La mia rabbia e il mio orgoglio

Occhi verdi, zigomi alti, capelli lisci e sguardo fisso: è questa l’Oriana che ha combattuto il mondo. Scrittrice, giornalista ed eroina: è così che mi piace descriverla. La ricordiamo con le sue treccine, l’uniforme, con il suo caro fotografo Moroldo nonché compagno di viaggio in Vietnam durante la guerra fredda. La ricordiamo pronta in prima linea nelle interviste con i più potenti della storia, ha toccato con mano le stragi del nostro mondo e di fronte alle forti parole dell’Ayatollah Khomeini scoprì il suo capo da quel famoso “chador”. La ricordiamo negli ultimi anni della sua vita accecata dal dolore della malattia, dalla sua Rabbia e dal suo Orgoglio, delusa dopo tutto ciò che aveva visto con i propri occhi durante gli anni della sua giovinezza. Aveva assistito a un’umanità che non era umanità, a stragi di uomini che non erano uomini, a scene di vita che non erano vita. Viaggiò il mondo, rischiò la sua vita e la riempì enormemente così come le aveva insegnato il suo amato François Pelou. Sperimentò la stupidità e al tempo stesso l’intelligenza dell’essere umano, scrutato le sue fragilità e le sue apparenti forze. Erano sentimenti che aveva provato anche su se stessa, e le portava con sé come cicatrici indelebili di una vita vissuta, consumata nelle sue infinite e logoranti domande alle quali cercava una risposta nei suoi reportage, negli occhi delle donne in Oriente. Ultimi anni segnati da un dolore che riversa sulle ultime sue opere. Io la voglio ricordare così la Fallaci.

Gli scaffali, le vetrine delle librerie traboccano di libri, ma è ormai da un po’ che appaiono sotto i nostri occhi quei due grandi libri forniti di una bella copertina e di due bei grandi titoli: La Rabbia e l’Orgoglio e Le Radici dell’Odio. Due titoli di un certo spessore, inchiostro inciso su fogli di carta attraverso parole magnifiche, ma un’ideale che si discosta totalmente dalla mentalità, dall’ideologia di un’Oriana giovane, aperta, contro ogni forma di violenza, protettrice dei diritti umani calpestati, ostile a ogni tipo di guerra. Purtroppo, però, questi due libri sono un’arma, spade taglienti, sassi lanciati da chi ancora oggi si ostina all’accoglienza e tifa per un Occidente murato, senza nessun contatto e confronto con culture diverse. Sono risorse per coloro che difendono a spada tratta l’Occidente dal contagio del mondo orientale e per chi ritiene che il terrorismo sia il frutto e l’imprescindibile conseguenza della nostra ospitalità, della nostra “bontà” verso coloro che reclamano aiuto. È in questo modo che osservo a malincuore, che provo una tremenda delusione e rabbia di fronte a un uso così assurdo della personalità della Fallaci. Percepisco la sua ideologia adibita ai loro emeriti scopi futili, scopi che hanno bisogno di trovare una grande forza d’appoggio in grandi personaggi come Oriana. È una rabbia che nutro dentro di me nell’uso delle sue parole e delle sue frasi senza conoscere, senza scovare, senza seguire il suo percorso ideologico, è una rabbia che nutro perché ci si serve solo di ciò che soddisfa, di ciò che dà forza a deboli idee. E allora osservo la sua personalità come un vestito che viene usato, rovesciato, tagliato e privato dei suoi accessori che lo impreziosiscono. La mia rabbia e il mio orgoglio è verso tutti coloro che la denudano dalla sua giovinezza, dalle sue idee e principi che caratterizzano la vera Oriana, la mia rabbia è rivolta a coloro che appagano le loro ansie con un rinnego del suo passato.

Vorrei che la si amasse per il suo coraggio, perché credeva fermamente nell’audacia degli uomini, vorrei che la si amasse per la sua forza, per la sua debolezza, per il suo dolore, per la sua Rabbia e per il suo Orgoglio, vorrei che la si amasse per le sue treccine, per le sue lotte a sostegno delle donne orientali. Vorrei che si amasse il suo carattere forte, impulsivo, i suoi sorrisi, le sue sfuriate, le sue mille domande, i suoi mille dubbi. Vorrei che la si amasse per la sua intolleranza, ma anche per le sue lacrime, per i suoi amori, per i suoi sentimenti di una vita intera. È Oriana quando afferma a gran voce: “Io sono qui per provare qualcosa in cui credo: che la guerra è inutile e sciocca, la più bestiale prova di idiozia della razza terrestre”, e non solo nel momento in cui dichiara: “Se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare”.

Chiara Boscarello

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