Intervista a Fabio Roccuzzo

Intervista a Fabio Roccuzzo, candidato a sindaco del movimento civico “Caltagirone Bene In Comune”. Già consigliere comunale e provinciale negli schieramenti di centrosinistra, ha lasciato il PD per intraprendere un percorso alternativo.

Il suo iter dell’ultimo anno sembra una rappresentazione in piccolo dello scenario nazionale. Abbiamo dei “pezzi di PD” che si staccano dal partito nazionale per formare dei gruppi autonomi e, a loro dire, autentici rispetto all’ideologia della sinistra. Penso a Civati, che ne è l’emblema. Ovviamente le motivazioni sono diverse. Lei si ritrova in questo schema? Qual è la sua motivazione che l’ha portata ad abbandonare il PD?

No, non mi rispecchio affatto in questo schema. Intanto perché la mia ultima tessera del PD risale al 2014, ben prima delle uscite di Civati. In ogni caso non esco dal PD per aderire ad altro partito politico.

Questo per una sfiducia verso l’idea di “partito” o per qualche altra motivazione?

No, le ragioni che mi hanno portato ad abbandonare il PD sono essenzialmente due: una di carattere nazionale, legata al tipo di evoluzione che sta avendo il PD, ovvero questo approccio troppo oligarchico. Associato a una dimensione locale interna dove era evidente a tutti come io dessi fastidio. Questo fastidio che mi è stato manifestato in tutti possibili e altre motivazioni generali mi hanno spinto a togliere il disturbo.

Voi vi siete sempre dimostrati contrari alle primarie del PD, perché ritenuto da voi (e non solo da voi) uno strumento poco trasparente. Se vi fosse stato offerto però un metodo alternativo, sareste stati disponibili ad un’alleanza con il PD? 

No. In ogni caso penso che le primarie in sé non siano un pessimo strumento, penso agli Stati Uniti. In Italia hanno avuto una pessima deriva, e penso invece a Napoli o Roma. In ogni caso non avremmo partecipato alle primarie di alcun partito perché non siamo un partito, ma eravamo disposti a ragionare con tutti le proposte per la città. Il PD, che ha fatto delle primarie una ragione di vita, a fronte della mia indisponibilità non le ha più celebrate. Forse erano “roccuzzarie” più che primarie.

Il PD ha deciso di muovere la propria campagna elettorale per quartiere. Voi invece avete scelto i tavoli tematici. Secondo lei quale dei due metodi arriva più direttamente ai cittadini?

Al cittadino arriva il metodo dell’ascolto. Noi li abbiamo ascoltati per mesi. Non facciamo differenze fra i due metodi perché li faremo entrambi. Abbiamo prima ascoltato nella nostra sede le categorie professionali e i cittadini, adesso avvieremo una consultazione porta a porta dove presenteremo il nostro programma ad ogni uomo o donna.

Lei ha designato come primi assessori Gemma Marino e Cristina Navarra. Perché quest’ultima è candidata anche al consiglio comunale?

Anche io sono candidato al consiglio comunale. Ho scelto Cristina e Gemma perché con me hanno concorso a creare Caltagirone Bene in Comune. Ho scelto Cristina perché ha svolto un ottimo lavoro nei servizi sociali ed eccelle nel mondo del volontariato cattolico, un mondo al quale guardo con particolare attenzione. E ho nominato sin da subito Gemma perché, oltre che essere espressione della sinistra che ha fondato Caltagirone Bene in Comune, è espressione del volontariato laico.

Qual è la strada che presenta Caltagirone Bene In Comune per poter riequilibrare il bilancio?

Intanto non raccontare balle ai cittadini. Evitare di pensare che solo se vince “qualcuno”, che è almeno sulla carta amico di Renzi, il Comune di Caltagirone vede riequilibrarsi il bilancio. Perché se passa tale messaggio saremmo in presenza di un gesto di sciacallaggio politico, e mi rifiuto di pensare che qualsivoglia candidato mio concorrente pensi a una soluzione di questo tipo. Il bilancio si riequilibrio affidando il Comune all’ANCI e l’IFEL. E’ ciò che farò se sarò eletto sindaco. I bilanci verranno seguiti da organi terzi, non politici. Per riequilibrare bisogna definire maggiori entrate, che si possono raggiungere solo con una seria lotta all’evasione fiscale. Tutti i cittadini, nessuno escluso, devono pagare le tasse. Chi non potrà farlo, potrà usufruire del baratto amministrativo. Svolgerà un servizio di pubblica utilità piuttosto che pagare la tassa. Ciò consentirà al Comune un risparmio su servizi che non saranno più dati a terzi o appaltati. Occorrerà una verifica delle spese per capire dove si può tagliare. Vi sono ancora settori (cancelleria, telefonia, internet) su cui si può definire un ulteriore risparmio di spesa. Un esempio concreto per risparmiare è il progetto “Horizon”: dotare l’autoparco di auto elettriche per non inquinare più e per non pagare più gasolio che ci costa centinaia di migliaia di euro. Tutti questi tagli non basteranno, sarà necessario rimodulare la parte del TUEL che non consente ai comuni di avere un bilancio stabilmente riequilibrato. Oggi esistono due problemi: uno legato alla competenza e uno legato alla cassa. Se anche oggi avessimo il bilancio riequilibrato, noi non potremmo pagare gli stipendi in regola dei dipendenti, perché non avremmo cassa. Non abbiamo cassa perché non abbiamo una banca che anticipa le somme necessarie.

