Il dissenso dei giapponesi in memoria di Hiroshima

Facciamo un volo verso l’Asia, richiamati dal dissenso e dalla rabbia dei manifestanti giapponesi nei confronti della nuova legge sulla difesa. È metà settembre ed il parlamento vara una norma che non passa inosservata né agli occhi del suo popolo, né a quelli del mondo tutto. La posizione pacifista, assunta dopo la seconda guerra mondiale, è venuta meno con un pacchetto di leggi che autorizza l’intervento dell’esercito giapponese in aiuto degli Stati Uniti e di altri alleati, nel caso in cui questi subissero un’aggressione armata. Il grande ripudio della guerra, principio sovrano della costituzione nipponica, è stato tradito, e con esso i consensi al governo di Shinzo Abe; una generazione di giovani e meno giovani protesta lungamente, ferita dall’essere rappresentata da un parlamento che non la difende. Tutto ciò all’interno di una cornice retoricamente infuocata tra Tokyo e Pechino nelle rivendicazioni territoriali sul mar Cinese orientale. Proprio all’inizio di settembre la Cina ha organizzato una parata per commemorare la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale, con un enorme dispiegamento di soldati.

Molti, negli anni, hanno rivolto l’attenzione alle tensioni tra Cina e Giappone, temendo possa nascere tra le due uno scontro dai risvolti drammatici che condurrebbero al terzo scoppio mondiale. È necessario collocare storicamente  gli incidenti (il termine non è casuale) tra le due, per poter analizzare l’approvazione  della legge in un capitolo più ampio. E purtroppo preoccupante.

La storia ha conosciuto due guerre sino-giapponesi: la prima, combattuta nel 1894-1895, vide  la Cina sconfitta e costretta a cedere l’isola di Taiwan; la seconda, dal 1937 al 1945, terminò con la resa incondizionata del Giappone. Con il trattato di San Francisco, Tokyo rinunciò a diverse rivendicazioni e le isole Nansei Shoto, di cui facevano parte, furono date agli USA per essere restituite al Giappone nel 1971. Ad oggi, l’isola di Taipei fa parte della disputa, tornata alla ribalta con la scoperta di risorse energetiche nei fondali degli isolotti, posti in posizione strategica per il controllo delle rotte. Oltre alle tensioni con la Cina, Tokyo non sembra voler cedere neanche nelle dispute territoriali che la vedono opposta alla Corea del Sud; non é un caso, infatti, che la presidente sudcoreana Park Geun-hye sia stata presente alla parata cinese, pur restando un’alleata di ferro degli Stati Uniti. Anche Washington ha riposizionato in Asia risorse economiche e militari, creando una cintura attorno alla Cina che va dall’arcipelago nipponico all’Australia, fino forse alla Nuova Zelanda, con cui ha ristabilito due anni fa rapporti militari bilaterali dopo oltre vent’anni. La Cina, nel frattempo, continua ad investire in modo consistente in Africa, stringendo affari che negli anni potrebbero svelare la potenza dei loro risultati.

L’anatomia territoriale resta la prima causa delle tensioni, nascosta neanche molto da falsi slogan ideologici. Ma ad oggi il Giappone porta un genoma che esprime il ripudio della guerra, avendo ereditato, come unico nella storia, le sue più grandi atrocità. Quella che il governo sta cercando di stabilire è una direzione, apparentemente indolente, verso un potenziale conflitto; uno di quelli fatti per difendere i propri alleati, badate bene al manifesto. Tutto questo, però, non sta passando inosservato: difficilmente tale sdegno potrà essere soppresso.

Forse finalmente non dimentichiamo che la storia sia maestra di vita? O forse ci stiamo impegnando ad essere suoi buoni discepoli? Se da un lato questo può essere vero, e il volto del popolo giapponese in protesta lo dimostra, dall’altro il Potere non muta mai: tenta sempre di averla vinta, subdolamente, sperando che la gente, prima o poi, dimentichi tutto e si abitui passivamente. Auguriamoci di cuore che l’indignazione di quei dimostranti possa aver la meglio. E chissà, che possa anche rinvigorire in noi tutti la più nobile legge – ius e non nomos – di difesa:  quella del valore della vita, allorquando sia minacciata da armi da fuoco mascherate sotto forma di invisibili ma penetranti radiazioni, rifiuti volatilizzati nei mari o epidemie a ciel sereno.

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