La mediocrità che ci piace tanto: il caso Caltagirone

“E che sarà mai?”
Un motto da incidere sugli stemmi di ogni famiglia (o quasi) siciliana. Perché, diciamocelo, ci piace tanto urlare alla nostra voglia di riscatto, alla voglia di cambiare, all’amore per la terra. Alla prova dei fatti siamo poi invece tanto teneri e mansueti, che neanche un coniglietto domestico. Non volendo essere questo un articolo meramente d’opinione, pongo i fatti che mi hanno fatto suscitare questa riflessione.

Il 7 ottobre trentasette ex consiglieri provinciali siciliani vengono condannati dalla sezione d’Appello della Corte dei Conti a restituire somme utilizzate illegittimamente. Soldi pubblici per fini privati, talvolta politici. Un caso piuttosto comune nelle logiche di una classe dirigente (anche nazionale) mai estranea a questo gioco. I consiglieri erano stati assolti in primo grado nell’aprile 2015. Quasi tutti i giornali siciliani hanno pubblicato la notizia, tenendola sotto profilo poiché ritenuta non particolarmente interessante. D’altronde si parla di piccole somme e di piccoli nomi. In tutti gli articoli online (vi linko quello del quotidiano La Sicilia) trovate una sfilza di nomi e numeri.

Tutto si chiuderebbe qui, se non fosse per il fatto che leggendo attentamente questi nomi qualcosa di interessante viene fuori.

Nella lunga lista troviamo anche il nome dell’attuale consigliere-assessore-vicesindaco Sergio Gruttadauria. Il rimborso a lui contestato è inerente a una spesa di 1722€, cioè l’affitto (più buffet) di un noto locale calatino. Non appena letto tale nome, mi aspettavo che dalla cittadinanza giungesse un coro d’indignazione nei confronti di un amministratore pubblico, condannato per aver usato illegittimamente soldi pubblici a scopo privato, il quale riveste un ruolo così importante. Solo la consigliera Lara Lodato del Movimento 5 Stelle, tramite un post su Facebook, chiede prontamente le dimissioni del vicesindaco. Dal resto del mondo politico, e non solo, non una parola. La notizia non gira, non fa scalpore, non fa rumore. Rimango basito da tale “silenzio”, finché non comincio a domandare e interrogare tanti amici e persone più adulte sul perché ciò non stesse avvenendo. Finalmente sparisce la mia ingenuità, e grazie anche ad alcuni post su Facebook di amici a lui vicini e lontani, capisco perché non si è sollevato il coro d’indignazione.

Le ragioni sono essenzialmente due:

  1. “Vabbé, ma sono poco più di 1000€…”. Questa è una delle due potenti motivazioni secondo le quali sarebbe esagerato richiedere le dimissioni. Mille euro. Sorvolando sul fatto che sono quasi duemila, sembra che sia del tutto ignara a gran parte della cittadinanza l’idea che “conta il principio”. Se chiedo a un mio amico un prestito di 100€, e poi non lo restituisco perché lo gioco alle slot machine, l’amico non mi presta più un centesimo. Ed è una cifra dieci volte più piccola. Perché non mi presta più soldi? Perché, per principio, ha capito che come ho sbagliato con una somma piccola posso farlo anche con una più grande. Perché si è rotto il rapporto di fiducia. E se nell’amicizia la fiducia è importante, nelle istituzioni è fondamentale, soprattutto in un momento storico in cui la politica appare così lontana dai cittadini.
  2. “Non era mica solo! L’hanno fatto in tanti”. Questa motivazione è ancora più assurda della prima, sebbene spieghi perché altre forze politiche sembrino profondamente caute sul pronunciarsi o meno sulla questione (merito al M5S di aver preso subito una chiara e netta posizione). Quando, al primo anno di liceo, non entravo a scuola perché c’era una qualche manifestazione, la motivazione che davo ai miei genitori era “ma l’hanno fatto tutti!”. A me, ma non credo a tanti altri, è stato insegnato che tale ragionamento è sbagliato, oltre che infantile; che l’azione di tanti, o di tutti, non giustifica la singola.

Vorrei precisare che questo articolo non ha intenzione di attaccare o accusare il soggetto in questione (quello è compito della politica, che persegue le proprie logiche, e della magistratura, che ha accertato le responsabilità), sebbene anche io ne abbia chiesto le dimissioni, ma far riflettere sull’attitudine dei cittadini. Paradossale come, soprattutto nelle bacheche dei social, siamo pronti a farci portatori di grandi valori, a condividere “storie che in due minuti ti cambieranno la vita” (va di moda quella del rospo e l’acqua calda); poi, quando c’è da metterci concretamente la faccia e prendere una posizione, ecco come si diventa improvvisamente placidi, buoni a far la rivoluzione del nulla. Mi ricordano quelli che, sempre al liceo, la prima ora urlavano per avere la manifestazione, in seconda tutti al bar. Quand’è che esigeremo una politica diversa? Una politica di rispetto verso le istituzioni, ma soprattutto di rispetto verso i cittadini? Ai posteri (o ai “posperi”) l’ardua sentenza.

Luca Giarmanà

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2 pensieri su “La mediocrità che ci piace tanto: il caso Caltagirone

  1. Alberto ha detto:

    terza ragione possibile: tutti si sono spaventati perchè nel comunicato stampa del giorno dopo ha minacciato di querele chi avesse fatto strumentalizzazioni politiche…..

    Mi piace

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