Il problema non è la Sicilia ma i siciliani

A distanza di alcune settimana dalla visita del cantautore–professore Roberto Vecchioni presso l’ateneo universitario di Palermo non si placano le polemiche per le parole poco lusinghiere che l’artista d’origine brianzola ha dedicato alla Sicilia. Durante una conferenza indetta dall’associazione Genitori e figli: istruzioni per l’uso, Vecchioni non ha scelto vie diplomatiche per esporre il suo pensiero, definendola senza mezzi termini un’“isola di merda” e dicendosi profondamente dispiaciuto per un popolo che non è più in grado di reagire, assuefatto e rassegnato ad ogni forma di malgoverno. Il tutto forse diretta conseguenza di quella manifesta incapacità d’apprezzare quanto bella e ricca di storia, d’arte e cultura siano quelle terre. Sembra essere soprattutto questo che Vecchioni, docente di lettere classiche, perdona meno di tutto ai siciliani.Monta subito la polemica sui social network, con gran parte del popolo siciliano che si dice profondamente indignato per le offese ricevute.

Se però prendessimo una lente d’ingrandimento e andassimo ad osservare con particolare attenzione quello che sta accadendo negli ultimi anni in Sicilia, solamente il meno obiettivo dei siciliani potrebbe non rendersi conto del fatto che quanto affermato da Vecchioni corrisponde in gran parte a verità.

In tutti questi anni la Sicilia non è stata in grado di eleggere una classe dirigente politica competente che le consentisse di sviluppare le innumerevoli potenzialità che l’isola offre; non è stata in grado di elaborare progetti che le aprissero la porta d’accesso a gran parte dei finanziamenti europei che rischiano di tornare indietro verso Bruxelles; non è stata in grado di elaborare un piano di crescita decente che non condannasse l’isola a percentuali di disoccupazione che si attestano quasi al 23% (novembre 2015), il massimo storico per la regione siciliana, con punte quasi del 50% per quanto riguarda la disoccupazione giovanile (dato tra i peggiori in relazione alle regioni di tutta Europa), costringendo all’esodo migliaia di giovani che giorno dopo giorno lasciano la propria terra in cerca di fortuna in altre regioni o direttamente in altri Paesi. La situazione finanziaria della Regione è disastrosa: ad aprile 2015 lo stock del debito complessivo contratto dalla Regione Sicilia con gli istituti di credito ammontava a 7 miliardi, 525 milioni e 547mila euro.

Vecchioni afferma inoltre: “È inutile che ti mascheri dietro al fatto che hai il mare più bello del mondo, non basta.” Anche questa considerazione è veritiera, dal momento che, secondo un questionario somministrato ai propri lettori dalla casa editrice Condè Nast, nel settembre 2014 la Sicilia sarebbe la terza isola più bella al mondo. Una magnificenza fine a se stessa poiché poco sfruttabile in termini turistici, se si considera che la Sicilia “vanta” una rete stradale fatiscente ridotta ai minimi termini e una rete ferroviaria di fatto assente; elementi indispensabili per un concreto sviluppo delle attività turistiche.

Tornando alla reazione sui social dei siciliani, è comprensibile che questa si scagli rabbiosa nei confronti dell’artista lombardo. Comprensibile perché ogni siciliano è legato alla propria terra d’origine; perché si può anche finire dall’altra parte del mondo per le più disparate ragioni ma gran parte di quei siciliani avvertirà un legame di sangue viscerale con quella terra. Perché la Sicilia è un tratto caratterizzante del nostro Essere, non è una semplice espressione geografica.

Comprensibile ma stavolta non condivisibile, perlomeno non dal sottoscritto. E le ragioni di questa scelta sono facili da rintracciare: è proprio in considerazione di quell’amore viscerale verso la nostra terra che dovremmo cercare di fare il possibile e se non bastasse anche l’impossibile per far sì che questa si risollevi dal baratro verso il quale sta miseramente scivolando. Bisogna necessariamente invertire la marcia, rendere la Sicilia una regione che offra opportunità ai propri figli. Per far sì che questo accada però sono i siciliani che devono aprire gli occhi e rendersi conto del fatto che i primi a dover cambiare sono loro. Perché se ancora oggi i siciliani si prestano a vari inchini durante le manifestazioni religiose sotto i balconi dei boss della criminalità organizzata allora forse le dichiarazioni di Vecchioni arrecano fastidio non come quelle di qualcuno che sta raccontando fandonie sul tuo conto ma come quelle di qualcuno che senza indugi dice le cose così come stanno. Non è condivisibile tale rabbia perché la provocazione lanciata da Vecchioni deve servire da monito affinché qualcosa inizi davvero a cambiare, ma in maniera significativamente apprezzabile, non nell’accezione gattopardesca dell’espressione.

E infine non è condivisibile perché probabilmente quello sfogo altro non rappresenta che una dichiarazione d’amore alla Sicilia e alle sue meraviglie. È la solita storia: sovente questa terra viene apprezzata più da chi siciliano non è che dai siciliani stessi. Ci fu, a pensarci bene, un altro noto personaggio storico non originario della Sicilia ma siciliano “acquisito” che ebbe a dire: “Non invidio a Dio il paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia”; si trattava di Federico II di Svevia, re di Sicilia e di tutto il Sacro Romano Impero. Come a dire, insomma, che le potenzialità ci sono. Questione di buona volontà.

Marco Montalti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...