Intervista a Biagio Pace

Siamo oggi con Biagio Pace, noto avvocato di Caltagirone. A lui, candidato sindaco nell’ormai lontano 2011, rivolgo alcune domande in merito alle questioni sociali e politiche della nostra città.

Cominciamo con una domanda molto generica per scendere solo successivamente nel particolare: qual è attualmente la situazione sociale, ancor prima che politica, a Caltagirone?

Caltagirone è molto degradata. Non esiste nessun progetto e questo fatto è immediatamente percepibile dal contatto con la gente. Grazie al lavoro che faccio e al mio essere un animale sociale, mi accorgo che la gente è grigia, poiché a Caltagirone mancano punti di riferimento. Non ci sono più neanche luoghi di socializzazione. Caltagirone è diventata anonima. Ci sarebbero luoghi come la piazza, il circolo o altro in cui potersi incontrare. Basta prendere per esempio la città di Grammichele, dove intorno alla piazza ci sono vari luoghi di incontro. A Caltagirone non c’è un circolo degli agricoltori o dei civili, non c’è più niente.

Come Caltagirone sta reagendo a questo momento di crisi?

Caltagirone non sta reagendo. Ciascuno è troppo preoccupato a risolvere i propri problemi personali, e ne ha tanti. Soprattutto problemi economici. Molti stipendi non vengono pagati, e non parlo solo dell’IPAB che non riceve liquidità da anni, ma anche l’impiegato comunale. Gli impiegati sono creditori di diversi mesi e nonostante questo continuano con dedizione il proprio lavoro. Tutto ciò si riversa nell’economia, perché l’impiegato non spenderà i propri soldi e il circuito economico s’interrompe. A ciò aggiungiamo una pressione fiscale pesantissima per pagare dei servizi che però non vengono erogati ai cittadini.

Quanto di questa situazione è responsabile l’Amministrazione Bonanno e quanto quelle precedenti?

Io ritengo che la situazione attuale della città, anche se la situazione è precaria ovunque, sia dovuta anche fattori negativi negli anni già precedenti a Bonanno. Egli ha ereditato un comune dissestato ma non è stato in grado di elaborare un progetto per risollevare le sorti della città. Ritengo che la colpa sia in gran parte degli assessori di Bonanno che professionalmente non avevano nessuna valenza, e allo stesso modo quelli del sindaco Pignataro. Ciò che manca è la possibilità di progettare, la voglia di sognare e la capacità di far uscire la città da una stagnazione. Anche consegnando alla città dei progetti condivisi. La stessa questione economica può essere risolta con finanziamenti europei che vanno però cercati e reperiti. La Fornace Hoffman è costata milioni di Euro venuti da fonti esterne ma la città non ne gode. Magari la città ha bisogno di soluzioni alternative, una pista ciclabile per esempio.

Spostiamoci adesso sul lato politico: lei ha detto in una recente apparizione televisiva che Caltagirone difetta gravemente di una competente classe dirigente. Vorrei soffermarmi su questo punto. Era presente prima una seria classe dirigente? Ne verrà fuori un’altra? Da dove? Come?

La politica a livello generale soffre di mancanza di identità politica. I partiti hanno dismesso il proprio ruolo, vuoi per la caduta della Prima Repubblica o per questioni giudiziarie in corso ma principalmente la causa è la caduta dell’ideologia. Non esistono più comunisti, fascisti o democristiani ma comitati d’affari. I partiti vengono ricoperti quotidianamente da scandali,  a prescindere dall’appartenenza ideologica. La gente per bene, che si alza la mattina per lavorare onestamente non può accettare compromessi né ricatti. Abbiamo testato che il consenso elettorale nel momento in cui la gente non è libera, non è un consenso libero. Questo è uno dei motivi per cui la politica si è azzerata. Le amministrazioni non hanno cercato competenze ma hanno tentato di tenersi buoni gruppi di potere al fine di mantenere una stabilità politica.

Che caratteristiche dovrà avere la prossima forza politica che governerà Caltagirone?

Io al momento non vedo delinearsi una forza politica che possa avere la capacità di sintesi e quindi di gestire la nostra città col consenso di tutti. Prima dovremmo verificare il grado di libertà a cui questa città può aspirare. Sicuramente tante persone avrebbero tanto da dare ma al momento non si identificano in una forza politica. Un progetto vincente potrebbe essere quello veramente municipale, che raccoglie elementi di diverse appartenenza politiche. Una compagine guidata non dall’interesse personale ma dall’interesse generale. Non scendere a compromessi anche a costo di perdere le elezioni.

