Le 10 (+1) cose che hanno caratterizzato il 2015 italiano

Avete presente le date scritte sui libri di scuola? Quelle che nessuno di noi riesce a ricordare con facilità? Ecco, io ogni tanto mi chiedo se alcuni degli anni che vivo finiranno tra quelli che i futuri studenti dovranno imparare a memoria. Il 2001, con il crollo delle Torri Gemelle, probabilmente sarà tra quelli. Così come il 2008, quando iniziò la più grave crisi economica dalla Grande Depressione. E il 2015? Forse sì. Forse l’anno che sta per concludersi verrà considerato un anno importante nella storia del XXI secolo. La Grecia a un passo dall’abbandonare l’euro e gli attentati terroristici che hanno colpito Parigi a gennaio e novembre rimarranno eventi di cui si parlerà anche negli anni a venire. Ebbene, oggi proverò a ricapitolare i fatti salienti di questo 2015, tralasciando gli eventi con risonanza mondiale e volendomi occupare solo di quelli successi nel Belpaese (con un piccolo focus finale sulla Sicilia e su Caltagirone).

1 maggio – 31 ottobre: l’Expo a Milano

Checché se ne dica, il grande evento del 2015 è stata l’Esposizione Universale tenutasi, per sei mesi, a Milano. Nutrire il Pianeta, energia per la vita il tema scelto. Inaugurato tra proteste e incidenti, è stato accolto in Italia da diverse critiche. In un Paese dove la lamentela è più amata del calcio, questo fatto assume poca importanza, direte voi. Ma la sponsorizzazione e la presenza di Coca Cola e McDonald’s in un evento dedicato all’alimentazione sana e biologica farebbero storcere il naso anche a Voldemort, se l’avesse. Se a questo aggiungiamo le vicende giudiziarie che hanno preceduto la manifestazione, il quadro non potrebbe che apparire disastroso. Eppure l’Expo ha raccolto oltre 22 milioni di visitatori, parecchie lusinghe e, soprattutto, si è concluso senza particolari intoppi e con poco clamore (e questa sì che è una notizia).

31 gennaio: Sergio Mattarella viene eletto Presidente della Repubblica

Il 14 gennaio, come già ampiamente preannunciato, Napolitano si dimette da Capo dello Stato. Il 31 dello stesso mese, al quarto scrutinio, il Parlamento elegge Sergio Mattarella, giudice costituzionale. Con un carattere sobrio e poco appariscente, il primo Presidente della Repubblica siciliano è una figura perfetta per non offuscare l’egocentrico Capo del Governo, principale sponsor della sua elezione. Aggiungerei qualcos’altro, ma Mattarella è stato davvero poco appariscente. Troppo poco.

18 aprile: nel canale di Sicilia naufraga un peschereccio con 950 persone a bordo

Con 58 vittime e un numero di dispersi compreso tra le 700 e le 900 persone, quella del 18 aprile è la strage più grave nel Mediterraneo dal dopoguerra. Due le cause che la Procura di Catania ha ritenuto alla base del naufragio: le manovre avventate del capitano del peschereccio alla vista del mercantile arrivato in soccorso e l’esorbitante numero di passeggeri. Nonostante questa ecatombe, i primi veri provvedimenti a livello comunitario per risolvere l’emergenza migranti si sono fatti vedere solo a settembre, dopo che la foto di Aylan, il bimbo profugo morto sulle spiagge turche, ha commosso Cameron & Co. Prima, solo pochi fatti e troppe parole inutili.

Il 2015 di Renzi: Italicum, Jobs Act, Buona Scuola, riforma costituzionale

L’anno che sta per concludersi verrà ricordato anche per il turbo messo dal governo Renzi nella messa in atto dei propri progetti. Turbo troppo potente, forse. Va bene smuovere la palude politico-burocratica in cui è impelagato il Paese, ma a far tutto di fretta ci si dimentica anche a quale ideologia il proprio partito si ispira. In questi mesi si è concluso l’iter che ha portato il Jobs Act alla piena attuazione: addio all’articolo 18 tanto difeso dalla sinistra e maggior flessibilità nel mondo del lavoro. Alle logiche aziendaliste si ispira anche la riforma dell’istruzione, che prevede maggiori poteri al preside che amministrerà enti che, almeno negli obiettivi, saranno orientati a criteri di efficienza e efficacia. In stand-by il cammino della riforma costituzionale. Una volta emanata, potrebbe eliminare il bicameralismo perfetto. Uno degli obiettivi a cui si è ispirata anche la legge elettorale, pubblicata il 6 maggio nella Gazzetta Ufficiale.

