Intervista a Gino Ioppolo

È il turno del candidato sindaco per il centrodestra: l’on. Gino Ioppolo, attualmente deputato all’ Assemblea Regionale Siciliana e già due volte candidato sindaco di Caltagirone.

On. Ioppolo, lei viene dalla tradizione della destra sociale e ultimamente ha mostrato apprezzamenti per il pensiero sturziano. È una svolta?

No, perché gli elementi fondanti della destra sociale provengono soprattutto dalla Rerum Novarum di Leone XIII. La destra sociale si è sempre abbeverata dei principi ispiratori di quell’impostazione di fede, giustizia sociale, assistenza agli emarginati. Quindi molta parte del pensiero di don Sturzo si rifà alla stessa tradizione. L’incontro è ineluttabile, c’è comunque sempre stata sempre una parte della nostra scuola di partito – quando i partiti c’erano e funzionavano – che si ispirava alla dottrina sociale della Chiesa. Un percorso molto coerente e naturale.

A cosa imputa il fallimento della giunta Bonanno?

All’incapacità di guidare un fenomeno di transizione, il cui compito gli era stato affidato dalla stragrande maggioranza degli elettori di Caltagirone. Questo, unito alla vicenda finanziaria del Comune che Bonanno non ha trovato in condizioni normali, ha determinato l’inceppamento di quella esperienza. Però ritengo che rimangano integre le ragioni che indussero il 70% dei caltagironesi a votare in maniera alternativa ad un centro-sinistra che aveva determinato quelle condizioni di difficoltà che Bonanno purtroppo non è riuscito a superare.

Di conseguenza, come garantisce che se diventasse sindaco lei non ripeterebbe quel fallimento?

Intanto perché ogni esperienza ha una sua storia. È evidente che bisogna ristabilire un rapporto con la città, che si era interrotto già nell’ultimo quinquennio delle giunte di sinistra. Bisogna finalmente parlare chiaro alle persone e soprattutto ai giovani, che più di altri non tollerano gli inganni e il linguaggio politichese. Bisogna fare bene i conti, ristabilire la verità e dire ai cittadini con chiarezza che senza ulteriori sacrifici la città non svolta. Dentro il 55% e più di evasione tributaria nella nostra città non c’è solo chi non può pagare, ossia persone che anzi andrebbero sostenute dal Comune. Penso piuttosto a quel corpaccione di coloro che non vogliono pagare. Questi devono essere indotti a mettersi in regola, perché altrimenti il Comune non potrà sopravvivere.

In una parola: la sua esperienza è di continuità o di rottura rispetto a Bonanno?

È certamente molto diversa, la mia candidatura è discontinuità con il passato recente o meno che ha portato la città in ginocchio. Se poi qualcuno, mistificando la realtà, intende ribaltare solo sui tre anni di Bonanno la condizione nella quale si trova la città, vuol dire che non ha rispetto per l’intelligenza dei caltagironesi. Il disastro viene da più lontano.

Come si coniuga ciò con il fatto che alcuni dei referenti regionali che la sostengono erano gli stessi che appoggiavano Bonanno?

Io non ho referenti regionali. Ci sono alcune forze politiche, ma non tutte ovviamente…

Falcone si trovava qui quando è stata presentata la sua candidatura.

Falcone non è un mio referente regionale, ma un collega nei cui confronti nutro stima. Fu protagonista come tanti altri anche della coalizione che elesse Bonanno, è il capogruppo regionale di Forza Italia e ne è il leader in questa zona. Ma questo non c’entra nulla con l’attività amministrativa, che sarà intestata esclusivamente a me. Non dimentichiamo la ratio della legge: i cittadini eleggono il sindaco, non la coalizione. Poi un sindaco può essere capace di mettere insieme una coalizione molto ampia che parte da un’area di centro-destra per spingersi fino a quella di centro-sinistra, come stiamo facendo noi. Lo dimostra l’alleanza di Sicilia Futura che a livello regionale supporta Crocetta, ma qui non ha voluto sostenere il ritorno in campo degli uomini buoni per tutte le stagioni e si è alleata con me. Vuol dire che ha ritenuto il mio programma più valido di quello alternativo.

