Primarie Usa: il programma di Trump

 

Negli States è tempo di primarie e, dopo aver illustrato nelle scorse settimanei programmi dei candidati DEM (Clinton – Sanders), è ora il turno dei conservatori del Partito Repubblicano. Nel GOP (Grand Old Party) a regnare sovrana è la confusione; in quattro, infatti, si danno battaglia in ogni Stato: l’ultraconservatore Ted Cruz, il “pittoresco” Donald Trump, il più moderato Marco Rubio ed infine, più defilato e meno appariscente (quasi del tutto sconosciuto alle nostre latitudini) John Kasich.

Se la nostra analisi sulla corsa alla nomination come candidato repubblicano alla Casa Bianca, dovesse limitarsi esclusivamente ai numeri relativi alle votazioni fin qui tenutesi, ecco che questa si concentrerebbe quasi esclusivamente sulla figura del multimiliardario Donald Trump. Dopo aver conquistato tre dei primi quattro Stati in cui si sono tenute le primarie, nel Super Tuesday del 3 Marzo ha confermato di essere il preferito dagli elettori repubblicani (accaparrandosi 7 degli 11 che hanno votato quel giorno), e ora viene accreditato da tutti i sondaggi come l’assoluto favorito per la vittoria finale.

In realtà, e ce lo conferma l’ultima CPAC (Conservative Political Action Conference), il GOP è spaccato, e soprattutto il Tea Party, l’ala populista del movimento repubblicano, appoggia fortemente la candidatura di Ted Cruz.

Attenti però a non sottovalutare la figura dell’attuale senatore della Florida: Marco Rubio. L’establishment del partito, infatti, incassato il ritiro della candidatura di Jeb Bush, appoggia fortemente il quarantacinquenne dalle origini cubane, il quale, date le sue posizioni nettamente più moderate, viene considerato come un candidato più credibile come futuro Presidente degli USA.

Gli avversari di Trump sperano dunque che, alla fine delle primarie, il tycoon newyorkese non abbia raggiunto il quorum di 1237 delegati necessari per divenire ufficialmente il Candidato GOP alla Casa Bianca, cosicché quest’ultimo possa essere individuato soltanto alla Convention Repubblicana di questa estate, aggirando il sistema delle primarie.

A questo punto viene spontaneo chiedersi come possa Donald Trump, famoso più per le sue gag che per il suo programma politico, essere il favorito l’8 novembre come antagonista del candidato DEM nella corsa alla White House. Prima di rispondere a questa domanda credo che sia opportuno, cercare di dare qualche informazione in più sul programma politico di The Donald e dei suoi avversari.

Oggi, in particolare, è proprio la volta del multimiliardario Trump. Donald Trump è un famoso imprenditore del settore immobiliare di New York. Ha ereditato aziende, fama e patrimonio del padre, anch’esso businessman della Grande Mela. Da sempre noto per la sua abilità nel fare del proprio nome un marchio inconfondibile, non si può certo dire che non abbia utilizzato la stessa strategia anche nella sua campagna elettorale. Tanti, però, sono gli attacchi arrivatigli da parte degli altri candidati e non solo: qualche giorno fa, infatti, un peso massimo del GOP come Mitt Romney, ha etichettato il tycoon come “a phony”, un falso, e definendo il suo programma come privo di contenuti.

In tutto il mondo, comunque, gli aggettivi – non troppo lusinghieri a dir la verità – su Trump si sprecano: si va dallo “xenofobo” datogli per le sue affermazioni sugli immigrati (in particolare sudamericani e appartenenti all’Islam), al “maschilista” (anche a causa di un diverbio con una giornalista e di alcuni epiteti non proprio signorili sulla Clinton).

Tutta la sua campagna elettorale, comunque, ruota attorno allo slogan “Rendere l’America di nuovo Grande”: un’aperta critica alle ultime amministrazioni DEM (i 7 anni di Presidenza Obama), ma anche a tutti quei Repubblicani che, una volta arrivati al Congresso, si sono spostati verso posizioni più moderate (il cosiddetto establishment del partito).

Francesco Marino

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