Intervista a Giacomo Cosentino

Intervista a Giacomo Cosentino, professore di Religione e candidato sindaco con la lista Fronte Nazionale Siciliano – Sicilia Indipendente.

Come pensa che indipendenza siciliana sia una svolta positiva per la regione?
L’indipendenza della Sicilia renderebbe la nostra regione autonoma dal punto di vista finanziario. È grazie a questa autonomia finanziaria che sarebbe finalmente possibile sfruttare tutte le potenzialità che la Sicilia può esprimere. Emblematico è il caso di Malta, che dopo aver conquistato l’indipendenza dalla Gran Bretagna ha visto il proprio PIL crescere. Anche la Sicilia, che rispetto a Malta può vantare una storia e una cultura millenaria, deve credere nell’indipendentismo come via per risollevare l’economia.

Come si adatta un programma indipendentista ad un realtà locale di quarantamila persone?
Purtroppo negli ultimi tempi è progressivamente avvenuta una “desicilianizzazione”, cioè la perdita dei nostri valori e della nostra storia. La Sicilia non è Italia, ed il cartello con la scritta “Italia” a Villa San Giovanni sta lì a ricordarlo a ogni siciliano che attraversa lo Stretto. La mia candidatura vuole rappresentare il segnale che l’indipendentismo è il futuro di questa regione, così come lo è per la Scozia, la Catalogna e molte altre realtà. Inoltre non bisogna dimenticare che Caltagirone è la patria dell’indipendentismo, basti pensare a concittadini illustri come Luigi La Rosa e Gualtiero.

Se dovessero arrivare fondi dallo Stato Italiano, li rifiutereste per coerenza?
Quali fondi? Lo Stato Italiano ha abbandonato i comuni al loro destino. Io penso che le tasse che paghiamo dovrebbero rimanere nella comunità dove sono state pagate, ma questo purtroppo non accade.

Qual è invece la vostra posizione in merito ai fondi europei?
Noi vogliamo stare in Europa ma non in Italia. Ma va prima rivisto il concetto di Europa che oggi ha tradito l’idea iniziale di rappresentare l’Europa dei popoli e si è trasformata in Europa delle banche. Anche l’Unità d’Italia va rivista ripensandola ad esempio come una confederazione, e lo stesso si potrebbe fare in Europa.

Perché ha designato come assessore il professore Calcagno?
Il professore Calcagno è il Presidente del Fronte Nazionale Siciliano. È una persona moderata soprattutto nell’approccio con l’elettorato. È un professore di Scienze Naturali e quindi conosce bene le tematiche in materia di ambiente e agricoltura, tema quest’ultimo che riveste un ruolo fondamentale per la Sicilia.

Non crede che il progetto di una Sicilia indipendente sia eccessivo dato che la Sicilia non è neanche stata in grado di sfruttare a proprio vantaggio l’autonomia regionale?
La Sicilia è stata indipendente per ben settecento anni, ma  questo spesso viene purtroppo dimenticato: il motivo è che a scuola si studia la storia nazionale ma non la storia siciliana. I ragazzi di oggi, infatti, conoscono bene Garibaldi ma spesso non conoscono altrettanto bene la figura di Federico II, uno dei personaggi storici che ha reso grande la Sicilia.

Il comune di Caltagirone riconosce ufficialmente nel suo statuto la lingua siciliana, che assume come “valore storico e culturale inalienabile”. Lo stesso hanno fatto i comuni di Bivona (AG) e Grammichele (CT). Il Fronte Nazionale Siciliano ha in programma iniziative a favore dello studio e dell’utilizzo della lingua siciliana?
Certamente. La lingua è una delle componenti fondamentali nella definizione di un popolo. In altre regioni, come ad esempio in Sardegna, si è fatto molto per preservare la lingua. In questo senso l’assessore alla Cultura dovrà interloquire con le scuole per avviare progetti che supportino lo studio della lingua siciliana. Io credo che anche la toponomastica andrebbe rivista perché i luoghi sono i contenitori per la memoria dei fatti.

A Caltagirone, precisamente a Monte San Mauro, avvenne una storica battaglia grazie alla quale la Sicilia si guadagnò il suo status di regione a statuto speciale. La stele commemorativa è stata recentemente ristrutturata. Avete in programma iniziative in memoria di quell’evento, ad esempio avete mai pensato di organizzare una rievocazione storica della battaglia sul modello delle rievocazioni che fanno negli Stati Uniti per la guerra di secessione?
Non abbiamo pensato alla rivisitazione storica ma ad esempio il 29 Dicembre, anniversario della battaglia di San Mauro, è stata apposta una corona di fiori alla stele. È una ricorrenza che verrà sicuramente celebrata ogni anno dagli indipendentisti siciliani.

