Guida rapida alle ideologie politiche: Capitolo II, Il Liberalismo

Possiamo definire il liberalismo come la prima dottrina politica scientificamente elaborata. Avente come padre l’Illuminismo e come madre la Rivoluzione Francese, il liberalismo ha come scopo la tutela della libertà dell’individuo sopra ogni cosa. Il liberalismo, nelle sue diverse forme, è l’attuale sistema politico dominante nel mondo. Ma procediamo con ordine. Diversamente dal socialismo, la dottrina liberale ha un inizio databile storicamente.

Il filosofo politico riconosciuto unanimemente come fondatore del pensiero liberale è John Locke. Egli riprende all’inizio della sua riflessione la visione contrattualistica della società, elaborata da Hobbes. Secondo questa visione, gli uomini che vivessero in una società senza Stato altro non sarebbero che lupi rabbiosi, che si scagliano uno contro l’altro per raggiungere i propri obiettivi. Per evitare ciò, gli uomini, da eguali, delegano una figura terza, lo Stato, affinché stabilisca delle regole che valgano per tutti ed evitino l’eccidio collettivo. Locke va oltre questa riflessione, poiché la sua riflessione muove da un punto fisso che è imprescindibile: l’individuo. Scopo dell’individuo, per Locke, è quello di perseguire il proprio utile. Nel momento in cui tutti gli individui di una società perseguono il proprio utile, ne consegue che si ottiene l’utile (ovvero il benessere) collettivo. Qual è dunque il compito dello Stato? Nessuno, se non garantire che le regole base della convivenza civile vengano rispettate. Le regole sono due: libertà, sotto tutte le sue forme, e rispetto delle leggi. Una fra le più importanti libertà, oltre a quelle (fondamentali) civili come diritto di stampa o di opinione, è la libertà d’iniziativa economica. Tenendo conto di questa accezione, arriviamo all’applicazione in campo economico dei principi liberali, parliamo dunque di liberismo. Cercherò adesso di rendere il tutto più chiaro attraverso un esempio.

In uno Stato illiberale (prendiamo qualsiasi stato feudale, per esempio), se voglio cominciare a produrre e vendere maglioni di lana non mi basta semplicemente un capitale (cioè un investimento iniziale). Devo chiedere il permesso al signore, devo poi acquistare le materie prima pagando dei dazi poiché vengono importati da un altro feudo, e devo infine pagarne altri per esportare le mie merci. In uno Stato liberale tutto ciò non esiste. Se voglio produrre maglioni sono libero di farlo, e posso far circolare le merci senza alcun dazio doganale a disincentivare il mio commercio. Come si può notare, si tratta di differenza fra mercato protezionistico e mercato libero. Nel mondo globale di oggi sembra un concetto difficile da pensare, poiché il liberismo è la dottrina economica dominante, ma immaginate di acquistare un prodotto dal Regno Unito (cosa molto comune grazie a Internet) e dover pagare, oltre alle spese di spedizione, un 20% in più dovuto alle tasse. Chi impone questo 20%? Lo Stato, per l’appunto. Talvolta per proteggere i propri mercati, talvolta per sanzionare determinati Paesi o mercati, ma è sempre l’autorità statale a intervenire nell’economia. La dottrina liberista è molto chiara: lo Stato non deve “mettere mano” nelle questioni economiche, poiché l’offerta e la domanda di qualsiasi mercato di bene e servizi raggiunge da sé il punto di equilibrio. Insomma, il mercato è autosufficiente.

Per decenni, a partire dalla seconda rivoluzione industriale, questo è stato l’assunto base che ha fatto sviluppare il capitalismo e ha permesso l’immenso progresso economico e tecnologico che ha raggiunto l’Occidente. A mettere in crisi questa dottrina politica è stata però la dottrina che lo contraddice di più, il socialismo. I socialisti rivendicano di mettere al centro del ragionamento politico la società, non l’individuo. Ciò deriva dalla constatazione di fatto che lo Stato non è formato da individui eguali. Pertanto, mentre nella forma sono tutti liberi di potersi realizzare, nella sostanza un operaio è costretto a vendere la propria forza lavoro per potersi sostentare. Gli influssi del socialismo si fanno risentire all’interno del dibattito liberale, che comincia a perdere fascino agli occhi dei popoli, anche perché si accompagna ad un parlamentarismo inefficace: eccoci arrivati ai totalitarismi d’inizio secolo. Dopo le tragiche esperienze delle guerre mondiali, il liberalismo democratico (cioè la dottrina liberale che, oltre a propugnare la libertà civile ed economia, si batte per quella politica) diventa il baluardo contro il socialismo di stampo sovietico. Quando crolla il muro di Berlino, e l’alternativa al liberalismo crolla storicamente, ecco che questa diventa dottrina fondamentale dello Stato occidentale contemporaneo.

È bene però differenziare due forme di liberalismo attualmente vigenti. Due forme che sono difficilmente riscontrabili nei Paesi continentali, ma sono chiaramente visibili nelle realtà anglosassone (ad esempio i Democratici e i Repubblicani degli USA). Entrambi gli schieramenti sono liberali, ma possiamo distinguere un liberalismo di sinistra (riformista) e uno di destra (conservatore). Il liberalismo di sinistra, contento di poter dialogare con i socialdemocratici, ritiene che lo Stato debba sì intervenire il meno possibile nell’ambito economico e lasciare tutto all’autodeterminazione degli individui, ma per fare ciò è fondamentale prima creare condizioni di reale eguaglianza sostanziale fra i componenti della società. Per farlo, si dota del sistema del welfare state (Stato sociale), cioè una serie di incentivi e correttivi dell’economia nazionale volta porre tutti gli individui sullo stesso piano. Il liberalismo di destra, aborrendo qualsiasi forma d’intervento sociale, critica fortemente il welfare state poiché grava fortemente sulle tasse (circa il 70% delle tasse in media è destinato al welfare state), e ritiene che gli individui hanno successo nella società se “se lo meritano”. Insomma, una società che incentivi l’intraprendenza dei singoli, poiché lo Stato, garantendo il diritto (il concetto di Stato di Diritto sta alla base dello Stato liberale) sta già facendo quanto basta per far sì che l’individuo si realizzi nel pieno della sua libertà.

Riassumendo: il fulcro del liberalismo è l’individuo, che deve avere la libertà più ampia possibile, garantita dallo Stato. Proprio lo Stato deve limitarsi ad essere “gendarme” (garante del diritto) per il liberalismo classico/conservatore, mentre deve realizzare politiche di “aggiustamento dell’economia” al fine di raggiungere una concreta situazione eguale di partenza fra gli individui per il liberalismo moderno/progressista.

Luca Giarmanà

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