C’era una volta, senza il terrore…

Il mondo intero, ancora una volta e inesorabilmente, rimane attonito di fronte alla creazione più meschina e subdola che l’umanità del ventunesimo secolo conosce: il terrorismo fondamentalista. Lo scopo dei suoi artefici è solamente uno: generare terrore. E, a giudicare dallo stato d’animo dell’umanità tutta, ci riesce.

L’ultimo, violentissimo, attacco viene scagliato dai terroristi contro la città di Parigi, cuore d’Europa e dell’Occidente. Scostando i paraocchi che i nostri media ci imbracano, ci rendiamo conto di come in diversi paesi del Medio Oriente e dell’Africa vengono fatte molte più vittime. La dinamica è sempre una, agghiacciante e fredda: obiettivi civili, nessun prigioniero.
Sembrano le parole chiave di quei racconti dove c’è un comandante cattivo che impone di uccidere tutti. Alla fine però arriva il condottiero del bene e trionfa sul male. La domanda che tutti ci stiamo ponendo oggi è: “dov’è il bene?”. E fosse solo questa la domanda, quasi quasi non sarebbe neanche un grande problema. Una domanda ancora più profonda potrebbe essere “chi è il bene? Arriverà davvero? Quando”.
Nel momento in cui abbiamo individuato un nemico, che è il terrorismo di matrice religiosa, chi è il nostro alleato? Chi è il nostro condottiero? La risposta è tutt’altro che scontata.

Anche un’analisi storica non troppo approfondita ci fa notare che i gruppi terroristici, autori delle tragedie che oggi piangiamo, una volta erano null’altro che “popolazioni oppresse” da dittatori. Quindi era giusto rifornirli di armi, così che potessero combattere il male: la dittatura. Ed ecco come nel giro di pochi anni coloro che erano bene sono diventati male. Un male forse ancor peggiore del male che si combatteva inizialmente. La logica ci sfugge, è chiaro che il meccanismo non funziona.
Per raggiungere la pace si arma la guerra. Eppure le armi non hanno una scadenza, quando il conflitto è finito esse rimangono nelle case. E se qualcuno non fosse contento del “e tutti vissero felici e contenti”? Se qualche personaggio della storia avesse delle rivendicazioni? Come agirà? Persino un bimbo lo capisce: come gli è stato insegnato durante il corso della propria vita. Nel caso specifico: con le armi.

Non voglio aprire qui la discussione se l’ISIS sia o meno una creatura americana, e se lo fosse se sia stata partorita con coscienza o meno. Quello su cui vorrei focalizzare l’attenzione è il fatto compiuto che ci troviamo davanti: un gruppo formato da migliaia di individui che sono nati e cresciuti con un fucile in mano e un genitore saltato in aria a causa di un ordigno. Come pensate che rivendicheranno ciò a cui aspirano? Non potendo formare un esercito che competa con le Nazioni, decideranno di colpire obiettivi civili, deboli e inermi.
Voglio essere chiaro: in qualunque caso il terrorismo non è MAI giustificabile. Capire le ragioni che lo fomentano però può aiutarci per affrontare il futuro. La Storia è maestra di vita, c’insegnano. Lo è davvero? La risposta più improvvisa che i governi, e in fondo le popolazioni, decidono di adottare è di rispondere agli attacchi, che è un modo più carino per dire “occhio per occhio, dente per dente”. Ancora, non voglio star qui a dire se ciò sia giusto o meno. Vorrei sottolineare: a cosa porterà?
E’ davvero la strada da seguire altalenare un botta e risposta tra le fazioni in campo? Forse in una partita di scacchi andrebbe bene, ma qui per ogni pedina che si muove il sangue scorre più inesorabile del tempo, portandosi dietro una scia di vittime di qualunque età o etnia.

E allora eccoci ancora una volta di fronte alla prova dei fatti: se rispondere agli attacchi militarmente causerà soltanto altre rappresaglie e altre morti, cosa fare?
Stare immobili e far finta che nulla sia successo? No. Io non ci starei mai, e dubito di trovare qualcuno che sia d’accordo sull’ignorare la questione.
Cercare un dialogo? Un dialogo con degli individui che travisano un Testo Sacro, lo votano al sangue e lo prendono come unico riferimento della propria vita a me non aggrada, e chi lo propone sarebbe il primo a non offrirsi volontario per una qualsivoglia dialogo.
La verità, a mio modesto parere, è che per la prima volta il nemico del bene non è una Nazione, o un individuo, o una molteplicità di persone. E’ un’idea. E le idee, come ci ricorda David Lloyd, sono a prova di proiettile. Come si combatte un’idea malvagia? Perché malvagia lo è, nessuno può metterlo in dubbio. Questo è il grande dilemma a cui noi abbiamo il dovere di trovare una risposta, per non precipitare in una spirale infinita di morte e disperazione.

Alla fine di questa piccola riflessione, mi permetto una piccola provocazione. L’idea del terrorismo è malvagia, è causa di morte. E’ il male delle favolette che ci raccontavano da bambini. Ma l’idea buona, quella che rappresenta il bene, quella che alla fine sconfiggerà il male, qual è? Ce l’abbiamo davvero? E badate bene, non parlo di “religione buona”, o “civiltà buona”. Parlo di un’idea di un’umanità che vive nel bene. E chi è il condottiero, il principe azzurro, che la porta avanti? Forse non è una cosa così scontata, e dovremmo rifletterci tutti un po’ su. Il cattivo ce lo abbiamo già, per il buono quanto dovremo aspettare?

Luca Giarmanà

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