Nella sua squadra ci sono Forza Italia e tanti elementi provenienti dal Pdl, ma anche la candidata sindaca di Italia dei Valori nel 2012. Si tratta di incoerenza? Come si fa a mettere insieme questi pezzi?

Vi sembra poco essere stato capace di mettere insieme personalità che hanno maturato esperienze diverse, nel nome dell’unità di intenti? Questo è un valore! Ognuno sarà portatore della propria capacità di modificare le cose nella nostra città e io sono fiero di averlo fatto. Così come sono fiero di avere con me non solo Sabrina Mancuso ma anche un altro candidato sindaco nel 2012, Francesco Fonte. C’è anche l’amico Angelo Malannino, candidato sindaco di questa stagione che aveva già preparato una lista e un programma. Con noi in amministrazione ci sarà anche un ex sindaco come Carullo, che ha legato il suo nome ad una delle esperienze più foriere di risultati. Questa città non ha bisogno di ulteriori lacerazioni, ma di riannodare i fili della sua storia e delle migliori esperienze politiche. Pian piano, credo di star lavorando nel senso giusto.

Dovesse arrivare al ballottaggio, pensa che Ncd l’appoggerebbe?

Questa è una domanda da fare a loro. Nutro rispetto verso tutti i componenti di Ncd, ma una cosa è assolutamente chiara: al ballottaggio non stringerò alleanze strumentali per vincere. Andrò avanti con la coalizione del primo turno e mi rivolgerò a tutti gli elettori, a cominciare da quelli del M5S se non arriveranno al ballottaggio.

Le privatizzazioni sono la risposta alla crisi finanziaria del Comune?

Tutt’altro. Le privatizzazioni selvagge, che appartengono all’amministrazione di sinistra, è una delle cause del dissesto finanziario e sociale della nostra città. È stato un errore. Punto fondamentale del mio programma è invece la rimunicipalizzazione di gran parte dei servizi pubblici essenziali: l’acqua, il cimitero, i parcheggi, in parte il sistema di illuminazione.

Qual è il suo progetto per il rilancio economico della città?

Non vogliamo appesantire il bilancio comunale e nemmeno operare sulla spesa pubblica, a differenza di altri candidati sindaci. Vogliamo attingere ai fondi europei ed anche a quelli di privati che ci consentano di rimettere in sesto la nostra città. Su questi ultimi sta già lavorando il dott. Giaconia, calatino che ha fatto molta fortuna professionale al nord e che ha relazioni molto significative affinché si possano realizzare a Caltagirone manutenzioni straordinarie e consolidamenti, soprattutto orientati al nostro centro storico. Esso deve essere rimesso in “toletta” come bene di attrazione di un nuovo turismo stanziale, che non sia soltanto quello del mordi e fuggi. Tutto ciò dovrà essere inserito in un nuovo network di zone che in questo momento sono assolutamente slegate e scollegate tra loro. Mi riferisco a Siracusa, Piazza armerina, Aidone, ma anche a Catania. Questo non potrà che rilanciare la nostra economia turistica e quindi soprattutto il settore dei ceramisti, uno dei settori che sta soffrendo maggiormente.

I privati di cui parla lei riferendosi a Giaconia sono le multinazionali con cui lo stesso Giaconia ha contatti?

Non si tratta solo di multinazionali, ma anche di aziende come quelle della moda: abbiamo già avviato un contatto con Dolce & Gabbana per la realizzazione di un atelier internazionale a Caltagirone. Magari in uno degli edifici più significativi di proprietà comunale, se andrà in porto questa iniziativa. Anziché procedere alla forsennata iniziativa di svendita dei beni immobili del comune noi pensiamo di utilizzarli in maniera produttiva e quindi senza depauperare il patrimonio comunale dei suoi gioielli, ma mettendoli a profitto.

Non teme che l’arrivo di un colosso dell’economia a Caltagirone possa deprimere lo sviluppo dell’economia locale?

Ma nessuno pensa a far arrivare qui colossi: a Caltagirone (Dolce & Gabbana, ndr) farebbe una attività molto dimensionata in relazione a quello che la città può offrire. Poi io non temo mai le sfide con i grandi numeri e con i grandi eventi, l’importante è saperli governare e renderli adeguati e proporzionati alla nostra realtà.

Quali sono le sue posizioni sull’accoglienza dei migranti nelle strutture che si trovano a Caltagirone?

