La Rivoluzione incompiuta

Prendete una moneta francese da 2€, voltatela e leggete ciò che trovate scritto intorno all’albero. Liberté, Égalité, Fraternité. Tre paroline che impariamo sin dalla scuola media, luogo dove ci insegnano che tanti uomini e tante donne morirono per sancire questi tre valori. Al liceo scopriamo poi che questi tre valori sono quelli che danno la mazzata finale al sistema feudale. Mi chiedo, e vi chiedo, a più di duecento anni di distanza dalla Rivoluzione Francese, possiamo davvero dire che questi tre valori esistono?

Cominciamo dal primo. La libertà è senza dubbio la conquista più grande del XIX secolo, anche perché si è rivelata una conquista in divenire. Ovvero la libertà non è un concetto fissato nel tempo ma varia a seconda del contesto di riferimento. Duemila anni fa, ad Atene, i cittadini erano liberi. Certo, se intendiamo per cittadini gli uomini bianchi greci lavoratori, tagliando fuori le donne, gli schiavi e tanti altri ancora. Nell’Ottocento era impensabile la libertà di contrarre matrimonio con la persona che amiamo, eppure oggi è un dato di fatto. Non c’è che dire, la libertà c’è.

Il secondo è più controverso. Eguaglianza. Che cosa significa? Anche questo è un concetto da fissare storicamente in base al contesto. Eguali significa avere le stesse condizioni di partenza? Oppure avere le stesse mete? Avere tutti gli stessi diritti? Se a voi sembra un principio corretto che tutti i cittadini debbano avere senza distinzione di alcun tipo gli stessi diritti, sentitevi liberi di parcheggiare nel posto riservato al disabile. Prendiamo come contesto di riferimento quello economico, poiché la nostra società fa delle economia la sua ragion d’essere e di vivere. Siamo tutti eguali? Sì, in teoria. Ovvero: ciascun cittadino è libero di avviare per esempio un attività economica, di fare il pittore o il muratore, o di avere una famiglia con venti figli e mantenerli tutti. Ma la teoria è per i filosofi, non per i politici. Nella pratica tutto ciò è possibile? Davvero il figlio di un agricoltore ha le stesse opportunità di un manager di arrivare ai “piani alti” della scala sociale? Ancora una volta, sulla carta sì, in pratica forse. Ciò di cui stiamo parlando è insomma la differenza fra eguaglianza formale ed eguaglianza sostanziale. Siamo tutti uguali davanti la legge? Sì, tranne se godi dell’immunità parlamentare. Senza aprire dissertazioni sull’utilità o meno di tale istituto giuridico, è chiaro come la prassi è molto diversa dalla teoria, ma non per questo è errata. La nostra Costituzione, sempre “sulla carta”, è lapidaria su questa tema, come ci ricorda l’articolo 3:

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Ecco come lo Stato ha il compito di trasformare l’eguaglianza formale in sostanziale. Vi prego ora di riflettere su quanti paesi dell’Occidente abbiano effettivamente raggiunto l’eguaglianza sostanziale. Pochi, vero? Ma non voglio criticare, poiché capisco che sia un punto arduo da raggiungere, allora modifico la domanda per portarla e temi più concreti: quanto sta facendo la politica italiana dal 1948 per realizzare quel proposito costituzionale? A voi l’ardua sentenza, ma credo che il fatto che la nostra Costituzione sia programmatica non è assolutamente un’idea da sottovalutare.

Arrivo all’ultimo punto: la fraternità. Fra i tre valori della Rivoluzione, questo è stato l’unico che è stato totalmente cancellato dal’’ordine sociale che ha seguito lo Stato feudale, cioè lo Stato liberale. Già durante la Rivoluzione francese stessa è evidente come questo valore sia stato il più bistrattato. Tutti fratelli? Allora siamo tutti fratricidi. Quanti e quali Stati o politici parlano oggi di fratellanza? Chi tratta questo tema viene preso per visionario, o per un semplice religioso che vuole imporre la visione di Dio Padre e noi, in quanto figli Suoi, fratelli. È davvero un valore così inutile? Un valore così distante dalla politica? I due valori precedenti, che ci sono parsi effettivamente o solo in parte realizzati, concernono semplicemente una parte del mondo, non l’umanità intera. E non sarà il desiderio di libertà ed eguaglianza a lottare anche per quei popoli, ma l’impellente dovere della fratellanza. La Rivoluzione, mi perdoni Napoleone, è tutt’altro che conclusa. Non ci sono più le baionette, non c’è più la ghigliottina, ma c’è la forza del pensiero e delle idee, che deve liberare l’umanità nella sua interezza dal giogo del dominio e dell’oppressione. Due mali che nei secoli passati sono stati identificati con il signore feudale, e più tardi con il capitalismo. Oggi però, a reggere la frusta che sferza la democrazia, quel male ha un solo nome: egoismo. Il libro della Rivoluzione ha ancora delle pagine bianche, a noi il compito di riempirle.

Luca Giarmanà

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...