San Berillo si fa serie web: la visione del cambiamento

Dai diamanti non nasce niente,
dal letame nascono i fior.
Via del Campo, Fabrizio De André

Il quartiere di San Berillo a Catania è il fallimento della promessa della città moderna. Situato nel cuore del centro storico, esso ha subito una delle più grandi operazioni urbanistiche di sventramento ed espulsione dei suoi abitanti con un’unica volontà: attribuire alla città un volto più moderno che la rendesse la Metropoli del Sud. Oggi il prezzo di quella pretesa si paga ancora con un’importante ferita.

Il quartiere di San Berillo è un luogo lasciato all’abbandono e al degrado, abitato da migranti e sex workers, attraversato da pratiche urbane adattate al contesto e da cui non si può più prescindere. Qui nasce Trame di Quartiere, un progetto di innovazione volto a riscoprire il patrimonio culturale e materiale del luogo, rafforzando le relazioni tra le comunità che lo abitano al fine di attivare processi di rigenerazione urbana. All’interno di tale progetto, vincitore del concorso di idee “BOOM-Polmoni Urbani”, è nata la San Berillo Web Serie Doc con l’obiettivo di acquisire nuove conoscenze sul quartiere attraverso un dialogo con chi vive o ha vissuto questo spazio. Ciò che è a nostra disposizione, a puntate on line ogni venerdì dal 27 gennaio 2017 sul sito www.tramediquartiere.org, è un contenuto multimediale di carattere storico, antropologico e urbanistico, che permette di interrogarci sulle contraddizioni e invisibili oppressioni insinuate nei processi di cambiamento di un quartiere. Essa è il frutto di un laboratorio, iniziato circa un anno fa, che ha coinvolto ventuno ragazzi che per primi si sono interrogati su cosa significhi rigenerazione urbana e inclusione sociale.

La Memoria: questo il titolo della prima puntata dove un commosso signor Grasso, nel corso di una nostalgica passeggiata, racconta le atmosfere di quando i tappezzieri, i pupari e le buttane condividevano le stesse vie. Avvocati, professori universitari e artigiani vivevano tra queste mura. Nino Puglisi, uno tra gli ultimi artigiani rimasti a lavorare nella zona, ci descrive il quartiere prima degli anni 50, il momento in cui si decise di svuotare e demolire un’area di 240.000 mq per ricostruirla con palazzi moderni, future sedi di istituti bancari e società di assicurazioni. Questa operazione affidata all’ISTICA (Istituto Immobiliare di Catania) si rivelerà la più grande speculazione edilizia del dopoguerra in Italia: è proprio l’Ing. Giuseppe Mignemi, incaricato dell’epoca di collaudare alcuni edifici del piano, che nella puntata Lo Sventramento ci parla con sgomento e indignazione dello scandalo. Nel frattempo, mentre da un lato si demolisce e si sventra, dall’altro si costruisce e si popola. E nascono le periferie.

Alcuni degli espropriati dei beni a San Berillo vengono trasferiti a Nesima, a circa 20 minuti dal centro cittadino, dove case nuove li attendono in mezzo alla campagna, senza botteghe alcune né il caro Corso Indipendenza. Commovente l’attore e drammaturgo catanese Turi Zinna che, nella sua Ballata per San Berillo, racconta l’atroce dolore degli espropriati. Laddove è stato abbattuto è oggi chilometri di zolle lasciate per edificare palazzi moderni mai realizzati; laddove non è stato raso al suolo, invece, un immenso patrimonio storico immobiliare abbandonato dai rispettivi proprietari, che si sono limitati a murare le porte e le finestre per impedire l’accesso a potenziali occupanti, senza preoccuparsi di manutenerli.

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La questione ultima dinnanzi a cui siamo posti è come agire adesso per evitare ulteriori speculazioni immobiliari, tentando di integrare la città, di riportare in vita immobili chiusi e abbandonati per anni nella comunione di diverse classi e etnie: non un processo di riqualificazione, che si limita a interventi progettati dall’alto con l’obiettivo di sostituire il nuovo al vecchio, senza preoccuparsi della dimensione sociale dell’intervento, ma uno di rigenerazione, che metta a disposizione nuove opportunità che davvero rispondano ai bisogni di chi li userà. Per far questo la prima cosa da fare è conoscere il territorio. Poi, raccontarlo.

Quello che tenta di fare la serie, e lo realizza con estrema intelligenza, è offrire una visione d’insieme – da più punti di vista – di uno dei luoghi vittima della miope e irrazionale politica. Lo fa conducendoci sulla soglia analitica per lasciare germogliare in ciascuno di noi interrogativi autentici; si pone atroce denuncia, nel silenzio del cuore di Catania, di un’assurdità, uno scempio. Noi tutti siamo coinvolti in prima persona in una questione che con il tempo abbiamo imparato a ignorare, come se non appartenesse a noi. Eppure, furioso e languido come nelle carotidi scorre il vento a San Berillo: ne colma le strade fino all’orlo per poi tornare indietro. Al nostro cuore.

Alessandra Di Nora

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2 pensieri su “San Berillo si fa serie web: la visione del cambiamento

  1. bloggerdisera ha detto:

    Bellissimo articolo, ho letto molto della storia di San Berillo dopo aver visto il documentario ‘Gesù é morto per i peccati degli altri’. Rimasi sconvolta nell’apprendere tutta la faccenda degli espropri, dello sventramento, dell’abbandono e dei fantomatici progetti di riqualificazione in stile boulevard californiano. Sarà molto interessante vedere questa serie web, un modo per tentare di chiarire qualcosa di così assurdo da sembrare irreale.

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  2. Alessandra Di Nora ha detto:

    Grazie tante.
    Condividiamo lo stesso sgomento e la stessa indignazione.
    Ad oggi sono disponibili on line le prime tre puntate e già è in corso la ricerca del cast per la seconda serie.

    Alessandra

    Mi piace

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