Guida rapida alle ideologie politiche: Capitolo I, Il Socialismo

Oggi il mondo vive nel sistema economico capitalistico. Esso è basato su due forze diverse:

  • Il capitale, cioè coloro che esercitano potere tramite il denaro, come banchieri e imprenditori.
  • Il lavoro, tutti coloro che per vivere non si dedicano principalmente ad investire soldi, ma a offrire se stessi per svolgere un lavoro fisico o intellettuale.

Il capitalismo prevede che il lavoro sia dipendente dal capitale. Dentro le imprese infatti sono i proprietari a godere del profitto, cioè il denaro proveniente dal lavoro dei dipendenti che rimane nelle mani dell’azienda dopo aver affrontato tutti i costi per mandarla avanti. Inoltre sono i proprietari che hanno il potere di prendere ogni decisione dentro l’impresa, compresa quella di licenziare o trattenere i lavoratori. Ci sono tante varianti di capitalismo nel mondo, ma tutte sono accomunate da questo schema fondamentale. Il socialismo accusa il sistema capitalista di causare gravi danni alla società, cioè:

  • Sfruttamento. Sebbene i capitalisti ritengano che il profitto sia la giusta ricompensa per il rischio che corre l’imprenditore nel condurre un’attività, i socialisti non sono d’accordo. Dal loro punto di vista il capitalista non ha alcun diritto di appropriarsi del profitto, perché esso deriva concretamente dal denaro prodotto dai dipendenti dell’azienda tramite il loro lavoro e dunque deve essere distribuito ai lavoratori.
  • Alienazione. Nonostante tutte le persone siano libere ed eguali, i lavoratori nell’impresa non sono padroni di se stessi, essendo costretti ad obbedire al capitalista. In questo modo il lavoro diventa una forzatura e causa infelicità, mentre invece dovrebbe essere il mezzo attraverso cui realizzarsi e sentirsi davvero esseri umani.
  • Povertà. I capitalisti agiscono per massimizzare la loro ricchezza, non per il benessere comune. Più bassi sono gli stipendi dei lavoratori, più aumenta il loro vantaggio. Assumono dipendenti solo quando sono utili a loro, per poi licenziarli quando non ne hanno più bisogno. Il capitalismo crea disoccupazione e diseguaglianze.

I primi socialisti, all’inizio dell’Ottocento, cercavano di realizzare comunità che fossero ispirate agli ideali di eguaglianza e fratellanza, in cui la proprietà era comune e i frutti del lavoro divisi in base alle necessità di ciascuno. In alcune di esse era abolita persino la moneta. Tuttavia, man mano che il movimento operaio si organizzava nacquero organizzazioni destinate a diventare di grande importanza, cioè i sindacati, le società di mutuo soccorso (associazioni attraverso le quali i lavoratori si aiutano a vicenda in caso di disoccupazione, infortuni, vecchiaia ecc.) e le imprese cooperative. Queste ultime sono aziende la cui proprietà appartiene ai lavoratori, i quali prendono le decisioni democraticamente tramite dei responsabili eletti o addirittura in prima persona. I partiti socialisti nacquero nella seconda metà dell’Ottocento sul forte impulso dell’Internazionale dei Lavoratori, un’associazione che riuniva tutti i partiti da ogni paese che condividevano questa ideologia. La sua discendente attuale è l’Internazionale Socialista (a cui si affianca l’Alleanza dei Progressisti). Nei primi anni dell’Internazionale si verificò anche l’ascesa del pensiero di Karl Marx e Friedrich Engels: essi elaborarono la teoria della lotta di classe, secondo cui la società contemporanea è divisa in due classi. Una è la borghesia (il capitale di cui parlavamo prima), l’altra è il proletariato (i lavoratori). Come i borghesi hanno ottenuto il potere strappandolo ai nobili durante la Rivoluzione Francese, così devono fare anche i proletari. Dopo una fase di transizione (la dittatura del proletariato) in cui il capitalismo verrà smantellato, si potrà realizzare il comunismo: una società in cui non ci sarà bisogno di Stato, perché gli esseri umani saranno liberi dallo sfruttamento, ciascuno lavorerà secondo le sue capacità e riceverà il necessario per soddisfare i suoi bisogni. L’influenza di queste idee è stata così forte che possiamo distinguere i socialisti in:

  • Marxisti. Coloro che sono d’accordo con le teorie di Marx. A sua volta essi si dividono in ortodossi (che accettano totalmente le idee marxiste) e revisionisti (che condividono alcuni aspetti del pensiero di Marx e ne rifiutano altri).
  • Non marxisti. Tutti coloro che credono nei valori del socialismo, ma non concordano con l’idea della lotta di classe e del comunismo.

