L’idiota

In questa età storica in cui la crisi è diventata un elemento strutturale (economica, sociale, geopolitica, umanitaria) è ormai da considerare normale incontrare nella nostra quotidianità gli idioti. Sia chiaro che non è un insulto. Non mi permetterei mai, dal momento che non sopporto gli intolleranti dotati della violenza verbale come unica arma retorica. Il punto però è che gli antichi Greci, i quali hanno inventato praticamente tutti i concetti basilari della politica, chiamavano idiōtēs l’uomo privato, colui che non si cura del bene comune ma solo del suo interesse. Ecco, chiunque di buon senso si augurerebbe che non ci siano idioti in giro. C’è stato un momento in cui la loro forza sembrava scarsa, tra gli anni Sessanta e Settanta in cui era forte e viva la speranza in un mondo diverso. Gli anni in cui le identità erano saldate all’appartenenza a un colore, una subcultura: rossi, bianchi, neri. Poi venne lo yuppismo, gli anni della Milano da bere e del reflusso nel privato. Gli anni della società liquida in cui i punti di riferimento saltano e allora ciascuno, nel proprio bisogno umano di costruire una propria identità rispetto al mondo, si arrangia come può.

L’idiota ha mostrato una grande capacità di adattamento alle mutate condizioni. Innanzitutto è un cinico incallito e accondiscende perfettamente al nichilismo dominante odierno. Questo gli dà un forte alibi, perché lo esonera dall’impegnarsi davvero in società. Di conseguenza, l’idiota è sì convinto che tutti agiscano per mero interesse personale (come lui, del resto), ma crede che questa sia una legge immodificabile dell’essere umano. Per fortuna, pensa, anche se non ve lo rivelerà mai. Qualora proviate a spiegargli che nella natura umana coesistono due tendenze distinte all’individualità e alla vita sociale, se osate sottolineare che il modello di persona perfettamente razionale e auto-interessata è stato costruito come astrazione dai primi economisti classici (il cosiddetto homo oeconomicus), vi liquiderà come parolai che a furia di ascoltare i professoroni hanno dimenticato il contatto con la realtà.

Già, perché l’idiota si considera rigorosamente self-made come i migliori personaggi di Daniel Defoe. Non importa la sua classe sociale, l’idiota ha comunque fatto mille sacrifici per giungere lì dov’è, una spanna sopra il volgo che non riesce a guardare più in là del proprio naso. Se è nato povero o comunque in una famiglia del ceto medio, guarda con disprezzo chi non ha avuto successo come lui. Se è ricco da sempre, si bea di se stesso considerando un esame superato all’università come un’impresa da Cid Campeador. In ogni caso odia gli ultimi, gli oppressi, i miserabili. Crede che sia colpa loro se non ce l’hanno fatta, probabilmente perché non si sono impegnati abbastanza o non hanno qualità, per aggiungere un tocco di darwinismo sociale al quadretto idilliaco. Che poi è la stessa giustificazione utilizzata dai borghesi ottocenteschi per spiegare la disoccupazione, invece di ammettere che i loro postulati economici (già, ancora l’homo oeconomicus) erano irrealistici.

D’altronde questo è anche il motivo per cui l’idiota è contrario alla democrazia o comunque indifferente ad essa: vuoi mettere l’orrore di lasciare che una massa di mediocri elegga un pugno di individui della stessa risma per prendere decisioni che influenzano la vita di tutti? È possibile trovare gli idioti tra i sostenitori di crimini contro l’umanità come l’abolizione del suffragio universale, per esempio. Ed è divertente ascoltarli sciorinare le motivazioni per cui dovrebbero togliere il diritto di voto a queste o a quelle persone, per il semplice fatto che se questi criteri venissero davvero applicati i primi a perdere i diritti politici sarebbero proprio loro. Loro che attaccano gli analfabeti funzionali (piaga sociale che va comunque risolta urgentemente con un fortissimo sostegno alla cultura), ma si mostrano tali e quali ad essi nel momento in cui non riescono a distinguere tra umorismo e dibattito, con il risultato di banalizzare ogni discussione e ridurla a sollazzo goliardico politicamente scorretto.

Insomma, l’idiota è il logico risultato di un sistema in cui lo sviluppo economico galoppante ha lasciato indietro i valori, lo spirito di appartenenza, il benessere relazionale. È il frutto di una società antisociale, il prodotto di un’alienazione causata dalla miseria di vivere senza punti di riferimento. Ma noi abbiamo il potere di cambiare questo mondo, senza paura di passare per chiacchieroni utopisti. Dico proprio a voi: non siate idioti. Siate cittadini.

Samuel Boscarello

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