Intervista a Franco Pignataro

Siamo qui oggi con Francesco Pignataro, candidato sindaco della coalizione di centrosinistra guidata dal Partito Democratico. Già sindaco dal 2002 al 2012, rilancia la sua terza candidatura a sindaco.

Ovviamente quando un individuo si candida a sindaco, cerca di arrivare a quanti più cittadini possibili. Come pensa di ottenere il voto di coloro che la ritengono il responsabile dell’attuale situazione della città?

Fra coloro che mi ritengono responsabile c’è senza dubbio il ceto politico avversario, che paradossalmente oggi ha raccolto tutti quelli che all’epoca hanno messo su l’esperienza Bonanno e hanno poi mandato a casa. Ora vorrebbero cancellare questi quattro anni e rimettendo le lancette dell’orologio all’indietro, come se fossimo nel 2012. E’ un ceto politico poco coraggioso, se si muove in tal modo. Diverso è il discorso dei cittadini, ai quali stiamo cominciando a spiegare che le responsabilità del dissesto sono imputabili a Bonanno, che ad ogni costo non ha voluto fare il piano di rientro quando vi erano tutte le condizioni per poterlo fare.

Il PD aveva inizialmente lanciato delle primarie, e le ha poco dopo ritirate. E’ stata lanciata poi la sua candidatura, giustificando tale scelta con il fatto che la situazione straordinaria prevedesse una figura con determinate capacità e competenze…

No no, io la devo interrompere perché il PD, quando ha proposto la mia candidatura, non ha ritirato le primarie. Più volte in TV abbiamo dichiarato che c’erano ancora i tempi per fare le primarie e io ho dato la mia disponibilità a farle. Non ho mai voluto nessuna scorciatoia; ho tra l’altro detto che avrei votato o Roccuzzo, o altri candidati che avessero voluto partecipare. Abbiamo atteso per settimane, ma la risposta è stata che “i movimenti non fanno primarie”.

Il fatto che il Partito Democratico abbia trovato in lei, già due volte sindaco e con la più volte dichiarata intenzione di non voler ritornare in politica in prima persona, l’unico candidato adatto per poter governare, non fa uscire fuori l’idea di un fallimento nel processo di formazione di una nuova classe dirigente nel PD?

Certo, è possibile. Ma dobbiamo contestualizzare ciò che è successo. Intanto c’è da dire che il PD è l’unico partito ormai rimasto, purtroppo, nella nostra città. Un partito che ha una sede e una struttura organizzativa. Un partito che ha investito sui giovani, perché se questa domanda fosse rivolta ad altre parte politiche non so cosa possano rispondere, escludendo il M5S che è cosa diversa dai partiti. E’ chiaro che in questo partito, ad oggi, forse non vi erano le condizioni per quel gruppo di giovani e meno giovani che è cresciuto nel PD, in un momento così difficile e di fronte a una rottura nel centrosinistra. Sarebbe diventato rischioso dal punto di vista politico ed elettorale mettere su persone che invece, a mio giudizio, vanno da una parte preservate e dall’altro formate. Il nostro è l’unico partito dove il segretario, a seguito di una sconfitta elettorale netta e cogente, si è dimesso. Non sono solo segnali di stile personali, ma anche politici. Magari i cittadini sono distratti, ma noi li abbiamo voluti affermare.

 Crede che se Fabio Roccuzzo avesse partecipato alle primarie le avrebbe vinte?

Questo è un dato che dobbiamo lasciare agli elettori, penso che se avesse partecipato quando io non avevo dato la mia disponibilità, avrebbe avuto buona possibilità per poterle vincere. Purtroppo non è accaduto, e non siamo che dispiaciuti, perché le fratture non fanno mai bene.

Qual è stato in questi vent’anni il Suo progetto culturale per Caltagirone? Può fare un bilancio?

