Di milioni sotto il non-ponte ne passano…

Che tu abbia tentato di attraversare via terra la Sicilia da siciliano o da turista, avrai sicuramente fatto i conti con le immonde difficoltà di spostamento per una terra tanto cortese nella sua gente, quanto inospitale nelle sue linee ferroviarie; l’ultima impresa che resta, a te come all’Italia intera, è sul punto di attraversare lo Stretto, lì dove un’opera di avanguardia artistica – sì raffinata da far concorrenza alle migliori dell’Astrattismo – non ha mai avuto forma. Qualcuno sopra questa, però, aveva cominciato a lavorarci e, come accade quando commissioni qualcosa che ad un certo punto non vuoi più, ci siamo andati sotto; specialmente perché, come in questo caso, di cifre e speranze ne abbiamo lasciate intendere tante.

Undici anni fa, quando l’opera sembrava imminente, l’affare di 4,4 miliardi se lo aggiudica il consorzio Eurolink, capeggiato da Salini-Impregilo: il ponte oggi non c’è, il consorzio è rimasto a bocca asciutta e pretende 900 milioni di indennizzo, cioè di risarcimento per i danni subiti. La domanda che segue spontanea è a che titolo Eurolink lo pretenda e se realmente saremo costretti (la prima persona plurale è d’obbligo) a risarcire loro di una tale cifra. Proviamo a dare qualche risposta.

La prima pietra che si gettò consiste in una sorta di galleria artificiale – oggi vuoto a perdere paesaggistico – che ha spostato la ferrovia di alcuni metri rispetto al binario originale per quasi un chilometro: questa azione, propedeutica secondo il progetto alla realizzazione successiva del ponte, è costata 26 milioni di euro. Ad oggi questi sono gli unici soldi spesi per una costruzione realmente avvenuta. Oggi, del ponte non abbiamo altra traccia, ma di soldi spesi inutilmente sì: oltre a questi già 26 milioni per un obbrobrio sulla costa, che in assenza del ponte non serve proprio a niente, dobbiamo contare le cifre già spese in 34 anni per mantenere la Società Ponte sullo Stretto a guida Ciucci, che ammontano a circa 312 milioni delle nostre tasse. A queste, sottolineiamo sempre per la realizzazione dell’inesistente, potrebbero aggiungersi – se il contenzioso vedesse vincitore Eurolink – i 900 milioni di euro di risarcimento pretesi. E, forse non saranno 900 per il disturbo, ma comunque sempre di milioni persi parleremo.

Affrontiamo adesso un’altra questione: Eurolink, la società che si aggiudicò l’appalto, avrebbe diritto a tale cifra dato che il progetto non è mai giunto ad uno stadio esecutivo? Nessuno può rispondere adesso. Stando alle cose, nel 2005 il contratto diceva che fino all’approvazione del progetto definitivo ed esecutivo – punto a cui non siamo mai arrivati – non erano previste penali; a questo, che sostanzialmente renderebbe vana la richiesta, si sovrappone un altro atto del 2009, dove invece si prevedono penali del 5% anche nella fase preliminare. La questione è nodosa e spetterà al giudice risolverla. Però, se Eurolink avesse la meglio a causa del secondo atto, qui coloro che hanno permesso di cambiare le carte in tavola potrebbero aver errato in modo sconvolgente – volente o nolente, aggiungerei io.

Di un’opera mai realizzata, insomma, non solo non se ne vedono i vantaggi, ma si pagano persino gli intenti. E anche in modo parecchio salato. Abbiamo mantenuto la Società per trentaquattro anni, abbiamo edificato una galleria propedeutica al ponte a vuoto, e adesso non si sa neanche quanto dovremo risarcire Eurolink per il non-fatto. A queste già perdite, che hanno un nome e una cifra, si aggiungono quelle non stimabili di slogan per un ponte salvatore di tutti i siciliani, promesse che hanno attanagliato le nostre infrastrutture nella totale immobilità, in attesa che prima o poi arrivasse Lui a risolvere tutti i problemi.

Lui non è ancora arrivato, Renzi ogni tanto parla di questo defunto da riesumare, eppure i giorni trascorsi non sono tre bensì gli anni trentaquattro. Noi, nel frattempo, siamo sulla Caronte verso Reggio. Qui sopra solo ‘u parracinu ci resta. Finché anche quello – non si sa per quale maledetto spirito di sopravvivenza – smetterà di crucciarsi: d’altro canto, popolo, vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare.

Alessandra Di Nora

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