Istituto Luce: le lacrime e i sogni di noi italiani

I popoli che non amano portare le armi finiscono per portare le armi degli altri.

Queste parole pronunciate da Benito Mussolini ci permettono di comprendere i principi portati avanti durante gli anni della sua politica. Il fascismo perseguiva fortemente il concetto del cameratismo, fondato sulla condivisione di ideali da parte di gruppi militari pronti a difendere il valore della patria attraverso la guerra. La forza, il potere, uno stato ordinato e subordinato al governo era ciò che desiderava fortemente il Duce. Vari sono gli elementi che riconducono a questo progetto politico. Egli veniva spesso ritratto a torso nudo mentre praticava boxe, segno dell’uomo forte e robusto, il nome “duce” con cui era designata la sua figura, rimanda etimologicamente a quella del comandante delle truppe a Roma, il fascio littorio, simbolo di compattezza e unione, e il saluto fascista erano connessi alla grande età imperiale romana. Il suo programma politico aveva inevitabilmente travolto ogni settore della società.

Cogliere i mutamenti sociali di quegli anni non è facile, ma la ricostruzione di immagini e videoproiezioni ci permette di comprendere alcuni aspetti fondamentali e di assaporare il gusto amaro di un regime autoritario, controllore delle coscienze e delle menti. È proprio questo il progetto su cui ha investito l’Istituto Luce di Catania. All’interno di esso è stata allestita una mostra che ripercorre le fasi salienti dell’Istituto Luce (Unione cinematografica educativa), nata durante il fascismo e diretta dal capo di governo. Il nome stesso ci permette di comprendere la finalità educativa nei confronti dei cittadini italiani, attraverso un rigido indottrinamento di regole morali, sociali ed etiche propugnate dal governo. La mostra è allestita presso il Palazzo Platamone, espressione dell’arte medievale e rinascimentale, riconducibile a una delle più insigne famiglie della Catania del Quattrocento. Prevede un percorso articolato in più sale, nelle quali sono proiettati filmati che ripercorrono, in ordine cronologico, gli anni ’20, la politica autoritaria fascista, l’ideale di uomo “nuovo”, il legame Stato-Partito, lo sbarco degli americani in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale e il boom economico degli anni ’60.

Le sale sono suddivise per aree tematiche. Nella prima è possibile visionare filmati di alcuni comizi di Mussolini, proiettati su ampi pannelli. I gesti, le movenze, le espressioni appaiono chiari e i lineamenti duri e severi fanno da contorno a uno sguardo penetrante e tagliente. I video presentati sono una testimonianza del materiale cinematografico proiettato durante gli anni del fascismo. Il Duce aveva il compito di selezionare gli sceneggiati, che potessero permettere di delineare un quadro sociale quanto più armonico possibile. Il fascismo risentiva di una propaganda abbastanza controllata e i giornali, il cinema e le radio erano sottoposte a un ossessivo controllo da parte del regime. Il concetto di parresìa greco, fondato sulla libertà di espressione e di parola, si sfaldava per far posto a un’omologazione di pensiero di tutto il popolo italiano. La mostra ci riconduce nel passato, facendoci percepire la grande censura adoperata e raffigura il prototipo di una società felice e benestare. Nelle sale seguenti si scorge il mito della guerra attraverso le immagini delle parate militari, sintomo di un ideale bellico fortemente radicato. Infatti, il fascismo si prometteva di plasmare un uomo “nuovo”. I suoi connotati dovevano essere certamente quelli di un cittadino dalla robusta costituzione, atto a difendere il valore della patria, a valorizzare il regime fascista e a proclamarsi superiore al cospetto di altri popoli.

Il percorso audiovisivo procede con lo sbarco degli americani durante la Seconda Guerra Mondiale. L’elemento che principalmente emerge è la differenza dalle immagini precedenti; adesso sono ritratti gli abitanti delle campagne, gli uomini, le donne e i bambini logorati dalla guerra e nella loro quotidiana sofferenza. Gli abiti non sono più il plissé o le gonne a fiori ma stoffa malconcia, le morbide acconciature sulle spalle lasciano il posto a capigliature disordinate e i graziosi visi sorridenti sono adesso occhi stanchi e labbra incurvate.

Le ultime sale annoverano una serie di videoproiezioni sugli anni del boom economico italiano degli anni ’60. Ritraggono spaccati di vita quotidiana dei cittadini italiani, permettono di percepire l’entusiasmo dello sviluppo economico e culturale della civiltà. Le immagini rappresentate sono molteplici, dalle sfilate di moda e dagli sviluppi tecnologici alle afose domeniche estive italiane al mare. E tra le proiezioni di un’Italia che sogna ad occhi aperti il progresso e che respira l’aria inebriante della società in evoluzione, un’area è dedicata alla città di Catania e alla grandi eruzioni dell’Etna. L’ultima tappa prevede invece un ricco repertorio fotografico, su personaggi famosi della storia del cinema e della musica.

La mostra diviene un itinerario prezioso di documenti che permettono di farci addentrare per un po’ nell’atmosfera di anni difficili per l’Italia, quelli del fascismo, ma pieni di soddisfazioni, come gli anni ’60. Comprendere i desideri, le esigenze, le necessità di un popolo ci permettere di entrare in empatia con esso. La mostra è un viaggio alla riscoperta dei sorrisi, delle speranze e dei sentimenti dei cittadini italiani. Il nostro sguardo si smarrisce tra i cieli di un’Italia che patisce il carattere dittatoriale e inflessibile di Mussolini, e si abbandona tra i sogni dei giovani, i fucili in spalla e gli elmetti sul capo. Il nostro cuore batte all’unisono con le risate delle giovani donne e timidi sorrisi si mostrano di fronte alle immagini di coloro che hanno allietato le giornate più buie di tutti gli italiani, dalle note delle canzoni di Celentano all’ineccepibile fascino di Audrey Hepburn. La scoperta del nostro passato, nei suoi aspetti più oscuri e nelle sue emozioni più grandi, è il presupposto per osservare la società odierna da una nuova prospettiva, per meglio comprenderla e per innamorarci del tempo che è passato, vivere quello presente e immaginare un futuro fulgente.

Chiara Boscarello

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