L’attesa: l’esordio a Venezia di Piero Messina

Il mio cuore batte in un modo diverso |
Lontano per così tanto tempo |
Non mi sento più lo stesso |

Un’architettura strutturale circolare che soggiace al non evento, la rappresentazione di un uroboro scuro, talvolta nero pece come le vesti delle prefiche, una cronaca dell’esiguo che si scorge solo tramite studiate crepe narrative: questo è L’attesa, opera prima che vede alla regia la firma del calatino Piero Messina.

Il mondo de L’Attesa è una Sicilia dell’entroterra che si palesa fondamentalmente in tre microcosmi lirici: un’antica villa di campagna, un lago, un paese in festa.
Protagoniste sono due donne. La prima è Anna, interpretata dal Premio Oscar Juliette Binoche, una madre costretta a vivere il lutto più grande, ovvero la perdita del figlio, e incapace di accettare la terribile realtà. La seconda è Jeanne, che ha il volto e le parole della giovane promessa francese Lou de Laâge, la fidanzata del ragazzo che mai potrà tornare, che lo aspetta invano. Lei non sa.

L’Attesa ha delle pretese un po’ bibliche e un po’ poetiche: lo spettatore è lasciato a interpretare da sé ogni singolo momento senza la guida di un narratore forte e a leggere così tanto nelle immagini al punto tale da perdersi in arzigogolati ragionamenti su ciò che una serie di fotogrammi possa rappresentare o meno. La portata di simboli e di conseguenti speculazioni pseudofilosofiche è immane, persino di troppo: l’abuso di queste sottili metafore arriva a ledere l’efficacia delle stesse. Il dialogo è ridotto all’osso, da padrona la fanno i silenzi, gli sguardi, i momenti rallentati.

Quello di Messina sembra proprio essere un cinema di non azione che fa dell’emozione e dello stato esistenziale un monumento. L’atmosfera è simile a quella di un Aspettando Godot, due personaggi che, come nel dramma di Beckett, indugiano nell’attesa di qualcuno che non arriverà mai e che mai si paleserà fisicamente. Alla fine i personaggi si chiedono se debbano andarsene, se debbano andare avanti. Tuttavia, come l’amara ironia dell’indicazione scenica suggerisce, “they do not move”, non si muovono.

L’ambientazione temporale rientra all’interno di un congegno che sembra essenzialmente vuoto: i fatti sono coniugati al passato presente. Immagini di papa Giovanni Paolo II, indistruttibili cellulari Nokia… Un’era lontana dai social network e dalle nostre vite perennemente monitorate. Un’epoca scelta col lanternino (pirandelliano per ammissione) per corroborare la credibilità dei fatti.

Tra le sequenze che coinvolgono la città che al regista ha dato i natali vi è quella di una festa di paese prepasquale. Sin dall’incipit vero e proprio della pellicola Gesù è la trasfigurazione del figlio morto e la celebrazione in atto non può che essere quella della Passione. Se non che sulla tela si dipinge un Paese esasperatamente cattolico, coi cappucci da massoni e i baci devoti alle statue… Non fosse, però, che la presenza dell’immancabile amico gay sia messa lì ad arte a mitigare il tutto.

“Tu t’imagines ma vie?”

Ecco persino l’apparizione fantasmatica a coronare una dimensione d’angoscia in crescendo. Le parvenze sono quelle di una dolorosa Distruzione di Adamo, il rossastro manto divino lascia spazio a una meditata sciattezza.

Quello che la visione di questo film lascia è una quantità infinita di interrogativi, una moltitudine di cose non viste e non dette.

Les lunettes cassées, la robe rouge…

Estetica e sinestestica: il regista mostra di saper bene utilizzare le varie possibilità e i numerosi mezzi narrativi che il cinema offre, dotandoli di ipersignificato. Un Mostratore promettente ce lo abbiamo già, la mia personale attesa nei confronti di Messina è quella di un Autore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...