Guida rapida alle ideologie politiche: Capitolo IV, Il Nazismo

Il nazismo è forse il trauma più forte con cui la memoria europea deve avere a che fare ogni giorno. Esso è stato la causa principale della Seconda Guerra Mondiale, la più disastrosa della Storia, nonché dei massacri di popolazioni inermi per motivi razziali o religiosi.

Per comprenderlo a fondo dobbiamo però, prima di tutto, chiarire tre falsi miti:

  • “Ormai il nazismo appartiene al passato.” E invece è drammaticamente attuale. Svariati partiti in Europa sono di ideologia neo-nazista e non si tratta sempre di gruppetti striminziti. Alcuni esempi? Il Movimento per un’Ungheria Migliore, che alle ultime elezioni ha ottenuto il 20%. Oppure il partito greco Alba Dorata (7%), che fino al 2009 era praticamente insignificante. Solitamente tali partiti rifiutano di definirsi esplicitamente neo-nazisti, ma nei fatti lo sono a causa di certe caratteristiche inconfondibili: nazionalismo, antisemitismo e legami con il terrorismo di estrema destra sono solo alcune di esse.
  • “Nazismo e fascismo sono la stessa cosa.” Hitler si ispirò alle idee di Mussolini, è vero. Tuttavia vi sono due differenze: l’antisemitismo, che è assente nell’ideologia fascista (le leggi razziali in Italia furono promulgate a seguito dell’alleanza militare con la Germania, si trattò di cinica Realpolitik), e l’assenza di qualsiasi timido freno al potere di Hitler. Mussolini infatti, per quanto enorme fosse il suo potere, doveva tenere conto della presenza del re Vittorio Emanuele III e della Chiesa. Hitler non aveva una monarchia da tenere a bada e trattava la Chiesa alternando convivenza e repressione.

Bene, possiamo esaminare gli elementi ideologici del nazismo. Esso è una contrazione di nazionalsocialismo”. Possiamo dunque scomporre tale ideologia in tre elementi: nazionalismo, razzismo, “socialismo”. Perché le virgolette? È presto detto: i nazisti non hanno nulla in comune con i socialisti veri e propri. Anzi, osteggiano Marx e non si riconoscono in nessun altro filosofo della sinistra. In effetti, il vero ideologo del nazismo fu proprio Hitler. L’accezione socialista del nazismo è niente più che una degenerazione dell’idea originaria. Nell’intento dei socialisti, lavoro e protezione sociale servono ad emancipare il proletariato dallo sfruttamento. I nazisti invece hanno un altro fine, ossia la grandezza della nazione. Tutelare il lavoro per il nazista significa arricchire l’economia nazionale e non importare merci dall’estero, erogare sussidi di maternità è finalizzato ad incoraggiare le donne a procreare per fornire forze al Paese. Sono solo due esempi, ma gli intenti sono ben chiari. Per il nazista l’eguaglianza non è un valore, insomma. Anzi, essa va evitata in tutti i modi. La società è un tutt’uno organico e solo una ristretta élite può accedere al comando e disporre di un potere illimitato pur di curare la grandezza della nazione. Da qui derivano due conseguenze: il rifiuto della democrazia (i dominati, in quanto inferiori, non saranno mai in grado di scegliere bene i dominanti) e il controllo totale della società. Perché il disegno nazista possa realizzarsi, il corpo dello Stato deve essere del tutto incontaminato. Non devono esistere dissensi politici, nemmeno inespressi. Chi si oppone al potere statale va contro il bene della nazione e deve essere eliminato. Ma purezza non significa banalmente distruggere l’opposizione. È un concetto più profondo, che ha origini biologiche. Perveniamo dunque all’ultimo punto, il razzismo. Nel pensiero di Hitler, esso era profondamente legato al nazionalismo. Il popolo tedesco, fisicamente e spiritualmente superiore ad ogni altro, era destinato a dominare su tutti gli altri. Per questo motivo la Germania avrebbe dovuto prima occupare ogni territorio in cui vi fossero popolazioni “ariane” (ossia pure), poi estendere il proprio dominio su tutti i popoli inferiori: africani, slavi, ma soprattutto ebrei. A cosa era dovuto l’antisemitismo di Hitler?

  • La prima causa è culturale: uno dei motivi per cui gli ebrei sono sempre stati perseguitati è la loro identità di gruppo. Si tratta di un popolo che si tiene in contatto da sempre, travalicando i confini delle nazioni. Lo Stato di Israele non esisteva ai tempi della Germania nazista e in tutto il mondo era attivo un forte movimento sionista, che chiedeva di poter tornare nella “terra promessa” della Bibbia dopo duemila anni di dispersione degli ebrei in giro per il mondo e fondare un paese ebraico. Agli occhi di qualunque nazionalista, ogni ebreo era un potenziale nemico della patria.
  • La seconda è economica: gli ebrei hanno sempre avuto un importante ruolo nel commercio e nelle attività finanziarie. La Germania di Hitler aveva affrontato la Prima Guerra Mondiale e la crisi economica del 1929, che avevano letteralmente messo in ginocchio la popolazione. Molti tedeschi si indebitarono con istituti finanziari di proprietà ebrea, cosa che fece crescere l’odio antisemita della popolazione.

