Il Presidenzialismo salverà l’Italia

Il popolo italiano ha un complesso: il complesso dell’uomo solo al comando. Da quando la tragica esperienza fascista è terminata, l’imperativo categorico della politica italiana è stato quello di spalmare il più possibile il potere per impedire che venisse accumulato nelle mani di un unico individuo. Ed ecco sorgere il bicameralismo perfetto, ecco nascere la repubblica dei partiti e tante altre novità che hanno distinto il panorama politico italiano dal resto dei paesi occidentali. Dopo oltre settant’anni di mantra ossessivo compulsivo, non ci resta che tirare le somme: agli italiani piace l’uomo solo al comando.

Questo magari è dovuto al fatto che le generazioni che oggi vivono questo Paese non hanno vissuto l’epoca fascista, ma è chiaro come dal crollo della Prima Repubblica le formazioni politiche si siano accentrate intorno a figure singole (Berlusconi, D’Alema, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Renzi, Berlusconi). Persino il Movimento Cinque Stelle, nuova formazione di stampo diverso da quello classico partitico, non può che crearsi delle figure individuali forti come quella di Luigi Di Maio. La domanda che dobbiamo porci è: è questo un male?

In realtà la risposta è profondamente variabile, e varia precisamente in base al contesto nel quale la caliamo. L’Italia è anche famosa per aver sfornato fior fiori di giuristi, che ci hanno trasmetto l’importantissimo principio dell’equilibrio dei poteri. Giungo pertanto al dunque: che male c’è se a incarnare la volontà popolare sia una singola persona, purché sia opportunamente controbilanciata da rappresentanti del popolo? In sostanza, stiamo parlando di presidenzialismo. Quando si parla di presidenzialismo, il primo pensiero vola agli Stati Uniti d’America. Tutto si può dire di questo Paese, ma non che abbia mai avuto derive di tipo autoritario. Eppure il potere esecutivo è pressoché concentrato nelle mani di una singola persona. Ovviamente abbiamo i contrappesi della Corte Suprema, del Congresso, del Senato e quant’altro. Perché in Italia non introdurre il presidenzialismo? Non si tratta assolutamente di un preludio al potere dispotico, è anzi una forma di potere che vedo ben adatta al nostro Paese, che istintivamente cerca sempre una guida da seguire (quella di oggi è, paradossalmente, un leader religioso come Papa Francesco e non un leader politico). L’esperienza degli ultimi trent’anni dell’America Latina, ci fa capire come sia assolutamente realizzabile uno schema politico presidenziale.

L’Italia è inoltre caratterizzata da una pluralità di partiti che rendono difficoltosa l’elaborazione di una legge elettorale che garantisca al contempo rappresentatività e governabilità. Il presidenzialismo risolverebbe anche l’annoso problema di questi due equilibri. La governabilità sarebbe garantita dal fatto che, una volta che il Presidente della Repubblica (che è anche Presidente del Consiglio dei Ministri) viene eletto dal popolo, rimane in carica per tutta la durata del suo mandato, poiché non può essere posta la fiducia al governo. La rappresentatività è garantita dal fatto che, data la mancanza dell’istituto della fiducia, è possibile andare alle elezioni parlamentari con un sistema proporzionale, puro quanto ci pare e piace. I partiti eletti in parlamento dovranno semplicemente scegliere se entrare nel governo del Presidente o se fare da opposizione. Nel caso in cui maggioranza parlamentare e governo presidenziale non coincidessero, questo non causerebbe l’immobilismo del Paese, poiché i poteri (esecutivo e legislativo) hanno due funzioni totalmente diverse e indipendenti l’una dall’altra. Partiti e Presidente si bilanceranno a vicenda. La necessità di parlare con l’esecutivo permetterà al Parlamento di sviluppare una dialettica di compromesso e collaborazione al fine di poter approvare le leggi. Il Parlamento potrebbe persino assumere una forma diversa, piuttosto che il bicameralismo perfetto, in modo da risultare più efficace. Conserverebbe l’istituto dell’impeachment nel caso in cui il Presidente travalicasse i confini costituzionali.

Insomma, le garanzie che ci salvaguardano da un potere dispotico ci sono, le premesse socio-culturali pure, le condizioni politiche abbondano, cosa stiamo aspettando?

Luca Giarmanà

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