Come tutte le ideologie, il socialismo è fatto di sfumature che possono essere anche molto diverse. Dopo questa carrellata storica, cerchiamo di capire quali siano le principali correnti di questo movimento:

  • Marxisti-leninisti. Fondono le idee di Marx, Engels e Lenin, il capo dei comunisti che nel 1917 presero il potere in Russia tramite la Rivoluzione d’Ottobre. Credono nella realizzazione di un sistema basato sui soviet, consigli locali eletti dal proletariato secondo modelli simili alla democrazia diretta (è possibile richiamare gli eletti, che non possono godere di nessun privilegio rispetto al popolo). La terra e le imprese sono di proprietà comune e vengono lavorate collettivamente. I soviet controllano la produzione e distribuiscono la produzione secondo i bisogni di ciascun cittadino, che offre il proprio lavoro in base alle capacità che possiede. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre la Russia fece parte dell’Unione Sovietica (Urss), il nuovo Stato proletario che avrebbe dovuto realizzare il progetto di Lenin. Tuttavia la guerra civile che ne seguì rese necessario un forte accentramento del potere, che diventò estremo dopo l’ascesa del successore di Lenin, Stalin. I soviet persero in breve tempo il loro spirito democratico e diventarono semplici burocrazie che eseguivano la volontà del governo di Mosca, sotto il controllo del partito unico che pianificava anche l’intera economia del paese. Ancora oggi possiamo fare distinzione tra stalinisti, che giustificano la dittatura con la necessità di difendersi dai nemici esterni, e trotskisti (da Trotsky, principale rivale di Stalin), che invece considerano il regime sovietico come una degenerazione dell’idea iniziale.
  • Socialisti democratici. Rifiutano il capitalismo, ma anche la rivoluzione violenta e la dittatura. Vogliono giungere al socialismo prendendo il potere tramite libere elezioni e attuando poi riforme graduali che trasformino lentamente la realtà. Come il loro nome suggerisce, credono che il socialismo coincida con l’applicazione della democrazia in ogni settore della società, soprattutto l’economia. I socialisti democratici sono per creare un sistema di imprese democratiche (cooperative) che competono sul mercato, all’interno di stati democratici in cui i diritti umani e le libertà sono rispettati. Sono anche favorevoli all’esistenza di un forte settore pubblico e di un welfare sviluppato che elimini le diseguaglianze sociali e dia uguali opportunità a tutti i cittadini. Molti di loro sono marxisti revisionisti. I principali partiti comunisti europei (italiano, francese e spagnolo) negli anni ’70-’80 appartenevano a questa ideologia, in polemica con la dittatura sovietica. Essi tentarono di rifondare l’ideologia comunista in senso democratico, dando vita all’eurocomunismo.
  • Socialdemocratici. Da non confondere con la categoria sopra, sebbene spesso vengano erroneamente considerati sinonimi (come abbiamo appena visto). La differenza è che i socialdemocratici accettano il capitalismo e preferiscono regolarlo per correggere i suoi difetti. Dunque non sono ostili alla gerarchia tra capitale e lavoro nell’azienda, ma cercano di promuovere forme più moderate di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa e alla distribuzione dei profitti. Sostengono che sia necessario un forte welfare, desiderano porre dei limiti al mercato per evitare che diventi incontrollabile e promuovono la cooperativa, anche se non intendono farne il modello principale di impresa da applicare in tutta l’economia.
  • Socialisti liberali. Considerano il socialismo come l’evoluzione naturale del pensiero liberale che ispirò la Rivoluzione Francese. Il liberalismo ha introdotto nella società i valori della libertà, eguaglianza e fratellanza. Il socialismo ha il compito di renderli concreti e di estenderli a tutti allo stesso modo. I socialisti liberali sono contrari all’uso della violenza e della dittatura, ovviamente. Entrambe le categorie precedenti possono rientrare in un certo senso in quest’ultima. I socialisti democratici possono essere considerati socialisti liberali radicali, i socialdemocratici invece come quelli più moderati.

Due ultimi appunti veloci prima di terminare. Da sottolineare è il filone del socialismo cristiano, che interpreta i valori del Vangelo come compatibili o addirittura coincidenti con quelli socialisti. Spesso i cristiani si soffermano a criticare il capitalismo dal punto di vista morale, condannandone l’avidità nell’accumulare beni materiali a discapito della spiritualità. Dagli anni Ottanta ad oggi è nata la corrente dell’ecosocialismo, che critica il capitalismo anche per lo sfruttamento ambientale di cui non può fare a meno. Quindi gli ecosocialisti aspirano ad un’economia che rispetti allo stesso modo l’umanità e la natura. Infine alcuni spunti di grande interesse provengono dal cosiddetto socialismo del XXI secolo, ideologia condivisa da molti partiti di sinistra al potere nel Terzo Mondo, specie in Sudamerica. Essi sono anticapitalisti e tendono a marcare il valore della solidarietà tra i popoli sfruttati dalle superpotenze del pianeta. Hanno una visione molto radicale della democrazia: in economia promuovono fortemente l’impresa cooperativa, in politica preferiscono ricorrere allo strumento del referendum piuttosto che ai partiti tradizionali. In Venezuela il popolo può addirittura destituire il Presidente della Repubblica. Altri esempi di paesi che applicano i principi del socialismo del XXI secolo sono Bolivia, Brasile, Ecuador e Uruguay.

Samuel Boscarello

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