Non mi è piaciuta assolutamente la concentrazione dei migranti all’interno di una grande struttura come il CARA di Mineo. Il famoso protocollo d’intesa sottoscritto a suo tempo non è stato per nulla rispettato, quanto al numero massimo degli ospiti e all’impiego delle forze dell’ordine: il coordinamento della sicurezza al Cara è demandato al dirigente del commissariato della Polizia di Stato di Caltagirone, che in questi giorni sta vivendo il tormento di dover lasciare quell’immobile assolutamente inadeguato ed inidoneo. Non vorrei essere nei panni di tale funzionario, per altro molto bravo e professionale, che si trova a dover curare la sicurezza di quindici comuni e del Cara di Mineo. Con riferimento invece ai cosiddetti SPRAR, ho un’idea assolutamente solidale nei confronti dei migranti: si tratta di effettuare soltanto la distinzione tra migranti economici e rifugiati. Se per stabilire questa condizione noi li teniamo in stand-by anche un anno e mezzo e più, dimostriamo di non avere spirito solidaristico come invece dovremmo nei loro confronti.

Il migrante economico che fine fa?

Deve essere lasciato libero di impiegare la sua capacità lavorativa, la creatività e la preparazione per la vita dove vuole. Sappiamo perfettamente bene che questi migranti non vogliono rimanere in Sicilia perché hanno capito che questa è una terra dura. Bisogna accelerare le procedure di riconoscimento e poi lasciare la libertà a costoro di raggiungere le mete che più desiderano. Un sindaco può incidere per la parte che attiene a un sindaco: se gli altri Paesi chiudono le frontiere bisognerà far sentire la nostra voce, perché questa non è una condizione alla lunga favorevole né per noi “indigeni”, né per loro.

In questa città ci sono molte strutture sportive, sfortunatamente fatiscenti e inutilizzabili. Come intende rilanciarle, con particolare riguardo verso lo stadio comunale e il nuovo palazzetto dello sport?

Fino a quando il comune verserà nella condizione finanziaria di dissesto – ma sarebbe stata la stessa cosa anche nella situazione precedente – le spese di investimento non saranno possibili. Lo stadio Agesilao Greco versa in una condizione di degrado. Nulla infatti è stato fatto in vent’anni per renderlo fruibile. Io tenterei di aprirne le parti possibili anche con una nuova rivisitazione da parte dell’ufficio tecnico comunale, che lo ha talvolta dichiarato inagibile e talvolta no. Insomma, bisogna dedicare una conferenza dei servizi per verificare esattamente qual è la  sua condizione e restituirlo alle associazioni sportive. Certamente non vorrò tenere chiuse le strutture. Anche la questione del palazzetto deve essere chiarita: so per certo che è stato realizzato dalla ex provincia di Catania e affidato al comune. Non conosco in questo momento esattamente la procedura, la convenzione, il contratto se c’è stato e le delibere con cui la provincia da una parte e il comune dall’altra hanno dato questo edificio. Certamente va utilizzato nel miglior modo possibile. Anche quella struttura va affidata alle associazioni sportive, le quali dovranno attivare un intesa affinché il comune possa essere alleggerito il più possibile, se non totalmente, da spese di manutenzione e di gestione. Non è possibile seguire il modello della piscina, allorquando ad una cooperativa si diede non soltanto la struttura ma anche del denaro con cadenza annuale. Questo è un lusso che il comune non può più permettersi.

Descriva con una parola gli altri candidati

Sinatra: ancora impreparato.

Cosentino : velleitario.

Roccuzzo: inadeguato.

Giannetto: inesperta.

Pignataro: superato.

Un breve messaggio agli elettori per convincerli a votarla.

Credo di poter mettere insieme esperienza, capacità amministrativa e innovativa, nonché di rappresentare un modesto ma sentito esempio per la città e soprattutto per i giovani. Io, se eletto, lascerò la carica di deputato regionale. Non so quanti altri avrebbero fatto la stessa cosa per amore della città.

Se venisse eletto si ricandiderebbe nel 2021?

Dipende dall’esperienza dei primi cinque anni. Se fosse già stato messo in campo un programma con dei risultati meriterebbe di essere completato, altrimenti no.

Intervista condotta da Samuel Boscarello e Francesco Marino il 7/05/16

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