Il mio progetto culturale, dai tempi di Marilena Samperi, è stato far sì che Caltagirone si posizionasse all’interno dell’UNESCO. Non è stato facile, ma ci abbiamo lavorato e il nostro patrimonio culturale e storico è diventato un punto di riferimento. A questo si aggiunge la notevole crescita dei musei: siamo una piccola città ma abbiamo un numero di musei notevolmente superiore a città come Palermo o Catania. E’ stata una scelta di affermazione e conservazione della memoria e dell’identità, per far sì che il turista a Caltagirone non vedesse solo la scala o la ceramica, ma anche altro. Un esempio è la nostra attenzione dedicata alla tradizione presepistica, interrotta dal mio successore. Accanto a questo abbiamo costruito nel corso degli anni esperienze di animazione nel territorio, perché pensiamo che i luoghi della città (oltre a villa e piazza) debbano essere valorizzati. Penso a tanti appuntamenti in luoghi che i cittadini non conoscevano, come ad esempio l’illuminazione di varie scale sia sotto il profilo luminare che artistico; abbiamo quindi ridato legittimità ai quartieri del centro storico. Aggiungo: la possibilità che con le scuole si facessero tante iniziative dal punto di vista culturale, il Comune assegnava un budget alle scuole per attività integrative pomeridiane; la realizzazione di una seconda biblioteca nella nostra città, la prima nel centro storico e la prima scolastica ad aprirsi al pubblico. L’idea è che la cultura non dovesse avere solo un pubblico elitario, ma una cultura anche di tipo nazional-popolare, destinato a un più largo pubblico.

Come intende valorizzare le energie intellettuali di questa città?

Oggi il tema si pone in maniera profonda e ineludibile. Nel passato la città è vissuta nell’idea antropologica del “padre”. Il padre che risolveva i problemi della comunità, affidandosi a un padre. E’ stato il modello di sviluppo degli anni 70 e 80, dove ci si è affidati ad una classe storica lungimirante che risolveva ai problemi. Una sorta di dipendenza di modello culturale dove gli individui non dovevano affidarsi alle proprie intelligenze e ai propri desideri ma in qualche modo tutto era segnato. Oggi questo non può più accadere. Occorre lavorare, a partire dai giovani, affinché in questa città avvenga una grande rivoluzione culturale. Bisogna recuperare un’identità comunitaria, dobbiamo far crescere persone che vivono in uno spazio comunitario. Penso alla raccolta differenziata. Se i cittadini collaborano e la raccolta è sopra il 65% le comunità pagano 7€ a tonnellata, se invece il livello rimane basso paghiamo qualcosa come 27€ a tonnellata, quindi una cifra assolutamente consistente. Ognuno deve essere corresponsabile. Ognuno, all’interno della comunità, deve fare squadra.

Parliamo di un problema concreto: la scala “mobile” sotto la villa. Qual è il suo futuro?

La scala mobile, come tutte le strutture, può vivere se la si riesce ad associare a una gestione privata. Le norme di sicurezza prevedono costi non indifferenti. Io avevo un progetto che era quello di affidare, attraverso la videosorveglianza, questa struttura al gestore del Politeama. C’era già stata una disponibilità. Nel frattempo vi era stato un problema di manutenzione, e a causa delle difficoltà finanziarie questa struttura non è rientrata tra le priorità. Per le strutture vale però questa regola: o associamo un esercizio commerciale privato, o altrimenti abbiamo dei costi troppo elevati nell’assumere personale per svolgere quei compiti. Lei mi dirà: ma allora perché l’avete progettato? Perché poteva dare un’idea moderna di collegamento della città. Puntare sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Credo che l’ente pubblico debba fare il regolatore dei processi, ma debba gestire il meno possibile, perché il fatturato di queste gestioni è quasi sempre negativo.

Come si porrebbe nei confronti dei cittadini se una volta eletto dovesse essere interdetto dalla corte dei conti?

Queste sono chiacchiere che stanno mettendo in giro i miei avversari. Uno degli assessori indicati dall’on. Ioppolo ha detto che c’è il pericolo di una nuova legge che in questo caso metterebbe me in una situazione di vulnerabilità. Io penso che sia quasi minaccioso utilizzare questo linguaggio verso i competitors. Parliamo di fatti che non hanno alcun fondamento. Se dovessi avere un intervento da parte della Corte dei Conti, mi difenderei come ho sempre fatto quando alcuni avversari mi hanno denunciato nel corso di questi anni.

