Com’è bello far trazzere da Messina in giù

Il 2015 sicuramente non è stato un ottimo anno per la Sicilia. Non che recentemente l’isola più grande del Mediterraneo abbia vantato anni d’oro, anzi, ma sicuramente il 2015 non potrà essere dimenticato. Che quello delle infrastrutture in Italia sia un problema è già noto in tutto il Mondo, e ogni anno milioni di turisti e visitatori hanno modo di appurarlo con i loro occhi. Ma in Sicilia, questo problema, diventa un terrore.
Si è arrivati a un punto così cruciale che si potrebbe parlare di “isole nell’isola”, perché a collegare oggi Catania con Palermo non è l’asfalto dello Stato, bensì una trazzera, una strada in una pendenza estrema con un manto stradale composto da sabbia e brecciolino. Una trazzera, tra l’altro, regalo del Movimento 5 Stelle. Non la Regione, non lo Stato, ma un movimento di semplici cittadini si sta prendendo cura delle migliaia di persone che ogni giorno, soprattutto per lavoro, sono costretti a prendere strade sempre più pericolose e arretrate. Perché invece di seguire il progresso, giù in Sicilia si cammina all’indietro, passando così dalla comodità delle autostrade all’arretratezza delle stradine di campagna fatte apposta per carretti.

Cosa dire invece della Catania-Messina? Un’autostrada che si è lasciata invadere da una frana più che preannunciata. Solo la fortuna ha voluto che questi disastri non si siano tramutati in strage. Quindi, a fronte di tali eventi, le Istituzioni hanno risposto, come di norma, con un bel silenzio. Sì, qualche frase di circostanza, sì, qualche attacco politico tra politicanti, sì, qualche lancio di accuse. Cosa sarebbe successo se, invece, si fosse parlato di una ventina di morti nel crollo del pilone della Catania-Palermo? E cosa se ci fossero stati sette morti sulla Catania-Messina? Forse lo Stato avrebbe preso più a cuore la faccenda? Probabilmente no.

Non avrebbe fatto nulla come non fa niente per tutte le persone che perdono la vita in strade soprannominate “strade della morte” e che non sono solo le autostrade, ma tutta una moltitudine di vie di circolazione che collegano città siciliane di medie dimensioni tra di loro. Nessun’indignazione da parte di politici (se non nei comizi). Nessun atto, nessuna legge da parte del Parlamento Siciliano. Nessuna condanna da parte della Magistratura.
E allora, se non questo, cosa? Veramente silenzio totale c’è stato? Effettivamente no. Si parla infatti di Ponte sullo Stretto e di Treni ad Alta Velocità. Perché forse un ponte di quattromila metri che sprofonda nel mare, o un treno che deraglia alla velocità di 250 km/h avrebbero un impatto scenico maggiore e più clamoroso. Se la Fortuna ha voluto che non ci fossero morti, la Pigrizia ha voluto che la Fortuna lavorasse. Infatti, entrambi i disastri erano facili da prevedere. Si sapeva già sia della frana che spingeva il pilone della Catania-Palermo, sia della natura franosa del terreno accanto quel tratto della Catania-Messina.

E eallora nei cuori dei siciliani nascono due sentimenti. Il primo è la paura. La paura che ogni giorno un nostro familiare, un nostro amico, o noi stessi, possiamo perdere la vita per via di una curva troppo stretta, sabbia nella strada, una buca troppo profonda, un crollo della strada, una frana che seppellisce tutto. La paura di quanti crolli ancora ci riserva il futuro. Il secondo è la rabbia. Perché ci chiediamo per cosa vengono pagati coloro che sono responsabili della sicurezza delle infrastrutture. Ci chiediamo anche se c’è motivo di pagarli, di averne qualcuno. Perché infondo loro è come se non ci fossero, è come se i siciliani e chiunque si trovi in Sicilia sia lasciato a se stesso. Se la Regione Sicilia fosse madre dei siciliani, se avesse cioè l’obbligo morale di prendersi cura di loro, i siciliani sarebbero stati già assegnati a un assistente sociale.

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