La terapia economica del medico King

Working for a World Free of Poverty

Lavorare per un Mondo Libero dalla Povertà

Oggi vorrei portare alla vostra attenzione una storia a me molto cara, che ha come protagonista Jim Yong King, vale a dire l’attuale presidente della Banca Mondiale a Washington. Un grande economista? Un esperto di finanze? Un politico? No, nulla di tutto ciò. Jim Yong King è medico e antropologo, noto per aver duramente criticato in gioventù la stessa istituzione di cui ora è presidente. Eletto nel 2012, il dottor King vantava un curriculum certo di grande rilievo, ma non proprio in linea con i requisiti fino ad ora richiesti per l’incarico: se rapidamente si scorre la lista della decina di nomi che lo hanno preceduto alla presidenza, non ci si stupisce di come quasi nessuno scommettesse sulla sua elezione. Ancor più, poi, se si viene a conoscenza del fatto che proprio il medico King è stato uno tra gli storici e acerrimi critici della stessa Banca Mondiale: quando tra le baraccopoli del Perù operava in missione formulò l’idea che poveri e malati erano vittime oculate della miope crescita economica. Coautore del libro Dying for growth, non risparmiò alcuna accusa alla Banca Mondiale. Probabilmente, per il compito arduo di gestire una organizzazione monetaria di 188 paesi membri e 15 mila dipendenti, è risultata migliore una formazione come la sua, che gli ha permesso di apprendere gli scopi in campo attraverso l’esperienza della sofferenza e della malattia in camice bianco e non in visita in giacca e cravatta.

La Banca Mondiale è stata concepita insieme al Fondo Monetario Internazionale nel dicembre 1945, con la firma degli accordi di Bretton Woods: sono anni duri per Europa e Giappone e l’istituzione finanzia principalmente grandi infrastrutture nella ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale. A questi tempi seguono quelli della decolonizzazione: negli anni ’70 lo sguardo dell’istituzione inizia a rivolgersi ai Paesi dell’Africa, Asia e America Latina. La Banca è disposta a finanziare la crescita economica con la costruzione di scuole, ospedali, strade, procurando denaro a basso costo sui mercati internazionali grazie all’affidabilità degli azionisti, ma a patto che i paesi indebitati stringano la cinghia e approvino dolorose riforme fiscali. Come purtroppo spesso accade, gli aiuti economici non tengono conto dell’effetto sulla persona, sull’uomo: è di fronte a questo scenario che il giovane King attacca l’instancabile e unica preoccupazione del Sistema, rivolta solo alla crescita del PIL e minimamente alla salvaguardia di alcuni diritti fondamentali, come il diritto alla salute.

Di contro a questo, egli ritiene che migliorando il sistema sanitario cresca anche il reddito: le pandemie sono minacce allo sviluppo economico, così come i cambiamenti climatici. Forte di ciò, una volta presidente ha stanziato 400 milioni a fronte dell’emergenza ebola e sostenuto largamente lo sviluppo di energie rinnovabili. Lo stesso nel 2003 entrò nell’OMS occupandosi dell’emergenza AIDS nei paesi in via di sviluppo, sestuplicando loro la distribuzione dei farmaci retrovirali. Se, come ormai è largamente dimostrato, alla predisposizione verso certe malattie contribuisce lo stile di vita e il contesto in cui il nostro corpo vive, operare affinché l’ambiente venga salvaguardato e rispettato è tra le azioni più vantaggiose che si possa compiere: ne guadagna il cittadino per la sua salute e ne guadagna anche lo Stato.

Gli intenti di King non si fermano a questo. Lo stesso ha più volte reso noto che la prossima azione da compiere è un investimento sui cervelli. Diversamente da chi sogna una quarta rivoluzione industriale incentrata sull’intelligenza artificiale e sulla robotica, egli ritiene che priorità finanziaria dovrebbe essere l’intervento in alcune parti del mondo contro la malnutrizione infantile, principale causa di minori connessioni neurali e di ritardo della crescita. Il grande investimento, per King, va fatto sulle persone, sui bambini, che rappresentano l’unica e reale intelligenza che può migliorare il domani. Troppo spesso, oggi, ci allontaniamo dal ricercare nella nostra umanità la chiave per uno sviluppo universale. E le conseguenze sono catastrofiche.

La presenza di una tale personalità alla presidenza è espressione del fatto che la finanza dello sviluppo possa percorrere davvero una strada diversa, eticamente e socialmente impegnata, non rinunciando affatto ai suoi guadagni e rinsaldando i suoi intenti. Augurandomi che l’incarico al dottor King venga rinnovato nel 2017 dal nuovo governo degli Stati Uniti, pur sapendo che l’elezione di Trump è in netto contrasto con tale auspicio, vi lascio con questa breve riflessione: la ricchezza lungo i luccicanti grattacieli, se gestita con coscienza e purezza di intenti, può trasformarsi realmente in una risorsa bellissima, facendo del Working for a World Free of Poverty molto più di un semplice slogan. Se ci è chiaro il peso della possibilità di chi amministra, il cambiamento in meglio che su scala globale questi può apportare, ci sarà altrettanto chiara la nostra responsabilità nello scegliere – con lungimiranza – chi può farne uso al meglio.

Alessandra Di Nora

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