La chiusura del Centro Storico: come si pone in questo senso? Pensa di riuscire a trovare un accordo coi commercianti?

Il problema non è solo “i commercianti”. Noi abbiamo un centro storico che, se chiuso, non è di facile gestione. Il problema è anche il fatto che questo centro storico lo dobbiamo far vivere. Se cancelliamo le residue permanenze di esercizi di prossimità, il rischio è che andiamo a mummificare il centro storico, trasformandolo in un luogo di uffici e di esercizi legati unicamente alla ceramica. Invece che valorizzarlo finiamo con l’ucciderlo. Quando ero sindaco e chiudevo le piazze ricordo le manifestazioni in cui i commercianti mi portavano le chiavi. Si tratta di strutturare varie misure che non blindino inutilmente il centro storico. Anche la ZTL va studiata molto bene perché, se si sbagliasse, non avremmo un centro storico vivo e diverso.

Il centro storico ormai è invaso dal “blu” (riferito alle strisce blu); dovesse chiudere il traffico nel centro storico, chi ripagherebbe i danni alla Sostauto?

La questione “Sostauto” è stata sempre enfatizzata. Quand’ero sindaco io la Sostauto garantiva la mezz’ora, garantiva che il numero di stalli blu nel centro storico fosse in misura più contenuta. Oggi ho verificato che gli stalli che erano nel centro nuovo sono stati trasferiti nel centro storico a mio giudizio in misura sproporzionata. Questo significa che se Bonanno ha autorizzato questi passaggi, gli accordi sono modificabili. Nel senso che la convenzione trentennale prevede che le parti possano rinegoziare il contratto. Prevede che anche che nel caso assurdo in cui il Comune decidesse di gestire le zone blu, dovrebbe pagare una quota X fissata a livello contrattuale. Se il Comune avesse gestito in proprio le zone blu ne avrebbe avuto un guadagno o una perdita? Io dico una perdita, perché il privato ha flessibilità che il pubblico non può avere.

Descriva con un aggettivo i candidati:

Pignataro – Sufficiente, perché ho coscienza dei miei limiti.

Sinatra – Bravo ragazzo, coraggioso.

Ioppolo – Una cosa è fare il parlamentare, una amministrare. L’errore è mettersi dentro tutto quello che ha riguardato Bonanno.

Cosentino – Non lo conosco molto bene ma l’esperienza da cui parte, l’indipendentismo siciliano, credo abbia poco a che fare con la gestione di un ente locale.

Giannetto – Seria.

Roccuzzo – Giovane.

Nel caso in cui voi non arrivaste al ballottaggio, ma ci arrivasse Roccuzzo, voi l’appoggereste?

Indubbiamente. Non ci sono, da parte nostra, questioni personali. Abbiamo appreso attraverso la televisione le dimissioni di Roccuzzo dal Partito Democratico, non abbiamo avuto neanche il piacere di poterlo sentire direttamente da lui. Tuttavia rimane un patrimonio del centrosinistra, e noi non siamo abituati per fatti personali a rancori.

Crede che il centrosinistra, anche se diviso, riuscirà a vincere le elezioni?

Io, più che credere, sto lavorando affinché accada. Sceglieranno i cittadini se affidarsi, dopo Bonanno, di nuovo al centrosinistra che, nel corso dei vent’anni precedenti, ha dato sempre buona prova di sé. Escludo me perché ne sono direttamente coinvolto.

Un messaggio per convincere i cittadini a votarla.

Il momento che stiamo vivendo è un momento straordinario. La mia candidatura dev’essere vissuta come un atto di generosità nei confronti della mia città. So già cosa devo andare a fare. I sindaci combattono ogni giorno, specie in periferia. Sarà funzione del sindaco eletto trovare delle soluzioni, insieme al governo nazionale, per far uscire questa città da uno stallo insostenibile.

 

Intervista condotta da Luca Giarmanà e Alessia Caruso il 02/05/16

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