Dunque l’anti-ebraismo era fondato su basi contingenti a quel periodo storico. Ciononostante, esso costituisce un tratto peculiare del nazismo tutt’oggi. L’antisemitismo moderno continua a nutrirsi di pregiudizi simili. Fate una breve ricerca sul web con parole chiave come “complotto sionista”, “banche ebree” o “nuovo ordine mondiale” e scoprirete quanta presa abbiano ancora oggi certe teorie cospirazioniste. In effetti l’affermazione stessa del nazismo era legata a fatti storici strettamente legati agli avvenimenti verificatisi negli anni ’20-‘30. Quali?

  • L’umiliazione nazionale: la Germania era uscita sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale. A essa, indicata come corresponsabile dello scoppio del conflitto, fu riservato un trattamento punitivo. Il trattato di pace firmato a Versailles imponeva lo smantellamento dell’esercito, la riduzione del territorio tedesco e pesantissimi risarcimenti alle potenze vincitrici che soffocarono l’economia del Paese.
  • La sfiducia nella democrazia: prima della fine della guerra, la Germania era una monarchia autoritaria. Nel 1918 una ribellione popolare, scoppiata in concomitanza con le ultime fasi del conflitto, cacciò l’imperatore Guglielmo II. Nacque una moderna repubblica democratica (conosciuta come Repubblica di Weimar), che però fu dal principio caratterizzata da una forte debolezza. I conservatori legati al vecchio regime identificavano la democrazia con l’umiliazione della sconfitta militare, i ceti popolari erano sempre più attratti dalla rivoluzione comunista a causa delle disastrose condizioni economiche in cui versava la Germania. Lo scontro tra estremismi di sinistra e destra fu di violenza inaudita: a fasi alterne sia i comunisti che i nazionalisti tentarono di prendere il potere tramite rivolte o colpi di Stato. Anche Hitler ci provò, nel 1923: il golpe fallì ed egli venne arrestato. Fu proprio durante la sua permanenza in carcere che scrisse il Mein Kampf.
  • Il ritorno della crisi economica: abbiamo già detto che alla fine della Prima Guerra Mondiale le condizioni economiche della Germania erano catastrofiche. Nella metà degli anni Venti il Paese riuscì a risollevarsi grazie ai consistenti aiuti americani, che ebbero però l’effetto di rendere la Germania dipendente dai prestiti statunitensi. Quando negli USA scoppiò la gravissima crisi del 1929, essa contagiò rapidamente la debole economia tedesca. Si trattò dell’elemento decisivo per l’ascesa dei nazisti: mentre alle elezioni del 1928 essi avevano meno del 3%, nel 1932 vinsero le elezioni con il 37%.

Nonostante il mondo sia radicalmente cambiato, il nazismo di oggi si nutre di alcuni elementi simili a quelli che portarono Hitler al potere negli anni Trenta. Il declino economico porta il cittadino medio alla sfiducia nei confronti delle istituzioni democratiche, nonché all’apertura nei confronti del mondo esterno. Il nemico della nazione è oggi l’élite “globalista”, che in nome dell’europeismo e del cosmopolitismo umilia la patria e favorisce l’ingresso di stranieri e nomadi, che mettono in pericolo la sicurezza e i diritti dei cittadini. Ciò che distingue il neonazismo dal semplice populismo di destra fascistoide è ancora una volta la sfumatura biologica del razzismo: esso non è basato sulle conseguenze socio-economiche dell’immigrazione o dell’apolidia, ma su una presunta superiorità genetica e culturale dei bianchi. Un altro punto di distinzione sono le tesi giustificazioniste (o addirittura negazioniste) nei confronti dei genocidi commessi dal regime hitleriano. I populisti di destra tendono a disinteressarsi di essi, i neo-nazisti difendono appassionatamente gli atti compiuti dal Terzo Reich.

In definitiva, il nazismo è un’ideologia per la quale l’esistenza della persona è finalizzata alla supremazia della nazione e della razza. Lo Stato garantisce lavoro e protezione sociale, ma essi non sono diritti inalienabili (a differenza di quanto sancisce, per esempio, la nostra Costituzione): quando l’individuo diventa un peso o un pericolo per la società, va emarginato o distrutto. Va da sé che il nazismo è dunque caratterizzato da una doppia contraddizione: la prima è uno spiccato anti-umanesimo, profondamente contrario ai valori fondamentali di quella cultura occidentale di cui proprio il nazismo predica la superiorità. La seconda consiste nel fatto che l’odio razziale e il nazionalismo aggressivo portano inevitabilmente alla guerra e all’oppressione sociale, che provocano conseguenze nefaste proprio per quelle classi popolari che il nazismo dichiara di voler proteggere dal “nemico”. Ricordare non è un mero esercizio retorico, ma un dovere storico: solo comprendendo gli effetti del dominio nazista sulla Germania e sull’Europa negli anni Trenta e Quaranta, possiamo evitare di cadere nella stessa tragica illusione di allora.

Samuel Boscarello

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