ideologia è il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale. Ora, volete dirmi che al giorno d’oggi la gente possiede ancora un impianto stabile di credenze, opinioni e valori che orientano il proprio agire politico e soprattutto (perché di questo si tratta) orientano la scelta che la matita farà nella cabina elettorale? Il mio modesto parere è no. È vero: alcuni votano il proprio partito a prescindere dai programmi o dai leader secondo quello che è chiamato lo spirito di partito. Ma lo spirito di devozione e attaccamento è verso il partito, non verso l’ideologia. Anche perché, diciamocelo, l’ideologia è un concetto vecchio, astratto. È ormai caduto in disuso, rimasto ancorato al passato, senza alcun riscontro pratico nella realtà.

Prendiamo per esempio l’ideologia più famosa e controbattuta nel mondo: l’ideologia comunista. Qualcuno sostiene ancora che il mondo è diviso fra imprenditori e proletari? Che bisogna fare la rivoluzione armata dopo aver raggiunto la coscienza di classe? Qualcuno può dirmi che esistono ancora delle “classi”? Io ritengo che il welfare state e l’evidente capacità del sistema capitalistico di essere flessibile e adattarsi abbiano dimostrato quanto l’ideologia comunista sia inapplicabile nel contesto contemporaneo. Le uniche realtà che ad oggi sono comuniste, sono delle dittature di un piccolo gruppo dirigente. Senza dubbio non è quello che teorizzava Marx. Eppure ancora oggi da milioni e milioni di persone il comunismo è esaltato come la soluzione finale a ogni problema sociale, politico ed economico del nostro mondo. E come l’ideologia comunista sono così tante e tante altre.

L’ideologia è una gabbia. Una gabbia in cui le idee sono confinate, bloccate all’interno di una cornice che non possono valicare. Ma ha ancora senso stare in una gabbia nel terzo millennio? Vogliamo cominciare a riconoscere che esistono dei valori trasversali fra destra, sinistra e centro che sono universali e riguardano l’uomo in quanto tale? Se dite a un uomo di centro-destra di avere dei valori comuni con uno di sinistra probabilmente vi riderà in faccia. Ma ha davvero motivo di farlo?

Il mondo globalizzato, nei sistemi liberal-democratici (il cosiddetto “mondo occidentale”) ci ha portato ad avere dei valori che vanno oltre qualsiasi schema politico: penso alla tutela dell’ambiente, alla valorizzazione della cultura, al rispetto della vita umana, all’onestà, alla trasparenza, alla legalità. E potrei continuare per ore. L’onestà è di destra o di sinistra? La legalità? L’amore per il la propria terra?

Ecco, da questi pochi esempi, forse banali, mi rendo conto come aggrappare un progetto politico a un’ideologia possibilmente riguardante una società che esisteva decine o persino centinaia di anni fa è totalmente privo di senso. Non sarebbe più corretto e funzionale basare un programma politico unicamente su idee? Unicamente su progetti. Per governare una città, o un Paese, è davvero necessario definirsi di destra o di sinistra? Richiamarsi al marxismo o al liberalismo? Certo, come canta Gaber, le differenze di pensiero ci sono e ci saranno sempre. Su molti tempi si formeranno delle linee di pensiero spesso diametralmente opposte (mi basta solo pensare ai temi etici), ma questo ostacolo solo è ciò che ci condanna a continuare a votare “comunisti, fascisti o liberali” (che poi, diciamocelo, sono tutti liberali).

Io auspico un mutamento nel panorama politico non dovuto al fatto che le idee delle persone mutino, ma al fatto che siano veramente libere. Che siano libere di cambiare e di adattarsi a ciò che la singola realtà, a volte locale a volte nazionale, offre. E, magari, quando riusciremo a vivere in un Paese o in un mondo civile, dove quei valori trasversali sono accettati e condivisi da tutti, forse potremmo tornare alle ideologie. Ai grandi schemi di pensiero. D’altronde si sa, il sole dopo il tramonto lo si rivede all’alba.

“L’ideologia, l’ideologia, malgrado tutto credo ancora che ci sia: è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché, con la scusa di un contrasto che non c’è. Se c’è chissà dov’è”.

G.G.

Un pensiero su “Il tramonto delle ideologie

  1. Anna Montemagno ha detto:

    Gaber, con tono ironico, invitandoci all’assunzione di responsabilità, lamentava la banalità a cui noi abbiamo ridotto le ideologie di destra e di sinistra, niente di più che qualcosa di esteriore sulla base di cui distinguerci. Nel 1994 Norberto Bobbio aveva riflettuto sui due termini “destra” e “sinistra” e parlando di crisi delle ideologie sosteneva che proprio il parlarne dimostrava che non erano in crisi. Non era la sua unica argomentazione perché, riconoscendo che alle ideologie del passato se ne erano sostituite delle nuove, affermava che l’esistenza del grigio tra il bianco e il nero nulla toglieva alla differenza tra bianco e nero. La formazione di un centro, ad esempio, presupporrebbe le altre due parti con la sua stessa esistenza. Bobbio parlava di Terzo escluso (nè l’una, nè l’altra ideologia); Terzo incluso (qualcosa che presupponga entrambe le ideologie) e Terzo includente cioè qualcosa che andasse oltre gli opposti estremi inglobandoli in una sintesi superiore tra due parti che si negano a vicenda. E’ quello a cui aspiri? Il Terzo includente fu denominata con espressione semplificata la “terza via” e se ne parlò per un po’.
    Il tuo articolo, molto interessante, oltre che suscitare la mia riflessione (e di ciò ti ringrazio) mi ha rimandato allo smarrimento e alla necessità di punti fermi di cui la tua generazione è stata derubata. Il che mi fa soffrire! Io credo che destra e sinistra siano categorie che debbano essere riproposte con modernità, senza necessariamente abbatterle o negarle. Ma in un punto specialmente non posso che essere d’accordo con Bobbio cioè nell’egualitarismo che caratterizza i movimenti di sinistra, “inteso non come l’utopia di una società in cui tutti gli individui sono uguali in tutto, ma come tendenza a rendere eguali i diseguali”, laddove le ideologie di destra, ancora oggi, ritengono che gli uomini siano più diseguali che eguali. Tendenza appunto, tensione verso un’idea di giustizia sociale di cui c’è bisogno. Ecco perchè, secondo me il concetto di classe è più che mai vivo, data la progressiva perdita di tutele sociali di larghi strati della società e lo spostamento della ricchezza globale nelle mani di pochi. Mi domando se un movimento trasversale non rischi di fallire in partenza proprio a causa dei diversi fondamenti filosofici e culturali che presuppone, degli antiteci sistemi di valori e credenze.
    Certamente, una cosa sono le idee che ci animano un’altra la realtà con cui ci misuriamo.

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