E nel caso in cui la proposta dell’ANCI non venisse recepita dal governo?

Si allungherebbero i tempi di riequilibrio, e anziché riequilibrare in quattro, cinque o sei anni, bisognerà determinare ulteriori tagli di spesa nel corso degli anni. Riequilibrare è un concetto semplice: se hai più uscite e meno entrate, devi tagliare le uscite e aumentare le entrate.

Se Caltagirone Bene in Comune non dovesse vincere le elezioni, quale sarà il suo futuro? Soprattutto considerando la spaccatura di Sel, formerete la sezione calatina di Sinistra Italiana, di Possibile, o farete tutt’altro?

No. Caltagirone Bene in Comune non è un partito politico. Ne fanno parte uomini e donne iscritti a partiti, e taluni non iscritti a partiti. Di certo non diventeremo un partito.

Cos’ha intenzione di fare per gli spazi abbandonati della città?

Proporre il regolamento dei beni comuni. Siamo in contatto con il Comune di Bologna, il primo ad averlo adottato. Ciò permetterebbe un risparmio di spesa su immobili abbandonati e vandalizzati.  Ciò consentirebbe di dare vita a spazi ormai inutilizzati, demandando a chi li gestisce le spese di ordinaria manutenzione. Cito fra tutti il teatro dei Semini, abbandonato dopo essere stato inaugurato dalle precedenti amministrazione, che dev’essere rifunzionalizzato d’intesa con il quartiere e le associazioni che svolgono attività teatrali per generare cultura e cittadinanza attiva.

Qualora lei arrivasse al ballottaggio, chiederebbe supporto al Movimento 5 Stelle? E nella situazione inversa, darebbe supporto al Movimento 5 Stelle?

Caltagirone Bene In Comune è un progetto autonomo, distante e distinto da Ioppolo e Pignataro, che ha però molti punti di contatto con il M5S, penso ai rifiuti, ai beni comuni o alla cittadinanza attiva. Parliamo un linguaggio molto simile. In ogni caso una volta al ballottaggio non faremo accordi e apparentamenti con nessuno.

Descriva con un aggettivo i candidati:

Pignataro – Vecchio

Sinatra – Simpatico

Ioppolo – Vecchio

Cosentino – Divertente

Malannino – Simpatico

Roccuzzo – Umile

Lei vincerà le elezioni?

Sono convinto di sì. Sono in campo per vincerle.

Nel caso in cui arrivasse al ballottaggio e il PD no, crede che il PD l’appoggerebbe?

E’ una domanda che andrebbe rivolta a loro.

Se al ballottaggio arrivassero Pignataro e Ioppolo, lei sosterrebbe Pignataro?

Lascerei libertà di scelta a tutti senza imposizioni né in positivo né in negativo.

Lei crede che i suoi candidati al consiglio comunale abbiano letto il regolamento del consiglio comunale?

Molto pochi.

Indipendentemente dal risultato delle elezioni, lascia aperta la possibilità di ricandidarsi nel 2021? O di rientrare nel PD?

No.  Io penso che non esistano cose immaginabili per tutta la vita. Ho fatto politica per tanti anni, spero che le persone mi diano un giudizio positivo. Se quest’esperienza dovesse andare bene inizierò questo nuovo impegno concreto al governo di questa città; se non dovesse andare bene farò politica in modi e forme diverse, di certo non ricandidandomi a sindaco.

Un messaggio per convincere i cittadini a votarla:

Mi sento un figlio del popolo, sono umile estremamente, ma porto tanta competenza. Il mio sogno è mettere nella città dove vivono i miei cari, mia moglie e mia figlio, la mia umiltà e la mia competenza, la forza delle mie idee e la coerenza,  ma soprattutto la forza di coloro che mi sostengono, perché non ho scheletri nell’armadio e niente di cui vergognarmi. Questa città può e deve cambiare. Io mi sento all’altezza. Penso di saperla far cambiare.

Intervista condotta da Luca Giarmanà e Nicola Paci il 21/04/16

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