Una delle questioni più dibattute al momento è quella riguardante i festeggiamenti di S. Giacomo, in particolare in riferimento alla polemica sulla Scala e sul suo allestimento. Da un lato c’è chi dice che, se proprio bisogna raccogliere fondi autotassandosi, bisognerebbe farlo per i concittadini bisognosi o per chi non percepisce stipendio; dall’altro chi afferma che la Scala decorata è turismo, turismo è economica e non possiamo prescindere da questo ciclo. Qual è la sua posizione?

 Io sono un convinto assertore delle tradizioni, e credo che l’identità di un luogo vada salvaguardata e valorizzata. Esistono però precedenti in cui il comune in momenti di crisi la Scala non è stata illuminata, come nel ’72 o durante la guerra. Non c’è stata alcuna polemica. Il momento attuale è di grandissima crisi, e sebbene la tradizione vada rispettata e vada valorizzata questa opera d’arte unica al mondo, ci sono prima dei problemi più gravi che Caltagirone deve affrontare. La città è in crisi economica da tempo, perché  si pensa soltanto adesso a reperire questi fondi? Si sapeva quale sarebbe stata la situazione. Lodevole l’iniziativa del Vescovo, ma non comprendo: si stanno raccogliendo dei fondi, ma non esiste un preventivo per sapere come verranno spesi. Si parla di una parte spesa per la parte religiosa e una parte per la Scala, ma quanto costa l’uno e quanto costa l’altra ad oggi nessuno è stato in grado di dirlo. La gente è disposta a fare un sacrificio, ma vuole sapere come verranno spesi i propri soldi.

I giovani. Può Caltagirone riporre le speranze nei giovani di oggi? Hanno l’umiltà di imparare da chi è più esperto oppure non s’interessano neanche alla cosa pubblica?

 I giovani sono lo specchio di coloro che non sono più giovani, cioè i loro genitori. Ovviamente ciascun giovane vive un determinato contesto: se respira un’aria di disfattismo in casa affronterà la vita in quella maniera. Però sono convinto che in se il giovane abbia grandissime capacità, quando incontra altri giovani e con loro parla e progetta. Non è vero che sono bravi solo a giocare col telefonini. E’ vero che il giovane cerca di ribellarsi. Come noi ci ribellavamo per quesitoni politiche e ideologiche. Il giovane usa i mezzi tecnologici per essere cosciente di ciò che accade nel mondo. Il giovane di Caltagirone riesce a conoscere realtà molto lontane e si chiede perché a Caltagirone non possa farsi qualcosa. Con piacere ho partecipato d iniziative ed eventi di giovani che si sono aggregati in un’associazione. Ho figli dell’età di questi ragazzi e noto con piacere che questa generazione sarà in grado di costruire un mondo che magari quando noi eravamo giovani sognavamo. D’altronde non ha alternative, o il giovane costruisce qualcosa di migliore o deve andare via.

Lei era candidato sindaco nel 2011. Se fosse stato eletto, avrebbe dichiarato il dissesto?

Io nel 2011 sono stato candidato e mi sono divertito poiché non avevo nessuno a cui rendere conto. E’ stata un’esperienza che mi ha fatto conoscere realtà che pensavo di conoscere, ma ho visto ben altro: caltagironesi abitare nelle grotte, senza acqua corrente. Realtà paragonabili a quelle del terzo mondo. Immaginavo una Caltagirone particolare, colorata. Io non avrei dichiarato il dissesto probabilmente, perché fino all’ultimo avrei pensato di sfruttare varie provvidenze che potevano essere proposte. Avrei, guardando la storia e il passato della nostra città, messo a frutto il patrimonio della nostra città. Caltagirone ha tanti immobili e sono concessi spesso in locazione a gente che non paga. Perché non gestire la cosa pubblica come un privato gestirebbe la propria cosa? Diamo gli immobili alle associazioni invece che gestirli male. Io avrei chiuso tanti musei, lasciando aperto il Palazzo Libertino e facendo un grande museo, canalizzando lì le risorse e risparmiando nelle spese. Avrei fatto accordi con la diocesi per quanto riguarda l’apertura delle Chiese, perché il turista trova le chiese chiuse. Esempio è il Santissimo Salvatore, dove c’è il Mausoleo di Sturzo. Tanti vengono per pregare lì, ma la chiesa è chiusa. Invece che pensare nuovi quartieri in spazi vuoti si potrebbero demolire quei quartieri-catapecchia e ricostruirli con criterio. Rendere efficienti i corpi di polizia. Manca una pista ciclabile realizzabile con solo una striscia per terra. Tutto ciò non si realizzare perché Caltagirone è diventata anonima. Ci sono solo costi e non servizi.

Progetta per lei un futuro in politica?

No. Non mi piacerebbe. Se la gente fosse libera darei il mio contributo. Sono pronto a progettare, ma dovrei essere con persone di buona volontà.

Se dovesse lanciare un messaggio ai cittadini di Caltagirone, cosa direbbe loro?

Non perdete la speranza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...