«Ci sono lauree più utili di altre.» Falso!

Capita spesso che studenti e studentesse in procinto di prendere il diploma di maturità mi chiedano consigli sulla scelta dell’università. Il loro atteggiamento spesso confuso e disorientato prova sempre di più che sebbene scuola e università siano ovviamente due mondi diversi, il legame tra essi è davvero molto debole. I maturandi spesso non sanno cosa aspettarsi dal percorso che stanno per imboccare, in che modo comportarsi, come avere a che fare con una burocrazia spesso astrusa e inefficiente. Certo, non si può pretendere che si inizi l’università senza un velo di mistero (dove starebbe poi il bello della scoperta?), ma la disinformazione porta ad assecondare dei luoghi comuni inammissibili. Il più grave di tutti cerca di rispondere alla seguente domanda: quali sono le prospettive di ciascun corso di studi? Essa riflette il principale incubo della generazione del “cognitariato” (letteralmente il “proletariato della conoscenza”), ossia essere emarginati dal mercato del lavoro dopo anni, energie e denaro spesi per giungere alla laurea. Adesso, a parte la considerazione che “mercato del lavoro” è un’espressione terribile (il lavoro è una merce qualunque, come le patate o il carbone?), sembra che la tentazione più comune per evitare questo incubo sia sacrificare le proprie inclinazioni personali e scegliere un percorso di studi che offra migliori opportunità lavorative in futuro.

Bene, se ci state pensando anche voi, sappiate che state commettendo un terribile errore. È impossibile e sbagliato pensare di poter dividere i corsi universitari tra utili e inutili. Se tutto ciò fosse vero, chiunque sceglierebbe quelli utili. Avremmo milioni di medici, giuristi e ingegneri: è uno scenario ragionevole e realistico? Anzi, le folle da esodo biblico che si presentano ogni anno ai test di Medicina sono il simbolo di quanto un mero stereotipo (“i dottori sono ben pagati, rispettati e lavorano di sicuro”) possa influenzare le scelte di tanti giovani. Nessuno dice che per diventare medici è necessario lavorare molto duro, attraversando un cammino che è uno dei più lunghi nel sistema italiano. Dunque il test d’ammissione, che di per sé è un metodo di selezione molto impreciso, è diventato simile ad una raffica di cannonate nel mucchio, con l’effetto collaterale di creare un’ampia fascia di non ammessi che fanno ricorso tramite azioni legali di gruppo. I cattivi consiglieri degli studenti parlano di tutte queste cose? Molti genitori e insegnanti sono colpevoli di alimentare l’illusione che ci siano corsi di Serie A e di Serie B. I primi spesso in buona fede, influenzati anche dal fatto di aver vissuto la loro giovinezza in un periodo immediatamente successivo rispetto alla rivoluzione del Sessantotto, quando l’economia industriale riusciva ancora ad assorbire la maggioranza dei laureati. Non sarò altrettanto indulgente con gli insegnanti: la scuola ha anche il compito di correggere gli errori commessi dai genitori nella loro educazione, non saperlo fare è negligenza professionale.

Poiché però un esempio concreto spesso è più convincente di molte teorie, parlerò della mia esperienza. Io frequento uno dei più discussi e biasimati corsi universitari in Italia, Scienze Politiche. Al mio ultimo anno da liceale ho dovuto affrontare tutti i pregiudizi su quanto inutile e ridicola fosse Scienze Politiche. Curiosamente, le obiezioni più forti non sono venute dalla mia famiglia, nonostante alcuni parenti mi abbiano suggerito di provare Medicina (rieccola) o al massimo Lettere, bensì da alcuni insegnanti. Ricordo chiaramente un’assurda frase pronunciata da una mia professoressa con aria delusa: “Scienze Politiche non è né carne, né pesce”. Fortunatamente ho avuto forza e motivazione sufficienti per continuare a seguire la mia passione, senza dare molta importanza a giudizi così irrilevanti. Se avessi dato ascolto a queste Cassandre, adesso sarei infelice in un altro corso “più utile”, con voti bassi e rimpiangendo cosa avrei potuto fare se solo mi fossi lasciato guidare da me stesso.

Naturalmente questa non è certo un’apologia dell’individualismo: ciascuno ha costantemente bisogno di suggerimenti e pareri sul futuro, ma a volte è necessario rifiutarli, se sono il risultato di pregiudizi e osservazioni superficiali. Seguite semplicemente la vostra strada e la vita vi ricompenserà. Non è solo una frase dal vago sapore New Age, ma la normale conseguenza del fatto che se farete gli studi e il lavoro che amate i vostri risultati saranno migliori, quindi verranno premiati. È elementare, ma comprenderlo è più difficile di quanto si possa credere. Il lavoro è e deve essere sempre uno strumento per il pieno sviluppo della persona umana. Quando si verifica il contrario, la dignità umana è calpestata. Non lasciate che vi accada.

Samuel Boscarello

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