Ignazio Marino

Non sapevo cosa scrivere accanto al nome dell’ex sindaco di Roma, viste le tante vicende che lo hanno riguardato. Poi ho pensato che in effetti il solo nome potesse bastare a sintetizzare tutti i fatti che hanno caratterizzato settembre e ottobre e che lo hanno visto protagonista. Prima la polemica sulla sporcizia della Città Eterna, poi l’iscrizione al registro degli indagati a causa di irregolari pagamenti ad alcuni collaboratori, infine la carta di credito intestata al Comune e utilizzata, a quanto pare, per spese personali. Il 12 ottobre, sfinito da polemiche che effettivamente un uomo che non sia Berlusconi non potrebbe reggere, presenta le proprie dimissioni in Campidoglio. Finita la querelle, direte voi. Nemmeno per sogno. L’affetto che una parte di romani gli manifesta rinvigorisce il genovese e lo convince a ritirare le dimissioni. Ma Renzi ordina ai suoi consiglieri di dimettersi, insieme a quelli dell’opposizione. Dall’1 novembre Roma è ufficialmente, e definitivamente, una città commissariata, e di Ignazio non si vede nemmeno l’ombra (almeno fino alle prossime elezioni).

Salvini, Verdini e grillini: un anno di politica italiana

Come scrivevo poco fa, le lamentele sono il pane dell’italiano (e lo dimostra il fatto che io mi stia lamentando di questa cosa). La critica e la polemica sono, quasi per definizione, le principali fatiche dell’opposizione. È stato un anno molto intenso per Salvini che, tra post su Facebook e felpe a tema, ha visto crescere like e consensi. È stato anche un po’ l’anno di Verdini che, coerente nella sua incoerenza, adesso appoggia Renzi (“sono il taxi che porta da Silvio a Matteo. Così al potere altri 10 anni”). È stato, infine, un anno di basso profilo (rispetto ai toni a cui siamo stati abituati, s’intende) quello del M5s, che ha forse perso strada rispetto ai due Mattei, ma si è in compenso reso un po’ autonomo da Grillo.

2015 da record per la cultura con oltre 40 milioni di ingressi ai musei italiani

Se ne è parlato poco perché, come spesso accade, le buone notizie non fanno notizia. Se poi queste sono legate al mondo della cultura, tanto peggio. E invece gli italiani hanno dimostrato che al proprio patrimonio artistico ci tengono eccome. Superando infatti i già positivi dati del 2014, quest’anno i biglietti staccati dai musei del nostro Paese sono stati più di 40 milioni. Tariffe scontate, prime domeniche del mese con ingressi gratuiti e aperture serali hanno contribuito a rinvigorire il mai troppo sopito amore italico per la cultura. Volendo fare un mero e cinico calcolo economico, questi dati significano anche soldi in più nelle casse dei nostri enti culturali e, di conseguenza, maggiori possibilità per il turismo dello Stivale.

Le gioie dello sport nostrano

Allontanandoci da arte e politica, passiamo alle cose serie: lo sport. Fabio Aru vincitore della Vuelta, la Vinci e la Pennetta alla conquista di New York, il nuoto azzurro che fa man bassa di medaglie agli Europei, la grande avventura dell’ItalBasket e della pallavolo, Vale che risorge. Insomma, il 2015 è stato l’anno d’oro, per noi italiani, negli sport meno mainstream. Tutto questo a spese (mediatiche) del sacro calcio. Speriamo solo che i riflettori su di essi non si spengano.

L’annus horribilis delle infrastrutture siciliane

Anno d’oro per lo sport azzurro, ma orribile per le infrastrutture in Sicilia. L’11 aprile una frana, in movimento (indisturbato) dal 2005, causa il crollo di un pilone dell’autostrada che collega Palermo e Catania. La Regione è praticamente spezzata in due. Crocetta tenta di risolvere il problema con un treno che collega le due principali città siciliane, mentre il Movimento 5 Stelle decide di investire i soldi dei propri stipendi nella costruzione di una trazzera, la cui utilità si dimostrerà piuttosto limitata. Come se non bastasse, Messina, la terza grande città della Regione, si ritrova senza acqua, sempre a causa di una frana. E lo rimarrà per settimane.

21 aprile: sfiduciato Nicola Bonanno, Caltagirone viene commissariata

Zoomando ancora di più giungiamo nella nostra amata Caltagirone. Dopo  quasi tre anni, ricchi, anche qui, di polemiche (spesso per nulla fruttuose), Nicola Bonanno viene sfiduciato dal Consiglio comunale. La città della ceramica si sveglia, la mattina del 22 aprile, senza sindaco e senza consiglieri. “Qual è la novità?” direbbero i più critici, riferendosi all’inerzia del più importante organo collegiale del comune. Difficile controbattere, in effetti. Ad ogni modo, il 19 maggio si insedia il commissario Mario La Rocca, nominato dalla Regione e il prossimo anno si voterà il nuovo primo cittadino, tra vecchi e nuovi volti.

ParlaMente

È stato, infine e nel suo piccolo, anche l’anno di ParlaMente. L’OrientaMente, il CALTAgreenONE, il cARTagirone, i tanti ParlaMente Discute: progetti che speriamo possano essere fondamento per i nuovi e migliori del 2016.  Anche con il vostro aiuto.

Buon 2016,

Fumere

 

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3 pensieri su “Le 10 (+1) cose che hanno caratterizzato il 2015 italiano

  1. Fumere ha detto:

    È vero, non sapevo dell’esplosione del Cloud ma, in ogni caso, sarebbe stato difficile inserirlo nel pezzo. Le novità e i fatti salienti del 2015 sono davvero tanti e senza una cernita avremmo avuto un articolo lunghissimo.

    Mi piace

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