Quali sono gli obiettivi da qui a dieci anni del Fronte Nazionale Siciliano?
L’obiettivo primario è risvegliare la coscienza dei siciliani. Il motto di Canepa, noto indipendentista, era “la Sicilia ai siciliani”. Per adesso stiamo facendo rete, contattando diverse persone in Sicilia interessate alla storia dell’indipendentismo. Sicuramente non partiamo da zero perché il FNS è un partito che nasce nel 1964 dalle spoglie del Movimento Indipendentista Siciliano, un partito nato nel 1943 e scioltosi nel 1951. Adesso il nostro obiettivo è mettere insieme le diverse anime indipendentiste presenti in Sicilia.

È lei la persona che si cela dietro lo pseudonimo di Fidel Raul? Se sì, crede che la sua satira sia ancora valida benché apertamente schierata?
Così dicono. Ma la domanda che io mi pongo è: perché esiste Fidel? A mio parere in questi anni si è creato un vuoto di comunicazione e di trasparenza che Fidel riesce a colmare servendosi dell’ironia. I cittadini sono stati lasciati all’oscuro delle scelte politiche. Io invece penso che la politica debba essere trasparente e che chi gestisce la cosa pubblica debba farlo alla luce del sole.

Nel vostro programma è previsto lo studio della storia locale nelle scuole. Può spiegare meglio questo punto? Si tratta di progetti di collaborazione nelle scuole o avete intenzione di proporre l’inserimento di una materia aggiuntiva nelle scuole?
L’autonomia scolastica dà modo di avviare percorsi scolastici alternativi. Sarà poi compito dell’assessorato alla Cultura stimolare le strutture scolastiche affinché pongano in essere progetti volti all’approfondimento della storia locale e dei concittadini che si sono contraddistinti. La scuola è il luogo dove va coltivato il sentimento di amore per la propria terra.

Nel vostro programma (parte 5) si fa menzione degli “osservatori”. Qual è il loro ruolo? Da chi vengono nominati? Che competenze hanno? Sono organi politici o amministrativi?
Gli osservatori sono cittadini che decidono di monitorare l’attività dell’amministrazione. Hanno anche la funzione di proporre iniziative. Non devono per forza essere scelti da noi, anche le associazioni, ad esempio, possono svolgere la funzione di osservatori.

Nel vostro programma si leggono molte idee di progetti su corsi, musei, fiere, ceramica ecc. Con quali soldi pensate di finanziarli?
Tutte le iniziative che proponiamo sono quasi a costo zero per il Comune. Il punto fondamentale è fare rete e darsi una progettualità per mettere a frutto ciò che abbiamo. La ceramica ci rende famosi in Italia e nel mondo, così come l’eccellenza dei prodotti agricoli. Le due cose possono marciare assieme, ad esempio confezionando le eccellenze agroalimentari con gli splendidi manufatti ceramici dei nostri artigiani. Un modo per valorizzare la nostra ceramica sarebbe la creazione di un consorzio e di un marchio, ma purtroppo spesso la voglia di fare si scontra con l’individualismo. Ricordo che due noti stilisti hanno abilmente sfruttato la bellezza della nostra ceramica nelle loro collezioni e a mio parere sarebbe stato il minimo da parte loro organizzare una sfilata sulla scala.

Quali sono i beni a garanzia dei Buoni Ordinari del Comune di cui parlate nel vostro programma? Cosa succederebbe ai beni pubblici nel caso in cui i BOC non dovessero funzionare?
Il comune può emettere buoni con rendimenti, ma la situazione del nostro comune è disastrosa. In tempi di maggiore serenità finanziaria i BOC potrebbero sicuramente rappresentare una valida fonte di finanziamento.

Descriva con un aggettivo i candidati, compreso se stesso.
Il Fronte Nazionale Siciliano preferisce non esprimere giudizi sugli altri candidati. Io mi definisco visionario.

Un messaggio per convincere i cittadini a votarla.
Il Fronte Nazionale Siciliano è l’alternativa all’alternativa. Non penso che il Movimento 5 Stelle sia una vera alternativa. Il FNS rappresenta l’alternativa indipendentista della Sicilia. Noi non facciamo alleanze con i vecchi partiti perché sono loro gli artefici della distruzione della Sicilia. Chi non va a votare mantiene questo status quo, mentre invece il cambiamento si fa con la matita in mano in cabina elettorale.

Intervista condotta da Leandro Parla e Alessia Caruso il 29/04/16

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